Domenica 29 Ottobre 2017 - 20:30

Renzi apre: "Nessun veto, ma Pd perno coalizione". No di Mdp: "È disco rotto"

Il segretario dem non cambia la linea, piuttosto i toni: "Chiedo di superare gli insulti che abbiamo ricevuto"

Napoli, conferenza programmatica Italia 2020 del Partito Democratico

Non sarà Matteo Renzi a fare veti. Il segretario Pd chiude la conferenza programmatica e 'abbraccia' la linea verso la quale lo avevano portato diversi dirigenti del partito, dal premier Paolo Gentiloni a Marco Minniti, da Andrea Orlando e Michele Emiliano a Dario Franceschini.

In platea, però, tra le prime file, c'è la 'falange' renziana che resta fredda mentre ascolta l'apertura del segretario. "So che qualcuno storcerà il naso - dice lui - ma chiedo di superare gli insulti che abbiamo ricevuto: noi siamo in una totale, trasparente, aperta disponibilità". La linea del leader dem, in realtà, non cambia poi molto. Piuttosto cambiano i toni, le reazioni.

"Condivido dalla A alla Z quanto detto ieri da Paolo Gentiloni sul Pd che sia perno di una coalizione larga, inclusiva e plurale", scandisce. Però, siccome "sono più importanti i voti dei veti, dico che non possiamo permetterci di chiudere l'alleanza senza avere il centro, e non possiamo mettere veti a sinistra".

Pronti quindi a mandar giù gli insulti ricevuti, fa capire Renzi, purché gli ex compagni di strada siano disponibili a non fare troppe 'eccezioni' con chi si colloca al centro. Anche quello rivolto ai centristi, spiega il segretario nel viaggio di ritorno a Roma sul treno Pd insieme a mezzo Governo (con lui ci sono i ministri Dario Franceschini, Marianna Madia, Marco Minniti, Claudio De Vincenti, Valeria Fedeli, Roberta Pinotti e la sottosegretaria Maria Elena Boschi, oltre al sempre presente Matteo Richetti e a Roberto Giachetti), è un appello "largo". Gli europeisti di Della Vedova e Carlo Calenda, e poi Lorenzo Della e gli altri ex montiani, certo. Ma il segretario non teme di spingersi più in là, fino ad arrivare magari ad Angelino Alfano.

Anche sui contenuti Renzi è netto e sono proprio questi, andando al concreto, a restringere quella che a parole è sicuramente un'apertura. Al primo punto del programma del Pd, è la linea, ci deve essere l'orgoglio per quanto fatto. "Rivendicare i risultati è un nostro dovere. Se questo Paese è ripartito non è ripartito per caso. Chi ha portato l'Italia fuori dalla crisi ha un nome e un cognome: Partito democratico. Non è arroganza".

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C'è poi quello che ancora resta da fare. "Dobbiamo ridurre ancora le tasse" alle imprese e alle famiglie. "Il Jobs act ha funzionato anche grazie agli incentivi - sottolinea sfidando chi lo attacca per la 'politic dei bonus' - La soluzione è dire: 'Ti metti i soldi in tasca, ti tasso. Crei i posti di lavoro, ecco i bonus'. Questo è il modello dei bonus. Dobbiamo ridurre le tasse a chi crea posti di lavoro", dice senza però cadere nella consueta 'vis polemica'.

I toni del segretario si alzano un po' quando si concentra sull'addio del presidente del Senato Pietro Grasso, che, sottolinea, è stato un addio "vissuto con grande dolore" e senza fare polemiche. "Non possiamo accettare però che si dica che un atto parlamentare è un atto di violenza. La fiducia non è un atto di violenza", attacca scagliandosi contro quello che definisce "un vocabolario da ultrà", per poi citare un evergreen morettiano: "Le parole sono importanti". E tra le 'nuove' parole d'ordine renziane c'è sicuramente la "squadra", concetto più volte richiamato nell'intervento che ha chiuso un a tre giorni in cui si sono alternate davanti alle storiche locomotive di Pietrarsa tante voci.

Il concetto è stato volutamente reso plastico dalla fotografia insieme a ministri e parlamentari scattata a bordo del treno. In una squadra non si parla di singoli, ecco perché - dice sia sul palco sia nella carrozza stampa del convoglio dem, con il sostegno di Marco Minniti che annuisce platealmente -. Il problema non è chi di noi governerà nei prossimi anni. Il problema è se governeremo noi o gli altri". E se il rischio, minacciato più volte alla sinistra, è che fuori dal Pd non ci sia il 'Sol dell'avvenire' ma solo Salvini e Di Maio, Renzi non si sente di escludere nemmeno un'altra possibilità: "Giochiamo pulito: Più voti prende il Pd più lontane saranno le larghe intese. Meno voti prende il Pd meno sarà possibile scongiurare un governo di larghe intese", dice.

La sua idea, però, è un'altra e il leader dem se la lascia scappare improvvisandosi capotreno quando ormai Roma è alle porte. "Gentili clienti vi ringrazio per aver scelto il treno del Pd, vi informiamo che il treno è in arrivo a Roma, con 25 minuti di anticipo e questo conferma che il Pd è sempre avanti - dice all'altoparlante -. Vi ringraziamo per aver scelto il treno del Partito democratico e vi invitiamo a farlo anche a marzo 2018". Mdp non apprezza: "Ancora un racconto dell'Italia tutto rose e fiori. Renzi è un disco rotto - commenta Roberto Speranza -. Destra e populismi sono così forti proprio per le politiche sbagliate di questi anni. Senza cambiarle radicalmente nessuna alchimia elettorale potrà fermarli".

Scritto da 
  • Nadia Pietrafitta
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