Sabato 07 Maggio 2016 - 08:45

Caso Regeni, investigatori italiani domani al vertice al Cairo

Partenza per l'Egitto degli inquirenti per fare il punto sulle indagini

Regeni, investigatori italiani domani al vertice al Cairo

 Arriveranno al Cairo oggi gli inquirenti italiani che domani incontreranno i colleghi egiziani per fare il punto sulle indagini sulla morte di Giulio Regeni. In partenza un funzionario dello Sco e un ufficiale del Ros che hanno seguito l'inchiesta fin dal principio con una lunga permanenza in Egitto che si è interrotta solo all'inizio del mese scorso. Intanto sono iniziate le verifiche sui cinque tabulati telefonici spediti ai pm di Roma dal procuratore generale della Repubblica Araba d'Egitto, Ahmed Nabil Sadeq, che segue il caso e ha ufficialmente invitato Sco e Ros all'incontro di domani. I tabulati verificati in queste ore dagli inquirenti sono solo una parte dei 13 richiesti il mese scorso nella rogatoria firmata dal procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone e dal pm Sergio Colaiocco, responsabili delle indagini in Italia.

 Tra i cinque tabulati inviati a piazzale Clodio dai pm del Cairo c'è anche quello del cellulare di Mohamed Abdallah, capo del sindacato degli ambulanti egiziani. Abdallah era una delle persone con le quali Giulio era in contatto per i suoi studi. Entrambi erano presenti alla riunione sindacale di metà dicembre durante la quale, secondo quanto raccontato da Giulio ad alcuni amici, il ricercatore friulano era stato fotografato da uno sconosciuto. Chi indaga non esclude che proprio quella riunione, la prima dopo due anni di silenzio del sindacato, possa aver attirato su Giulio attenzioni che ne hanno segnato il destino, anche perché il giovane era uno dei pochi, se non l'unico partecipante europeo all'incontro. I dati del traffico telefonico di Abdallah, insieme ai tabulati di altri quattro telefoni, sono ora all'attenzione degli specialisti che verificheranno i contatti tra le cinque utenze e il telefono di Giulio nei giorni che ne hanno preceduto la scomparsa e la morte. La documentazione che è arrivata nell'ufficio di Colaiocco, fa seguito alla rogatoria partita lo scorso 14 aprile, pochi giorni dopo l'incontro fallimentare che si tenne il 7 e l'8 a Roma, tra gli inquirenti italiani e i colleghi cairoti.
 

La richiesta di acquisizione atti partita da Roma era divisa in tre parti. I pm chiedevano tutte le dichiarazioni testimoniali sia sulla scomparsa e il ritrovamento del corpo del ricercatore friulano, sia sulla presunta banda di cinque criminali, tutti morti in una sparatoria, che secondo l'Egitto avrebbe avuto un ruolo nella vicenda. La procura chiedeva  venissero trasmessi a Roma i verbali e l'audio di tutte le persone sentite, compresi i parenti dei criminali uccisi. Il secondo punto riguardava i tabulati telefonici, già chiesti in più occasioni, e la terza richiesta era legata ai dati delle celle telefoniche dei quartieri dove Giulio viveva ed è scomparso il 25 gennaio, prima di essere torturato e ucciso.
Troppi i pezzi che mancano ancora all'appello mentre dall'Egitto, tre mesi dopo la morte di Giulio, scarseggia la collaborazione e non arrivano, ancora, piste credibili sull'omicidio.

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