Mercoledì 30 Marzo 2016 - 07:15

Regeni, la famiglia denuncia: in bilico rapporti Roma-Cairo

I genitori: "Il suo volto era irriconoscibile". Gentiloni: "Servono risposte convincenti"

Paola Regeni, il senatore Luigi Manconi, Claudio Regeni e la legale Alessandra Ballerini

Un viso "piccolo piccolo", su cui era stato fatto un male difficile da immaginare. Tanto che, in obitorio, l'unico modo di riconoscere Giulio Regeni era attraverso "la punta del suo naso". Queste sono le parole di Paola, la madre del ricercatore ucciso in circostanze ancora da chiarire al Cairo due mesi fa. La signora Paola, assieme al marito Claudio, hanno parlato ieri nel corso di una conferenza stampa convocata al Senato da Luigi Manconi, presidente della Commissione per i diritti umani.

GENTILONI: SERVONO RISPOSTE CONVINCENTI. "La fermezza e la dignità dei genitori di Giulio Regeni sono davvero esemplari. Motivo in più per le istituzioni per insistere con coerenza e altrettanta fermezza. Sulle risposte egiziane sentiremo in primo luogo le valutazioni del procuratore Pignatone. Se non abbiamo risposte convincenti, compiremo i passi conseguenti". Così il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, intervistato dal 'Corriere della Sera', risponde all'appello lanciato ieri da Paola e Claudio Regeni, che hanno chiesto una "forte risposta" del governo se dalle autorità del Cairo non venissero novità sostanziali sulla morte del figlio. Cosa vogliamo esattamente dal governo egiziano? "La verità, ossia l'individuazione dei responsabili - ha risposto il capo della diplomazia italiana - Ci si può arrivare da un lato esercitando una pressione politico diplomatica costante, cosa che abbiamo fatto e stiamo facendo e che costituisce un deterrente contro verità di comodo, dall'altro con una collaborazione investigativa".

'NON E' UN CASO ISOLATO'. La conferenza, iniziata con la bandiera gialla di Amnesty International che chiede 'Verità per Giulio', si è sviluppata su tre grandi linee: il vissuto della famiglia, le indagini sulla morte, le ripercussioni sul piano diplomatico. "Quello che è successo a Giulio non è un caso isolato", ha sottolineato la madre. "Cos'è? Un caso di morbillo, di varicella?", ha domandato retoricamente all'inizio della conferenza. "Forse erano le idee di Giulio?", ha continuato la madre. Il ragazzo, ha spiegato il padre, stava passando "un periodo molto felice della sua vita, sia dal punto di vista di vista personale che del lavoro" e aspettava la data del ritorno dall'Egitto, il 22 marzo.

IL BLOCCO DEL PIANTO. La madre ha detto di non riuscire più a piangere, di avere "un blocco totale". La donna normalmente piange parecchio in altri momenti, "ascoltando una canzone in macchina" o "commuovendomi guardando l'immagine disegnata da un bambino". Ora no.  "Forse - ha detto la signora - mi sbloccherò quando riuscirò a capire cosa è successo a mio figlio". "Alla peggior persona al mondo non augurerei quello che è successo a Giulio", ha aggiunto. La terribile esperienza della madre, che ha dovuto riconoscere suo figlio sfigurato dalle torture, ha percorso più volte la sala dedicata alle vittime di Nassiriya del Senato. La famiglia e i suoi legali aveva considerato l'ipotesi di portare qui una foto del cadavere di Giulio, mettendo il pubblico davanti alla nuda verità delle torture. Alla fine, però, hanno preferito non farlo.

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LA 'GROTTESCA' VERSIONE EGIZIANA. Sul fronte delle indagini, viene rigettata con forza una delle ultime versioni avanzate in Egitto, secondo cui una gang di 5 uomini avrebbe ucciso il giovane ricercatore. Come ha ricordato il senatore Manconi, con amara ironia, questi uomini sono "tutti infallibilmente morti", "tutti infallibilmente incapaci di dire una parola", e "amavano travestirsi da poliziotti". I genitori, ha proseguito Manconi, avevano già previsto che una ricostruzione simile sarebbe potuta arrivare, "con tratti grotteschi", per attribuire l'omicidio a "colpevoli qualsiasi". Ieri mattina si è proceduto al riconoscimento degli effetti personali di Giulio, che secondo quest'ultima ricostruzione sarebbero stati ritrovati nella casa della sorella di uno dei delinquenti uccisi.

GIULIO NON ERA 007, NE' SI DROGAVA. Durante la conferenza stampa sono state negate con forza due altre ipotesi circolate negli ultimi giorni. L'esame tossicologico sul cadavere di Giulio Regeni dimostra che era "il ragazzo più pulito del mondo", ha sottolineato la legale della famiglia Regeni, Alessandra Ballerini. Non viene dato credito nemmeno all'ipotesi che il giovane ricercatore lavorasse con i servizi segreti, magari anche solo saltuariamente. "Avevamo dei contatti abbastanza sicuri, frequenti e anche, profondi, intimi, con nostro figlio: ci raccontava anche con chi aveva contatti al Cairo - ha spiegato il padre Claudio - nessuna di queste informazioni lasciava capire, nemmeno lontanamente pensare, ad un lavoro sotto banco" con i servizi segreti.

L'APPUNTAMENTO DEL 5 APRILE. La legale della famiglia Regeni ha anche ricordato che le autorità egiziane hanno fatto "una piccola marcia indietro soltanto grazie alla mobilitazione che c'è stata del Paese". Proprio per questa ragione, l'avvocato e la famiglia continueranno a fare pressione sull'opinione pubblica in vista di martedì prossimo, 5 aprile, quando si confronteranno a Roma magistrati e investigatori italiani e egiziani. "Se il 5 aprile sarà una giornata vuota - ha sottolineato la madre Paola -, confidiamo in una risposta forte del nostro Governo".

IL RICHIAMO DELL'AMBASCIATORE. Clamorose misure, che il Governo dovrebbe adottare se Il Cairo non collaborasse, sono state illustrate dal senatore Manconi. La prima potrebbe essere il richiamo - da non confondere con il ritiro - dell'ambasciatore italiano in Egitto, che servirebbe "per far comprende come il nostro Paese segue questo caso, considerandolo elemento discriminante" nelle relazioni tra Roma e Il Cairo. Una seconda misura potrebbe essere la "revisione delle relazioni diplomatico-consolari". Infine, per Manconi, l'unità di crisi della Farnesina potrebbe considerare "non sicuro" l'Egitto. In questo modo, ha sottolineato il senatore, "si avrebbero effetti non insignificanti sui flussi turistici verso quel Paese".

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Scritto da 
  • Matteo Bosco Bortolaso
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