Martedì 31 Ottobre 2017 - 15:15

REPORTAGE Piemonte, sorgente del Po asciutta. Dopo la siccità si teme l'alluvione

Rocce spoglie e prati brulli: il paesaggio alle pendici del Monviso fotografa una situazione drammatica

'Qui nasce il Po' ha ormai il sapore di un'amara beffa. La scritta che indica a Pian del Re, 2020 metri di altitudine, alle pendici del Monviso, la sorgente del fiume più lungo d'Italia è su una pietra in un alveo vuoto. La sorgente del Po è asciutta da agosto, l'acqua scorre solo sotterranea e affiora poi a quota più bassa. Non va meglio con gli affluenti, che fin dall'inizio, in tratto montano, sono in crisi idrica, dei rivoli appena.

L'ultimo temporale in Valle Po è stato a metà agosto e si è trattato di poca cosa, rapidi scrosci di pioggia. Il Viso è una parete rocciosa spoglia; gli anni scorsi un po' di neve rimaneva in quota, quest'anno praticamente nulla. Il paesaggio farebbe ricredere anche gli scettici dei cambiamenti climatici: pietre e prati brulli, arsi dal caldo eccezionale di quest'anno, che non si è placato nemmeno con l'inizio di novembre. "La situazione è drammatica, è mancato il foraggio nei pascoli, gli allevatori hanno chiesto di considerare lo stato di crisi e di anticipare la transumanza a valle", racconta a LaPresse Mario Anselmo, sindaco di Paesana e presidente dell'Unione montana dei Comuni del Monviso, che unisce le amministrazioni cuneesi di Brondello, Castellar, Crissolo, Gambasca, Martiniana Po, Oncino, Ostana, Paesana, Pagno, Sanfront e Revello. "Siamo circondati da erba e foglie secche; è chiaro che, abbinato col vento forte, e i criminali che accendono roghi, si crea un cocktail micidiale". I canadair, intervenuti in questi giorni di emergenza incendi, per rifornirsi di acqua si sono dovuti spingere anche in Francia, ma la situazione idrica è drammatica anche lì.
 

"Siamo molto preoccupati; lo scorso novembre abbiamo avuto un'alluvione, non vorremmo si ripetesse, perché la terra è talmente dura che non assorbe, quindi se piovesse in modo violento sarebbe una catastrofe. Stiamo pregando, perché ci stiamo ancora leccando le ferite dell'anno passato", rimarca Anselmo. "Si parla tanto di prevenzione, dovrei ripulire i fossi, i fiumi dal materiale dell'alluvione del 2016, ma questi lavori bisogna pagarli. È a cascata, dallo Stato alla Regione, a noi, che i fondi non arrivano; sappiamo di dover fare prevenzione, ma dovremmo togliere risorse all'ordinarietà. Non è che si possano tagliare i servizi per pulire i fiumi, però poi quando succedono i disastri viene chiesto conto a noi amministratori locali, che in tanti nemmeno prendiamo uno stipendio". Ben venga allora la proposta del governatore Sergio Chiamparino di destinare 42 milioni di euro dei fondi europei di coesione sociale per interventi di riforestazione e di pulizia dei torrenti dopo gli incendi che hanno dilaniato nelle ultime settimane il territorio.

Scritto da 
  • Silvia Caprioglio
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