Martedì 11 Ottobre 2016 - 06:45

Renzi apre a modifiche all'Italicum ma la minoranza dem non ci sta

Il segretario del Pd e presidente del Consiglio cerca di tenere uniti i suoi in vista del referendum sulle riforme

Matteo Renzi

Quella che doveva essere la resa dei conti all'interno del Pd è stato un intenso ma non risolutivo faccia a faccia tra i maggiori leader all'interno del partito. Come annunciato in questi giorni dai quotidiani, Matteo Renzi ha aperto a una modifica dell'Italicum che Roberto Speranza ha bocciato come "non sufficiente" e che Gianni Cuperlo ha invitato a concretizzare in "una proposta" di tutto il partito da fare "a giorni" e non dopo il referendum. In sostanza il presidente del Consiglio-segretario ha aperto, ieri,  a una "discussione profonda dopo il periodo elettorale" su ballottaggio, premio alla lista e metodo di elezione dei parlamentari. I tre pilastri dell'Italicum, insomma, non sono più "paletti", come riassume il capogruppo della Camera Ettore Rosato.

Loading the player...

 

La legge elettorale - è la convinzione del presidente del Consiglio - non è più importante della riforma costituzionale. Per questo, per provare a tenere unito il partito sul Sì al referendum, Renzi ha istituito una delegazione presieduta dal vicesegretario Lorenzo Guerini - con funzioni di coordinamento -, i due capigruppo Rosato e Luigi Zanda, il presidente Matteo Orfini più alcuni esponenti della minoranza con il compito di saggiare le ipotesi di modifica. L'idea originaria del leader Pd era di iscrivere all'ordine del giorno nei lavori della commissione, o delle commissioni, una discussione nel merito "a partire dalle settimane successive al referendum e prima della fine dell'anno".

Ma dopo gli interventi di Cuperlo e Speranza, Renzi ha cambiato in parte idea e proposto che già "nei prossimi giorni la commissione si metta a lavorare" sul "lodo Fassino". Il presidente dell'Anci ed ex sindaco di Torino, infatti, ha fatto un forte richiamo alla realtà nel suo intervento alla direzione dem, invitando a entrare nel merito della discussione. Fassino ha messo in luce che con le proposte di legge elettorale diverse dall'Italicum, come il Mattarellum 2.0 voluto da una parte della minoranza, si andrebbe inevitabilmente verso un governo di coalizione o con Verdini o con Alfano o con Sel - "possiamo pensare di allearci con Sinistra ecologia e libertà nelle condizioni in cui è?" -, e nessuna delle tre sembra essere una buona soluzione.

"La richiesta che facciamo a questa delegazione " ha argomentato Renzi - è di incontrare tutti, anche il M5S, e di togliere anche questo alibi dal tavolo a chi parla e parla e sembra però più disposto ad aprire una discussione polemica che a trovare soluzioni". Il tentativo è di ricompattare il Pd, ma anche di mettere alla prova la minoranza. "Lo ritengo non un'offerta, ma un metodo di lavoro. Lascio il compito al partito, mettendoci il massimo di impegno ma, come dice Franceschini, senza farlo diventare un tormentone. Poi è evidente che bisognerà trovare un punto di caduta, comunque vada il referendum, perché partiamo dal presupposto che la legge elettorale non sia la cosa più importante. Lavoriamo, capiamo e nelle settimane successive al referendum andiamo a verificare lo stato dell'arte", ha spiegato. Quindi una stilettata a quanti sono pronti a votare No e lo accusano di provocare una scissione nel partito: "Da 18 anni ci stiamo chiedendo chi abbia ammazzato il centrosinistra e l'Ulivo, non vorrei passare i prossimi 18 anni a domandarci chi, a fronte di una situazione internazionale ed europea come quella che conosciamo, abbia deciso di chiudere l'esperienza del Partito democratico e di una prospettiva di governo riformista".

Ma c'è un paletto oltre il quale Renzi non intende andare: "La mia responsabilità di tenere unito il partito non può arrivare al punto di tenere fermo il Paese", è l'altolà del premier. Alle sue parole ha replicato Cuperlo che, pur vedendovi un segnale di apertura, sostiene che quella della minoranza non è un 'alibi' ma il fatto che il combinato disposto Italicum-riforma costituzionale non funziona. La richiesta a Renzi è quella di fare 'un passo più convinto': "una proposta di tutto il Pd in questi giorni".

Per Cuperlo la strada è "l'unità in vista del referendum - al massimo ci divideremo dopo", preannuncia ma vuole un segnale concreto, altrimenti si vedrà costretto a votare No il 4 dicembre e nel caso, dopo, darà le dimissioni da deputato. Roberto Speranza assicura: "Io fino all'ultimo istante non voglio sottrarmi a nessun tentativo. Ma se davvero vogliamo cambiare l'Italicum, la proposta deve partire da qui: dal Pd. E penso che la proposta fin qui fatta da te, segretario, non sia sufficiente?. Messe le carte sul tavolo, la minoranza non partecipa al voto sulla relazione finale del segretario che viene approvata all'unanimità. Vera novità della direzione è stata la partecipazione attiva di pezzi importanti del fronte del Sì che hanno fatto sentire, per la prima volta, come esista un partito e una pluralità di voci anche tra chi sta dalla parte del premier-segretario. Hanno argomentato, su posizioni diverse, ma tutti a favore del Sì, Maurizio Martina, Dario Franceschini, Paolo Gentiloni, Andrea Orlando, Roberto Giachetti, Piero Fassino. Per la prima volta la maggioranza del Pd non ha avuto solo la voce di Matteo Renzi.

Scritto da 
  • Elisabetta Graziani
Accedi o registrati per inserire commenti.

Ti potrebbe interessare anche

Per il dopo Renzi in pole Padoan e Grasso: Mattarella arbitro della transizione

Per il dopo Renzi in pole Padoan e Grasso: Mattarella arbitro della transizione

Cosa succede dopo le dimissioni dell'attuale premier sconfitto nel referendum

Conferenza di Renzi su risultati del referendum costituzionale

Referendum, vince il No e Renzi si dimette: a colloquio al Quirinale. È già toto-premier: in pole Padoan e Grasso

Il presidente del Consiglio da Mattarella dopo la bocciatura alle urne. Spread in rialzo, Padoan oggi non andrà all'Eurogruppo a Bruxelles. Salvini e M5s esultano: "Si vada subito al voto"

Pierre Moscovici

Referendum, Moscovici (Ue): Toccati da esito, ma l'Italia è solida.

Il ministro tedesco Schaeuble: "Non bisogna parlare di crisi euro, Italia continui su strada di Renzi"