Domenica 29 Gennaio 2017 - 22:15

Immigrazione, via a proteste in tutti gli Usa contro Trump

Indignazione in tutto il mondo dopo la stretta adottata dal neo presidente sul flusso migratorio, attacco di Merkel e May

Proteste in tutti gli Usa contro Trump, procuratori condannano misure del presidente

New York, Boston, Washington, Los Angeles e altre grandi città degli Stati Uniti sono diventate  teatro di grandi proteste contro l'ordine di blocco dell'immigrazionedel presidente, Donald Trump. Nella maggior parte di questi casi, le manifestazioni sono stati sostenute dalle autorità locali, che sono fortemente contrarie al veto di ingresso di profughi e cittadini di diversi paesi a maggioranza musulmana. Se venerdì e il sabato le proteste si sono concentrate negli aeroporti, oggi molti americani sono scesi in piazza per chiedere il ritiro delle misure. A New York, più di 10.000 persone, secondo il sindaco, si sono riuniti a Battery Park, un luogo in cui gli immigrati  arrivavano in città durante gran parte del XIX secolo.

I PROCURATORI CONTRO TRUMP. I procuratori generali di 16 Stati americani hanno diffuso una dichiarazione congiunta che condanna l'ordine esecutivo del presidente Trump, che limita l'ingresso negli Usa delle persone provenienti da sette nazioni a maggioranza musulmana. "Siamo impegnati a lavorare per garantire che  il minor numero possibile di persone soffra della caotica situazione che esso ha creata", afferma la nota.

CAOS NEL MONDO. Il divieto temporaneo d'ingresso negli Usa a rifugiati e cittadini di sette Paesi a maggioranza musulmana decretato dal presidente americano ha causato caos e indignazione in tutto il mondo, mentre a diversi viaggiatori è stato impedito l'ingresso nel Paese. Le misure approvate venerdì da Trump con lo scopo dichiarato di "proteggere il Paese dall'ingresso di terroristi stranieri" sono state immediatamente contestate davanti alla giustizia da un gruppo di organizzazioni per i diritti, che le accusano di incostituzionalità. Trump ha risposto alle critiche, mentre firmava nuovi ordini esecutivi: non si tratta di "un bando dei musulmani", ma di un provvedimento che "sta funzionando molto bene, lo vedrete negli aeroporti e ovunque".
 

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Ann Donnelly, giudice federale di New York, ha emesso un'ordinanza di emergenza che temporaneamente impedisce agli Stati Uniti di espellere i rifugiati che provengono dai sette Paesi a maggioranza islamica, ordinando che i rifugiati e altre persone bloccate negli aeroporti degli Stati Uniti non possano essere rimandate indietro nei loro Paesi. Ma il giudice non ha stabilito che queste stesse persone debbano essere ammesse negli Stati Uniti né ha emesso un verdetto sulla costituzionalità dell'ordine esecutivo del presidente. Il dipartimento dell'Homeland Security ha fatto sapere che rispetterà tutte le ordinanze giudiziarie ma che l'azioen esecutivo siglata da Trump resta in vigore.
Secondo l'ordine firmato venerdì, per 90 giorni sono sospesi la concessione dei visti e l'ingresso a tutti i cittadini di Iraq, Siria, Iran, Sudan, Libia, Somalia e Yemen sino a quando non saranno adottate nuove procedure di vigilanza. Mentre l'ingresso è vietato a tutti i rifugiati per 120 giorni. Molte persone hanno risentito subito dell'impatto diretto delle misure, molto criticate dentro e fuori gli Stati Uniti. Ma il neo presidente è deciso ad andare avanti: "Il nostro Paese ha bisogno di confini forti e di rigidi controlli. Ora. Guardate cosa sta accadendo in tutta Europa, anzi nel mondo... Un orribile pasticcio", scrive su Twitter.

Genitori che arrivavano negli Usa per riunirsi con le famiglie, studiosi impegnati nelle università americane, rifugiati in fuga dalla guerra, sono stati le prime persone colpite dal provvedimento. Durante la giornata sono stati resi noti vari casi di viaggiatori a cui non è stato consentito di salire a bordo di aerei diretti negli Usa, in particolare da Egitto, Turchia e Olanda. Altre persone sono state invece bloccate all'ingresso negli Stati Uniti.

A New York, più di una decina di persone è stata fermata all'aeroporto internazionale JFK, tra cui due iracheni che avevano visti speciali per gli Usa. Uno di loro, Hameed Jhalid Darweesh, è stato liberato dopo tre ore di detenzione e dopo l'intervento di varie organizzazioni e di due deputati democratici. Il 53enne aveva ottenuto un visto per sé e la famiglia, dopo aver collaborato per anni con le forze americane in Iraq. "Ho appoggiato il governo Usa dall'altro lato del mondo, ma quando arrivo qui mi dicono 'no' e mi trattano come se avessi violato le regole e fatto qualcosa di male", ha raccontato ai giornalisti, ringraziando per il sostegno molti statunitensi. A nome di Darweesh e di un altro iracheno fermato a New York, gli avvocati delle organizzazioni per i diritti civili hanno presentato una richiesta in un tribunale federale per domandare la liberazione di tutti quelli che siano stati colpiti dalla misura e perché non sia impedito l'ingresso del Paese secondo l'ordine di Trump. "La guerra contro l'uguaglianza del presidente Trump già sta avendo un terribile peso umano, non si può permettere che questo divieto prosegua", ha detto Omar Jadwat, direttore di American Civil Liberties Union (Aclu), tra i gruppi promotori del ricorso.

Ma oltre all'indignazione, nelle prime ore di applicazione le misure della Casa Bianca hanno provocato confusione e caos nelle città e negli aeroporti di tutto il mondo, vista la mancanza di chiarezza sui dettagli. Per esempio, il governo ha tardato sino a metà giornata a confermare in modo semiufficiale che il bando temporaneo si applica anche ai cittadini dei sette Paesi che risiedano in modo permanente negli Usa, con la cosiddetta Green card. Se si trovano fuori dal Paese, devono ottenere un'esenzione per poter tornare nel territorio americano, in un processo che sarà valutato caso per caso, ha spiegato un funzionario del governo. Secondo i calcoli di ProPublica, basati su dati statistici, sono circa 500mila i cittadini dei sette Paesi che negli ultimi dieci anni hanno ricevuto un permesso permanente. Inoltre, le limitazioni riguardano anche i cittadini di questi sette Paesi che abbiano anche un passaporto di un'altra nazione.

Sebbene la maggior parte delle misure contenute nell'ordine di Trump sia temporanea, secondo i critici molte di esse finiranno per diventare definitive costituendo in pratica un divieto all'immigrazione dei musulmani, almeno da alcuni Paesi. E iniziano già intravedersi le prime ritorsioni. L'Iran ha annunciato che applicherà il principio della reciprocità, impedendo l'accesso degli statunitensi nel Paese. Intanto, i politici dell'opposizione negli Usa hanno criticato duramente le misure, mentre folle di persone sono scese nelle strade per protestare. In silenzio sono rimasti, invece, i dirigenti repubblicani che in passato si erano pronunciati contro il blocco all'ingresso dei musulmani, tra cui anche il vice di Trump, Mike Pence.

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