Domenica 07 Febbraio 2016 - 21:15

Regeni,il grido della sua Fiumicello: Vogliamo verità

L'ambasciatore al Cairo dichiara di aver visto il corpo con segni di violenza, percosse e tortura 

Fiaccolata a Fiumicello  in ricordo di Giulio Regeni

 "Giulio è morto per la libertà, ecco perché noi esigiamo giustizia". La piccola Fiumicello, 4.972 abitanti, alza la voce e chiede verità sulla morte del 'suo' Giulio Regeni. Senza urlare e senza bandiere, una richiesta ferma arriva da questo lembo estremo dell'Italia. La terra di Pier Paolo Pasolini, ispiratore del 28enne morto in circostanze ancora tutte da chiarire. "Ce ne fossero di ragazzi così, è morto per i suoi valori. Chiedo giustizia per lui e per quelli come lui. Dubito, credo, che questa giustizia arriverà" racconta un'amica della madre di quello che qui è per tutti Giulio.In oltre mille si sono ritrovati nella piazza davanti al municipio questa sera, poco prima delle 18, per una fiaccolata dedicata a Giulio. In attesa che il suo corpo torni alla sua terra, questo piccolo paesino ha reso omaggio a uno dei suoi giovani migliori. Lo ricorda Paolo Dean, sindaco dal 1999 al 2009, e che condivise il ruolo con Giulio, sindaco dei giovani dal 2001 al 2003: "Fu eletto dai compagni di scuola di medie ed elementari, facemmo venire insieme qui i bambini di Bucarest che vivevano per strada - ricorda Dean - dava segnali già allora di grandi capacità". Difficile da credere che uno così vada in posti pericolosi, "se è successo qualcosa, è stato a sua insaputa, era previdente, non se le andava cercare" garantisce Dean.

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"Da qui eleviamo una preghiera anche per chi si è macchiato di questo delitto" ha detto don Luigi Fontanot, parroco di Fumicello, "il martirio di Giulio ci propone la forza di entusiasmarsi nella ricerca della diversità". "Sacrificando la propria vita per chi è sacrificato nella libertà - ha proseguito - noi continueremo a chiedere il tuo aiuto". Più aspri i toni dell'attuale primo cittadino, Ennio Scridel: "La famiglia Degeni e questa comunità hanno pagato un prezzo enorme, tutti devono ora rimboccarsi le maniche perché portino chiarezza su questa vicenda - ha detto alla fine della fiaccolata - noi siamo indignati, vogliamo capire quanto accaduto, non vogliamo che i suoi pensieri siano dispersi nel vento". Il timore più forte qui, è che passata l'eco mediatica questa vicenda venga dimenticata in fretta.

Nelle parole dette sottovoce, in molti paragonano questa vicenda a quella di Valeria Solarin, la ragazza veneziana uccisa al Bataclan di Parigi il 13 novembre. "Giulio ha recitato la sua vita, non per gli applausi, ma per libertà" ha però garantito Scridel. "Giulio non lasci sola la tua famiglia e noi, perché resta la testimonianza di ciò che hai offerto" ha aggiunto don Luigi.

Per il resto oggi è stata a Fiumicello una giornata d'attesa, e di lutto. Finestre e negozi sbarrati, un tricolore listato a lutto, e tanti piccoli cartelli con su scritto 'Ciao Giulio'. Le lacrime sono state consumate nel privato delle case basse di questa pianura senza fine. Il mare vicino, in questi giorni di febbraio non sembra esistere. La foce dell'Isonzo e qualche cantina, circondano Fiumicello. Una chiesa bianca e poco più. E una casa vuota, quella dei Regeni, all'estremità est del Paese. Solo una transenna che impedisce l'accesso ai curiosi.

Stasera papà Claudio e mamma Paola Defendi sono tornati da Roma in aereo, atterrando all'aeroporto di Ronchi dei Legionari, accolti dalla presidente della Regione, Debora Serrachiani, in una sala riservata, prima di rientrare a Fiumicello. Poi tra qualche giorno sarà la volta del corpo, forse per un funerale di Stato. Le ipotesi si rincorrono, sulla data e sulla possibilità o meno che il rito sia celebrato nella chiesa di Fiumicello. Ma in cima a tutto ci sono l'orgoglio per quello che Giorgio è riuscito a fare, "mica ci vanno tutti a Cambridge". Ma il ricordo da solo non basta da queste parti, verità e giustizia devono arrivare. "Quanto accaduto è uno squarcio".

Dopo gli esiti dell'autopsia che ha rivelato che Regeni è stato ucciso da colpo alla testa, oggi l'ambasciatore italiano al Cairo, Maurizio Massari, a in Mezz'ora di Lucia Annunziata, ha raccontato di aver visto il cadavere del giovane all'obitorio del Cairo "sono subito andato lì - ha raccontato Massari - dove ho assistito alla scena drammatica del suo corpo che mostrava inequivocabili segni di violenza, percosse e tortura". 

Scritto da 
  • Dal nostro inviato Jan Pellissier
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