Venerdì 12 Febbraio 2016 - 08:45

Unioni civili, Cei: Bagnasco non voleva entrare in questioni tecniche

Renzi deciso: "Sul voto segreto in ogni caso decide il Parlamento, non i vescovi"

Il presidente Cei Angelo Bagnasco

Dichiarazioni a distanza sul tema delle unioni civili tra il presidente del consiglio Matteo e Renzi e la Cei. Ad accendere la discussione le parole del Cardinal Bagnasco che era intervenuto sul voto segreto al ddl Cirinnà. Un'intromissione nel campo della politica che era stata stoppata immediatamente dal premier che aveva ribadito come a decidere sarebbe stato il presidente del Senato e non certo i vescovi.  Nel pomeriggio la Cei ha precisato la sua posizione: "Non era intenzione nè del cardinal Bagnasco, nè della Chiesa italiana entrare in argomenti di carattere tecnico. Di fronte alla posta in gioco con temi sensibili che toccano la vita di tutti, il cardinale ha voluto sottolineare il valore della libertà di coscienza. Detto questo non compete a noi entrare nel merito delle scelte tecniche". Così il portavoce della Conferenza Episcopale don Ivan Maffei dopo le polemiche suscitate dalle dichiarazioni rilasciate ieri a Genova dal cardinale Bagnasco.
 

UNIONI CIVILI.  Questa mattina Renzi era stato categorico: "Io credo sia sacrosanto fare una legge sulle unioni civili", aveva sottolineato a Radio Anch'io, toccando un tema caldissimo in queste settimane. "Esiste un regolamento, se ci saranno le condizioni il presidente del Senato e non il presidente della Cei deciderà se dare il voto segreto". "Se chiede a me, a me personalmente piacerebbe, in generale, che ogni parlamentare rispondesse del proprio voto. Dopo di che sul voto segreto o no decide il Parlamento e non la Cei, con tutto il rispetto per il cardinal Bagnasco", ha sottolineato il premier in riferimento alla presa di posizione del cardinale di ieri.  "La stepchild in realtà esiste già in forme stabilite in via giudiziale. La stima è 500-600 bambini in questa situazione", aveva aggiunto Renzi, "è un punto delicato, è un punto aperto. Facciamo una discussione serai, l'importante è che il Parlamento". "Mi pare che si possa dire che io rispetto tutte le opinioni nel merito - gli aveva fatto eco il presidente del Senato Pietro Grasso - ed è giusto che ognuno le possa esprimere: c'è la libertà di espressione. Però sulle procedure penso che ci sia la prerogativa delle istituzioni repubblicane di decidere". 

 

EUROPA.  Durante l'intervista il premier aveva toccato anche altri temi. "L'Europa? In passato ha pensato un po' troppo alle banche e un po' poco alle famiglie", ha poi detto Renzi ponendo l'accento sul lavoro della Ue negli ultimi anni. Giudizio duro, quello del premier, che sottolinea, nel suo intervento, come  l'Europa in questi anni abbia "sbagliato politica economica". "Guardiamo cosa hanno fatto gli Stati Uniti. Il mio obiettivo non è avere più flessibilità per l'Italia: oggi serve qualcosa di più delle regole di Bruxelles e tutti dobbiamo farcene carico", aveva precisato Renzi.Un passaggio anche sulla situazione dell'Italia: "Noi dobbiamo stare molto attenti a come spendiamo i soldi perché non sono i soldi di un politico ma degli italiani. il 2015 è stato l'anno record del recupero dell'evasione fiscale, Noi soffriamo, ma non siamo più l'epicentro della crisi come negli anni precedenti".

BANCHE. "L'unica banca a cui sono vicino è quella alla quale io ogni mese pago il mutuo", aveva poi detto ironicamente Renzi a Radio Anch'io ridspondendo ad una domanda sulla riforma del credito cooperativo e sulle accuse di aver favorito realtà 'toscane a lui vicine'. 

DISOCCUPAZIONE GIOVANILE. "La disoccupazione giovanile è ancora ad un livello inaccettabile: ora bisogna pensare ad un nuovo modello di sviluppo del paese" ha poi aggiunto Renzi che aveva parlato di crescita: "Lo 0,2? Questo lo dice lei. Io sto chiedendo un servizio civile europeo, una politica dell'immigrazione dove non si faccia come lo struzzo che mette la testa sotto la sabbia. Cos'è lo zero virgola di fronte a una cultura europea? Lo 0,2 è un prefisso per chiamare Milano", aveva chiosato Renzi, "certo che la flessibilità è un valore, ma lo è perché riesco a rilanciare la crescita".

 

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