Lunedì 10 Ottobre 2016 - 14:30

Direzione nazionale Pd, Fassino: Una scissione? Spero di no

L'affondo di Renzi contro l'Ue: In Europa non si è sempre fatto gioco di squadra

Renzi verso la direzione nazionale del Pd: Oggi giornata difficile, e per chi?

"E per chi? Per lei, forse". E' stato lapidario il premier Matteo Renzi, a margine dell'assemblea generale di Assolombarda a Milano rispondendo a chi gli chiedeva se questa è una giornata particolarmente difficile, vista la direzione nazionale del Pd che è in programma a Roma. 

A Roma sono già in sede i big: la ministra Boschi, il ministro del Rio. E contro chi parla di possibili divisioni il commento di Fassino: "Mi auguro proprio di no". Entrando in direzione a largo del Nazareno, ha così risposto ai cronisti che gli chiedevano se il Pd sia a un passo dalla scissione con la minoranza dem. "La forza di un partito sta nella sua unità. Atti di separazione non sono non solo utili, ma non servono neppure al Paese - ha spiegato il presidente dell'Anci -. C'è spazio per tutti e dobbiamo lavorare perché ci sia spazio per tutti. Un grande partito che si definisca democratico riconosce al suo interno un pluralismo di opinioni che si mettono a confronto e dopo si deciderà".

DELRIO: TROVARE SOLUZIONI.  "Siamo qui per discutere e per trovare soluzioni". Lo ha detto il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio, rispondendo ai cronisti che gli chiedevano quali fossero le intenzioni della minoranza, prima della direzione del Pd nella sede di largo del Nazareno.

RENZI A MILANO Durante il suo intervento il presidente del Consiglio ha sottolineato l'importanza di questi giorni: "Questo è un momento decisivo, non per gli aspetti elettorali, referendari e di campagna politica. Mettiamoli da parte" ha detto in un passaggio dedicato al presente ed al futuro del Paese. Renzi ha spiegato che il momento è cruciale poiché "noi siamo profondamente divisi all'interno del Paese, tra chi pensa che siamo un grandissimo Paese per il proprio passato, e chi immagina l'orizzonte del domani fatto di opportunità e cose positive". Tra questi gli imprenditori, "che aprono le aziende anche per il profitto, non siete la Fatebenefratelli. Ma voi vi alzate per cercare di creare posti di lavoro, e non pensate solo al profitto. Altrimenti facevate solo operazioni finanziarie" ha aggiunto Renzi.

Loading the player...

"Sono presidente del Consiglio da due anni e mezzo. Il fatto che io lo sia diventato, significa che tutto è possibile. E qualcuno dice ahimé - ha proseguito Renzi - non vengo da una famiglia importante, non ho quarti di nobiltà. La mia famiglia era per una parte legata alla terra in Toscana, ed un'altra parte è stata accolta a Milano, secondo il principio che chi ha voglia di lavorare, può mettersi a lavorare. E chi vuole mettersi in gioco, lo può fare". E dopo due anni e mezzo, Renzi spiega di essere "più convinto del primo giorno delle nostre potenzialità. A condizione che l'Italia smetta di essere la patria delle divisioni. E sia la patria della visione". Il premier aveva premesso, in tal senso "come lo Stato negli ultimi anni abbia pensato di andare avanti con i timbri, mentre il mondo andava avanti con i click" e quindi ciò sia l'esempio "di uno Stato che ha pensato che la libertà si valutasse sulla base del principio di regole uguali per tutti, ma fatte di arzigogolii impossibili per ciascuno. Non rendendosi conto che la semplicità era l'arma in mano a chi cresceva più di noi".

IN EUROPA NON SEMPRE GIOCO DI SQUADRA.  "Avere solo due alti funzionari dell'Unione Europea su 36 italiani, è il segno che quando siamo andati in Europa, non abbiamo mai fatto gioco di squadra. E per prima critico la mia parte politica, perché abbiamo utilizzato l'Europa per fare i conti con le vicende di politica nazionale, sbagliando anche noi" ha sottolineato. Allo stesso modo, dico oggi, che quando si va in Europa, è impensabile che vi siano tifoserie ed ultrà, che quando il presidente del consiglio chiude il semestre europeo, al Parlamento europeo venga accolto da una parte delle delegazioni degli altri partiti italiani, che urlano 'mafia mafia'" aggiunge Renzi. "C'è bisogno di riscoprire l'interesse nazionale, non come qualcosa di contradditorio al sogno europeo, ma come elemento costitutivo del progetto europeo" prosegue, ricordando come in passato "non si è sempre remato dalla stessa parte, si è fatta sui fondi europei una gara".

Scritto da 
  • redazione web
Accedi o registrati per inserire commenti.

Ti potrebbe interessare anche

Per il dopo Renzi in pole Padoan e Grasso: Mattarella arbitro della transizione

Per il dopo Renzi in pole Padoan e Grasso: Mattarella arbitro della transizione

Cosa succede dopo le dimissioni dell'attuale premier sconfitto nel referendum

Sergio Mattarella e Matteo Renzi

Referendum, vince il No e Renzi si dimette: a colloquio al Quirinale. È già toto-premier: in pole Padoan e Grasso

Il presidente del Consiglio da Mattarella dopo la bocciatura alle urne. Spread in rialzo, Padoan oggi non andrà all'Eurogruppo a Bruxelles. Salvini e M5s esultano: "Si vada subito al voto"

Pierre Moscovici

Referendum, Moscovici (Ue): Toccati da esito, ma l'Italia è solida.

Il ministro tedesco Schaeuble: "Non bisogna parlare di crisi euro, Italia continui su strada di Renzi"