Mercoledì 24 Febbraio 2016 - 14:00

Regeni, Egitto: Vendetta personale. Ira Gentiloni: Ora verità

L'Egitto parla di difficoltà a individuare il movente ma evita di citare il coinvolgimento delle forze di sicurezza

Roma, Sit-in in memoria di Giulio Regeni

"Un movente criminale o il desiderio di una vendetta personale". Questa l'ultima verità del Cairo sulla morte di Giulio Regeni, il ricercatore friulano scomparso la notte del 25 gennaio in Egitto e ritrovato il 3 febbraio sull'autostrada Il Cairo-Alessandria. Ma l'annuncio della nuova pista fa scattare l'immediata reazione del governo italiano. Il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, rispondendo al question time a Montecitorio ha detto: "Non ci accontenteremo di una verità di comodo né di piste improbabili, come quelle evocate oggi dal Cairo". Gli agenti italiani impegnati al nelle indagini sulla morte di Giulio Regeni, ha sottolineato  che "devono avere accesso a tutti i documenti sonori e filmati e a tutti gli atti del processo nelle mani della procura di Giza".

E ancora: "Il governo trasmetterà richieste specifiche su questo attraverso i canali diplomatici. Lo dobbiamo alla famiglia di Regeni e alla dignità del nostro Paese". In queste settimane si sono susseguite più ipotesi investigative mentre l'Italia è in attesa del dossier dei magistrati egiziani. Il ministro Gentiloni infatti ha affermato: "L'Italia chiede semplicemente a un Paese alleato la verità e la punizione dei colpevoli. Non ci accontenteremo di una verità di comodo né di piste improbabili, come quelle evocate oggi dal Cairo".

Nel 'bollettino' egiziano sulle novità investigative non viene citato alcun coinvolgimento delle forze di sicurezza dopo che sia il ministero dell'Interno sia quello degli Esteri del Cairo avevano smentito tale ipotesi. "Malgrado il costante lavoro del team investigativo e malgrado questo non sia finora riuscito ad individuare il colpevole o il movente, i dati e le informazioni disponibili portano a tutte le piste compresa quella criminale o quella della vendetta per motivi personali; tanto più che l'italiano aveva goduto di molte relazioni nei dintorni della sua abitazione e per la quanto riguarda la sua attività di ricerca universitaria", scrive l'ambasciata egiziana in Italia in una nota, "il ministero dell'Interno ribadisce la volontà di giungere alla verità ed individuare i colpevoli al fine di consegnarli alla giustizia; c'è una stretta collaborazione fra gli apparti di sicurezza egiziani e il team investigativo italiano presente sul territorio egiziano dal 5 febbraio per seguire le indagini. Sono stati svolti molteplici incontri e riunioni con il team italiano, condividendone le informazioni e rispondendo a tutte le loro richieste. Il ministero dell'Interno continua gli sforzi per svelare il movente con estrema priorità, collaborando con gli apparti di sicurezza italiani ed informando l'opinione pubblica sugli sviluppi". "Il ministero dell'Interno presenta le sue condoglianze ai familiari e al popolo italiano amico", afferma l'ambasciata egiziana, che parla di "sforzi senza interruzione per svelare l'andamento dell'uccisione del giovane italiano Giulio Regeni. Alla luce dei rapporti forti fra i nostri Paesi, il ministero ci tiene ad informare l'opinione pubblica egiziana ed italiana degli sviluppi del caso, soprattutto per il fatto che alcuni insistono ad anticipare i risultati delle indagini, continuando a diffondere dicerie ed informazioni errate senza prove riportate sui giornali stranieri, al solo scopo di fare un scoop giornalistico, rappresentando un depistaggio che influisce sulle indagini".

Intanto, domani a Roma, davanti all'ambasciata italiana, è stato organizzato un sit-in per 'verità e giustizia' su Giulio Regeni. Anche Anmesty International ha lanciato la campagna #veritàpergiulioregeni e ieri, in occasione della presentazione del Rapporto annuale 2015-2016, il portavoce Riccardo Noury è tornato sull'argomento: "L'Egitto deve dare una risposta chiara all'Italia. Non ci accontenteremo di niente di meno della verità - ha detto -. In quel Paese purtroppo la tortura è una prassi ancora molto utilizzata, le nostre istituzioni non possono accettare risposte posticce. Lotteremo finché non sapremo come è morto Giulio".

Scritto da 
  • Denise Faticante
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