Mercoledì 07 Giugno 2017 - 19:30

Regno Unito al voto, sfida May-Corbyn fra Brexit e terrorismo

I cittadini britannici sono chiamati domani a scegliere i 650 che siederanno alla Camera dei Comuni

Regno Unito al voto, sfida May-Corbyn fra Brexit e terrorismo

Regno Unito al voto per le elezioni generali anticipate. I cittadini britannici sono chiamati domani a scegliere i 650 che siederanno alla Camera dei Comuni, cioè la Camera bassa del Parlamento: il partito che otterrà più seggi formerà il governo e orienterà l'agenda politica. I principali contendenti sono l'attuale premier Theresa May, che guida i conservatori, e il leader dei laburisti Jeremy Corbyn. L'esito definirà quale sarà l'approccio di Londra alla Brexit, ma sul voto si è allungata l'ombra dei due attacchi terroristici che hanno colpito il Paese nelle ultime settimane: quello del 22 maggio alla Manchester Arena e quello di sabato sera nel centro di Londra.

Mentre l'inizio della campagna elettorale era stato caratterizzato dal focus su Brexit (i negoziati con l'Ue dovrebbero cominciare subito dopo le elezioni) e questioni nazionali (come il servizio sanitario e il costo della previdenza per gli anziani), la parte finale è stata segnata dal dibattito sulla sicurezza a seguito degli attacchi. E Corbyn è arrivato a chiedere le dimissioni di May dopo l'attentato di Londra, perché nel periodo in cui lei era ministra dell'Interno dal 2010 al 2016 ha presieduto al taglio di 20mila unità nella polizia in Inghilterra e Galles.

Per avere la maggioranza, in teoria un partito dovrebbe ottenere 326 dei 650 seggi della Camera dei Comuni, ma in pratica ne dovrebbero bastare circa 323 dal momento che il partito nazionalista irlandese Sinn Fein boicotterà Westminster non insediandosi nei seggi che vince in Irlanda del Nord. Nel Parlamento uscente, che è stato sciolto il 2 maggio, May aveva 330 seggi. 

I DUE SFIDANTI. Theresa May è salita al potere nel luglio 2016, sconfiggendo gli sfidanti candidati a guidare il partito conservatore, dopo le dimissioni di David Cameron a seguito del referendum del 23 giugno in cui ha trionfato il sì all'uscita dall'Ue. Nonostante avesse ripetuto che non avrebbe accelerato sul voto, previsto per il 2020, quella che è talvolta chiamata la nuova 'lady di ferro' ha deciso di dare agli elettori l'ultima parola su di lei, così come sull'eventualità di una Brexit dura. 

Jeremy Corbyn, indipendentemente dal risultato elettorale dell'8 giugno,  resterà nella storia del partito laburista come l'ousider arrivato alla leadership nel nome del socialismo, dopo la virata verso destra di Tony Blair. Rieletto due volte, nel settembre 2015 e poi nel 2016, il 68enne è riuscito a radicare la sua ideologia socialista, nonostante l'opposizione di buona parte del suo gruppo parlamentare e della stampa conservatrice. Deputato della circoscrizione londinese di Islington North, che rappresenta dal 1983, è candidato alle elezioni con il programma più di sinistra dagli anni '80, che comprende la rinazionalizzazione di servizi pubblici privatizzati e misure contro l'austerity.

Alcune sue idee, come l'eliminazione dei contratti precari e l'università gratuita, gli hanno attirato le simpatie dell'elettorato giovane, portando a più di mezzo milione gli affiliati al Labour, e l'appoggio sulle reti sociali attraverso il gruppo militante Momentum. E a fargli guadagnare terreno insperato sui Tories ha contribuito l'appoggio di artisti di musica 'grime' e del cineasta Ken Loach, anche lui veterano socialista. Il regista, due volte Palma d'Oro a Cannes, ha anche firmato uno spot elettorale per il partito.
 

ULTIMI SONDAGGI.  Si allarga il vantaggio dei conservatori della premier britannica Theresa May sui laburisti: secondo un sondaggio ICM pubblicato dal quotidiano Guardian alla vigilia delle elezioni anticipate, May sarebbe in vantaggio di 12 punti percentuali attestandosi al 46%, un punto di vantaggio in più rispetto alla precedente rilevazione IMC/Guardian pubblicata il 5 giugno.

 

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