Domenica 18 Febbraio 2018 - 23:45

Renzi: "Possibile Gentiloni bis". E chiude al centrodestra: "Mai con gli estremisti"

Il leader Pd all'attacco nel tentativo di recuperare lo svantaggio. Cita Prodi, attacca il M5S su Rimborsopoli

Matteo Renzi ospite a Non è l'Arena

Matteo Renzi non chiude all'ipotesi di un Gentiloni bis ed esclude invece alleanze post voto con "il centrodestra a trazione leghista". Quindi rivolge un doppio appello agli elettori, ai cattolici e alla sinistra radicale, e lo fa da Roma, per aggiudicarsi quei "70 seggi borderline, ma decisivi" dove anche uno o due punti percentuali tra un candidato e l'altro faranno la differenza alle prossime elezioni.

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L'investitura di ieri, da parte di Romano Prodi nei confronti di Paolo Gentiloni, non può passare inosservata. E da Lucia Annnunziata su RaiTre, Renzi annuncia: "Il premier lo deciderà il Presidente della Repubblica. Detto questo, uno che ha fatto il presidente del Consiglio come Gentiloni è chiaro che potrà giocarsi le carte anche in futuro". "Noi - assicura - non litigheremo mai, anche perché a sinistra litigano già abbastanza" e ribadisce che ci sarà una manifestazione con entrambi nei prossimi giorni.

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Di fronte, ha il ministro dell'Interno Marco Minniti che si lascia sfuggire soltanto un: "Perfetto". Renzi garantisce che non c'è "nessun problema" anche con i ministri dati dalla stampa come più vicini a Gentiloni che all'ipotesi di un suo ritorno a Chigi. "Sono la mia squadra, erano i miei ministri", sottolinea e cita Delrio, Orlando, Minniti oltre allo stesso Gentiloni a cui regala - dice lui - un po' di "pubblicità", proclamando a beneficio di telecamera che il premier è candidato nel collegio di Roma 1. Che Renzi sia cambiato lo dimostrano le sue parole sulla campagna elettorale: "Va fatta non la una sfida solitaria di una persona, ma di una squadra. Gli ultimi 15 giorni prima delle elezioni non si giocano sulle mie comparse in tv, ma nella campagna elettorale casa per casa".

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Il 'mea culpa' del segretario ribadisce quanto già ammesso a Napoli rispetto alle sue pecche del passato in merito a un eccessivo protagonismo: "E' un dato di fatto, bisogna riconoscerlo. Un po' la giovinezza, un po' anche di arroganza". Ma le parole di Prodi fanno gioco al Pd. "E' successa una cosa molto importante - commenta Renzi, nemmeno nominato ieri dal Professore -. Prodi ha detto a una sinistra radicale, quella di Grasso e D'Alema, che si è scissa e ha rotto l'unità della sinistra e rischia di far vincere la destra (ogni voto a D'Alema avvicina Salvini al Viminale), proprio su questo Prodi ha detto parole chiare sull'unità del centrosinistra e io non posso che esserne contento, non c'è nessun tipo di elemento personale o di preoccupazione da parte mia".

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Ironico il commento del leader di LeU e presidente del Senato Pietro Grasso: "Intanto abbiamo una notizia: nemmeno Prodi vota il Pd". Il Professore infatti farà la croce su Insieme, la lista alleata del Pd in cui confluiscono Santagata, Bonelli, Nencini. Renzi si concentra poi sulla prova delle urne. Si dice "fiducioso", al di là dei sondaggi che a volte sbagliano. Ma perché il Pd diventi il primo partito e il primo gruppo politico, serve la volata finale. "Voglio dire alle donne e agli uomini del mondo cattolico di questo Paese - dichiara nell'auditorium Massimo del quartiere Eur - di riflettere bene su cosa avverrà: faccio un appello alle persone che vivono le parrocchie e la realtà associativa. Siamo al bivio: il centrodestra non è a trazione moderata".

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Nel salotto dell'Annunziata su RaiTre estende poi l'invito. "Lancio un appello anche alla sinistra radicale perché, davvero, ogni voto a LeU va a Berlusconi e Salvini". L'assioma di Renzi si basa tutto sull'idea che il leader azzurro Silvio Berlusconi abbia abbandonato la linea moderata a vantaggio di quella estremista espressa dal segretario del Carroccio. "Berlusconi ha scelto Salvini", sentenzia Renzi. Ed è il leader delle camicie verdi l'elemento determinante dell'attuale centrodestra. Il segretario Pd sbarra infine la strada a possibili intese dopo il 4 marzo con la coalizione Fi-Fdi-Lega: "La stabilità del Paese non vale l'accordo con gli estremisti. Il centrodestra è a trazione leghista, non moderata".

Scritto da 
  • Elisabetta Graziani
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