Sabato 13 Febbraio 2016 - 17:00

REPORTAGE Viaggio all'Osservatorio gravitazionale

Tutto sull'Osservatorio europeo di Cascina, dove il pane quotidiano è la 'fantascienza'

L'Osservatorio ha annunciato la  prima rilevazione di un'onda gravitazionale

Passato il momento del trionfo, con l'annuncio al mondo della prima rilevazione di un'onda gravitazionale, all'Osservatorio europeo di Cascina, in provincia di Pisa, si torna al lavoro. La mensa è affollata, ai tavoli si discute di supernove e buchi neri, e ognuno torna alle sue attività. Qui ci sono una cinquantina di lavoratori fissi, tra scienziati e ingegneri, e una decina con contratto a termine.

L'INTERFEROMETRO E' SPENTO. Si lavora al potenziamento dello strumento. L'onda gravitazionale è stata captata in effetti dai colleghi americani, perché qui l'interferometro (cioè l'oggetto che capta le interferenze, vale a dire le onde gravitazionali), è spento. Da tempo è in fase di potenziamento, perché la sua sensibilità era troppo bassa. I lavori dovrebbbero terminare a marzo e lo strumento dovrebbe tornare pienamente operativo a settembre.

IL LAVORO CON GLI AMERICANI. I due interferometri americani, quelli che fanno capo al progetto Ligo - il gemello del progetto europeo Virgo - questo potenziamento l'hanno già subito. Proprio perché qualcosa restasse sempre acceso, spiega il direttore dell'Osservatorio europeo, Federico Ferrini, si è deciso di procedere in due momenti distinti. "Noi nel 2011 - racconta - eravamo accesi e loro dal gennaio 2010 erano spenti. Nel 2011 avevamo una sensibilità migliore della loro e avevamo sperimentato alcune soluzioni che poi sono state prese da loro nel 2012". C'è un interscambio continuo. "I documenti tecnici - dice - sono completamente trasparenti: loro possono prendere e leggere qualunque dei nostri documenti in modo da sapere tutto su quello che noi facciamo. E viceversa".

CINECITTA' E HOLLYWOOD. Da una cosa soprattutto si vede la differenza tra le due strutture: là è tutto più grosso. A partire dal budget. Sembra di mettere a confronto Cinecittà e Hollywood. Se l'aggiornamento qui è costato 23 milioni di euro, là ne hanno spesi oltre 200. Se qui, dall'inizio del progetto a oggi, l'Osservatorio ha assorbito in tutto circa duecento milioni di euro, là ne hanno spesi circa un miliardo. Se qui il braccio dell'interferometro è lungo tre chilometri, là è lungo quattro.

"QUI AVREMMO DOVUTO TAGLIARE LA STRADA". D'altra parte, spiega Ferrini, "quattro chilometri non ci entravano qui. Avremmo dovuto attraversare la strada che collega Pontedera a Livorno e questo naturalmente non sarebbe stato simpatico. Abbiamo un limite fisico. Gli americani li hanno messi uno nel deserto vicino a Seattle, in una zona dove trattano rifiuti nucleari, e l'altro in mezzo agli acquitrini della Lousiana, in mezzo agli alligatori. Avevano spazio a sufficienza".

"SERVONO ANCHE QUELLE BOTTE LA'". Gli americani avevano appena terminato i lavori di potenziamento quando hanno captato l'onda, a settembre. Avevano acceso gli strumenti da appena "qualche decina di giorni, erano i primi test", racconta Adalberto Giazotto, il padre nobile dell'osservatorio europeo. Fu lui ad avere l'idea negli anni Ottanta e a lui si deve se tutto questo oggi esiste. "Hanno avuto una grande botta di fortuna", dice ridendo perché "anche nella scienza servono quelle botte là, sì". Oggi ha 76 anni ed è in pensione dal 2007. Ma conserva il suo ufficio e sta ancora lavorando al miglioramento dell'interferometro. Alla lavagna, formule sul rumore newtoniano, punto di partenza di un ulteriore lavoro che porterà a rendere lo strumento ancora più sensibile.

L'ACCHIAPPAFOTONI. I lavori da fare qui sono tanti. Per esempio bisogna migliorare gli scudi che proteggono la parte interna dei tubi sotto vuoto che ospitano il laser. Questo lo fa Antonino Chiummo, il responsabile del sottosistema per la luce diffusa. Detto più semplicemente, il suo lavoro è l'acchiappafotoni. Cioè sviluppa sistemi che intercettano i fotoni che per un motivo o per l'altro escono dal flusso laser, per evitare che interferiscano coi risultati delle rilevazioni. E' un lavoro complesso, per il quale vanno progettati e montati materiali di altissima tecnologia. Al tavolo della mensa, pranza con lui Annalisa Allocca, post-dottoranda dell'università di Pisa. Lei si occupa della messa a punto del potenziamento dello strumento, soprattutto della parte ottica. Lei cura cioè la parte finale della fase di upgrade, quella che precede l'accensione. Insomma lei fa il soundcheck prima del concerto. Qui raccontano, si lavora dal lunedì al venerdì, "dieci ore al giorno è la normalità". Spesso anche il weekend, per rispettare le scadenze.

I MILLE FAZZOLETTI ROSSI DELLA SCIENZA. Qui "si fa un lavoro assolutamente collettivo - dice Ferrini - e include molti ricercatori che vengono dai laboratori di tutti i Paesi coinvolti. Per questo l'articolo finale, quello che espone i risultati della rilevazione, lo abbiamo firmato in 1.004 persone, ingegneri compresi. Senza il loro supporto sarebbe stato impossibile". Sono "i mille fazzoletti rossi della scienza", come quelli di Garibaldi.

IL BIATHLON. Cascina è un posto dove c'è un grande affiatamento e ci si sa anche divertire. Una volta l'anno, racconta Massimiliano Razzano, ricercatore del dipartimento di fisica dell'università di Pisa, che lavora all'analisi dei dati raccolti dall'osservatorio, "organizziamo un biathlon". Tutto avviene lungo i due bracci dell'interferometro: "Lungo un braccio si corre a staffetta e lungo l'altro si fa una competizione in bici".

"E' FANTASCIENZA ANCHE PER NOI". Qui si respira un clima di frontiera. "E' una cosa talmente coinvolgente - dice Giazotto - che non te ne puoi andare. Se uno pensa a che cosa è questo evento gravitazionale che è stato rilevato, e a cosa sono gli oggetti che l'hanno fatto. Questi buchi neri giganteschi. E' sconvolgente, oggetti che hanno 36 masse solari in cento chilometri, che viaggiano alla metà della velocità della luce. E' fantascienza anche per noi che siamo del campo".

Scritto da 
  • Fabio De Ponte
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