Mercoledì 10 Febbraio 2016 - 09:30

INTERVISTA Rita Dalla Chiesa: Roma merita più rispetto

La conduttrice non ha ancora deciso se candidarsi, nel pomeriggio incontra Berlusconi

Rita Dalla Chiesa: Io cittadina comune, Roma merita più rispetto

 "Sono nel panico, e nella mia vita raramente lo sono stata". Rita Dalla Chiesa non ha ancora deciso cosa rispondere alla proposta di correre per il Campidoglio avanzata dalla leader di Fdi Giorgia Meloni e appoggiata da Silvio Berlusconi, che il noto volto televisivo incontrerà nel pomeriggio. Roma, spiega in una intervista a LaPresse, "è una città dura" che "in questi ultimi anni ha conosciuto tantissimo degrado": periferie, buche, lavori, trasporti, illuminazione, spazzatura, ospedali. "Quello che vivo io - assicura - è quello che vive il romano tutti i giorni. Da questo punto di vista i problemi ce li ho ben presenti". "Non mi andava bene Alemanno - spiega - non mi è andato bene Marino, perché dal sindaco di Roma vorrei una maggiore consapevolezza che il cittadino va tutelato". E accusa: "Il romano meriterebbe maggior rispetto".

Ha già sentito Berlusconi? Cosa le ha detto?
Io non ho deciso mica niente ancora. Ho visto Giorgia Meloni, ho sentito Berlusconi. Lui mi ha detto che vuole convincermi. Ma io sono molto lontana dalla politica, quindi non ho ancora deciso né sì né no. Sono in un momento di panico, non me l'aspettavo, non ci pensavo proprio. Non l'ho chiesto io, sono stata cercata. Preferirei fare il mio lavoro, quello che so fare. Però sicuramente è una bella manifestazione di stima nei miei confronti. Il fatto che abbiano pensato a me significa che in tutti questi anni, forse anche attraverso la televisione, ho lavorato bene e dato dei messaggi di credibilità alle persone. Sono una persona che grazie a Dio non ha scheletri negli armadi. Sono trasparente, da un lato mi ha fatto piacere che abbiano pensato a me, dall'altro mi hanno gettato, pur col paracadute, in un baratro.  

Quali valutazioni sta facendo?
E' una scelta di vita. Non lo so, parlo da cittadina che vive Roma da quarant'anni. Roma è una città che fa tremare i polsi, non è una città facile. E' una città che in questi ultimi anni ha conosciuto tantissimo degrado. Qualunque cosa uno possa fare ce ne sono altre diecimila che non vengono fatte. E' una città dura e io non ho l'esperienza da amministatore. Certo, ho l'esperienza della cittadina che vive la città nel degrado e quindi magari la vedo con l'occhio del cittadino comune. Non ho privilegi vari. Mi confronto ogni giorno con i mezzi pubblici, le buche, la spazzatura, con le aree urbane dove viene a mancare la luce all'improvviso, e ti chiedi perché non ci debba essere luce sul raccordo, perché i semafori a mezzanotte debbano essere spenti, perché le buche non vengano mai coperte definitivamente e dopo dieci giorni dai lavori bisogna rifarli, perché facciano i lavori sotto Natale invece che ad agosto. Quello che vivo io è quello che vive il romano tutti i giorni. Da questo punto di vista i problemi ce li ho ben presenti. E poi il degrado delle periferie. Mi ricordo quando andavo alla Tiburtina agli studi Elios a registrare 'Forum'. Se c'era traffico, uno faceva delle vie periferiche. C'era molto verde, nel quale però era buttato qualsiasi cosa. E' la capitale d'Italia, per quale motivo bisogna vivere in questo degrado? Queste sono considerazioni da cittadina, quelle che fanno un po' tutti. Il romano meriterebbe maggior rispetto.

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Suo padre, il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, cosa direbbe della candidatura?
Io non credo che mio padre sarebbe in disaccordo con questa cosa. Per tutta la vita ho cercato di fare delle scelte che fossero in accordo col cognome che porto. Ho cercato, anche nelle scelte professionali, di camminare su una strada sulla quale mi avrebbe fatto camminare mio padre. Penso di esserci riuscita. Ho grande stima e amore nei confronti dell'Arma dei carabinieri. Questa scelta dipende molto anche da quello di cui riuscirò a parlare con i miei amici dell'Arma.

Suo fratello Nando ha fatto politica tanti anni, ma nel centrosinistra. Come vivrebbe questa differenza?
Io ero quella che all'epoca si definiva una progressista. Ero a sinistra, quando lavoravo a Mediaset. E questo la dice lunga sulla libertà mentale che c'è a Mediaset. Io ho fatto campagna per Rutelli quando si presentò come sindaco. Poi ci fu una sera in cui ho svoltato un po' la mia vita. Fu quando ci fu il referendum. Si ricorda quando Rete 4 doveva essere chiusa? Una sera da Santoro su Rai 3 c'era un confronto Fini-D'Alema. Lì ebbi un diverbio con D'Alema perché lui diceva che era un discorso banale e qualunquistico cercare di difendere i lavoratori. Io difendevo i lavoratori di Mediaset. Lì mi dissi che in quel momento forse ero dalla parte sbagliata. Io ero dalla parte dei lavoratori, indipendentemente dal partito politico. Questa è sempre stata la base della mia vita. Non ho mai voluto stare sotto la bandiera di un partito. Ho portato avanti delle battaglie della sinistra anche quando ho votato Berlusconi, e delle battaglie della destra quando stavo con la sinistra. Non è una mancanza di chiarezza, è avere le proprie idee e portarle avanti, a qualunque partito appartengano. Non me ne frega niente dei partiti, mi interessa quello che penso io.

Crede che potrebbe riuscire a raccogliere il consenso della Lega? Questo potrebbe essere uno scoglio?
Non mi sembra proprio, penso che con Salvini, con il quale ci siamo incontrati in alcune trasmissioni televisive, abbiamo simpatizzato. Ci trovavamo anche alcune volte a dire le stesse cose. L'idea è stata di Giorgia Meloni, che è una vera donna passionale, lei sì che è una politica vera. L'idea è stata sua.

Insomma è orientata ad accettare?
Non è detto che possa accettare, ho tanta paura. Sono nel panico.
Ho paura di non essere all'altezza, anzi sicuramente non sono all'altezza. E' una sfida enorme, disumana. Non so come potrei arrivare io dove non sono arrivati gli altri. Dalla mia parte, ho il fatto di aver vissuto Roma come cittadina. Ho attaccato Alemanno, ho attaccato Marino. Non mi andava bene Alemanno, non mi è andato bene Marino, perché dal sindaco di Roma vorrei una maggiore consapevolezza che il cittadino va tutelato. Solo questo, punto.

Sembra già un programma.
Non so se sia un programma, perché i cittadini vanno tutelati in tanti modi. Anche la Regione ci dovrebbe pensare, con le strutture ospedaliere. Roma è anche quello. Quello non è un compito del sindaco, ma magari dovrebbe essere un compito del sindaco mettersi d'accordo con il presidente della Regione e fare in modo che anche gli ospedali e la sanità funzionino. Veramente vedo trattare in modo indecente chiunque entri in un ospedale. Non per il personale, ma per le strutture, che sono ormai fatiscenti. Insomma, è un discorso grosso, pesante, e mi sento un microbo in confronto. Sono nel panico, e nella mia vita raramente lo sono stata. So di attirarmi molte simpatie o molte antipatie ma voglio mantenere la mia libertà di idea. Quella vorrei che non venisse mai messa in dubbio o toccata.

Scritto da 
  • Fabio De Ponte
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