Giovedì 01 Giugno 2017 - 19:45

Sorelle bruciate in camper a Roma, fermato 20enne a Torino

Si tratta di Seferovic Serif, 20enne pregiudicato: è gravemente indiziato

Rogo del camper: un fermo per omicidio sorelle Halilovic

La polizia ha fermato uno dei presunti responsabili del rogo del camper a Centocelle, a Roma, nel quale morirono le tre sorelle Halilovic, di 4, 8 e 20 anni. Si tratta di Seferovic Serif, di anni 20, pregiudicato per reati contro il patrimonio, e gravemente indiziato di aver appiccato l'incendio.  Il fermo eseguito grazie alle indagini della sezione omicidi della squadra mobile in collaborazione con la mobile di Torino è stato emesso dalla procura di Roma. Il ventenne deve rispondere di omicidio volontario nei confronti di Elisabeth, Francesca e Angelica Halilovic.

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IL CASO DELLO SCIPPO. Seferovic è stato condannato lo scorso febbraio a due anni, con pena sospesa, per lo scippo ai danni delle studentessa cinese Yao Zhang. La giovane morì il 5 dicembre scorso dopo esser stata travolta da un treno all'altezza della Stazione di Tor Sapienza, periferia est di Roma, mentre inseguiva Seferovic e un altro ladro, anche lui di etnia rom. Gli inquirenti escludono un collegamento tra le due vicende.

IL ROGO. I fatti risalgono al decorso 10 maggio, quando, all'interno del parcheggio del centro Commerciale Primavera di Piazza Mario Ugo Guatteri, si è sviluppato l'incendio del camper in sosta con all'interno le tre ragazze, i loro genitori e altri otto fratelli. Nel rogomorirono le tre giovani che non fecero in tempo ad uscire dal veicolo. Grazie ai video delle telecamere di sorveglianza e alle testimonianze raccolte dai genitori delle vittime, scampati al rogo con i loro altri otto figli, la squadra mobile ha potuto ricostruire quanto accaduto e risalire al responsabile. Gli Halilovic avevano subito pesanti minacce e proprio per questo da qualche tempo non risiedevano più nel campo nomadi di via Salviati. Da subito è emerso che quanto accaduto era da ricondursi a problematiche esistenti tra gli Halilovic e uno dei Seferovic, maturate all'interno del campo nomadi. 
 

A seguito di tali problematiche, il padre delle tre vittime era da tempo entrato in forte contrasto con alcuni Seferovic. Infatti, l'omicidio del 10 maggio è stato preceduto da alcuni episodi di litigi e danneggiamenti, sintomatici del clima esistente fra i due nuclei familiari. Si è accertato inoltre che pochi giorni prima la famiglia Seferovic aveva abbandonato il campo nomadi di via Salviati, proprio in seguito alla degenerazione dei rapporti con gli Halilovic.

Nel giro di poco le indagini si sono concentrate sul ventenne il quale, tra l'altro, aveva nella disponibilità un furgone con le stesse caratteristiche di quello presente sulla scena del delitto e utilizzato dagli autori del rogo. Il prosieguo delle indagini ha consentito di localizzare la compagna del giovane in Sardegna, la quale, costantemente monitorata, ieri, si è imbarcata su un traghetto per Genova da dove, nella mattinata odierna, a bordo di un treno, è partita alla volta di Torino, città dove vivono alcuni parenti della famiglia Seferovic. Giunta presso la stazione ferroviaria Lingotto di Torino, è scesa dal convoglio e, poco dopo, si è incontrata con il ventenne che è stato immediatamente bloccato e non ha opposto resistenza al fermo.

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