Martedì 09 Febbraio 2016 - 11:45

Regeni, Egitto respinge accuse: Non era stato arrestato nè fermato

Dalla Vedova: Non è mai arrivato da amici. Amnesty invita Italia a mettere da parte interessi economici

Ricordo di Giulio Regeni ad ambasciata Italia al Cairo

"La Polizia e l'intelligence militare" egiziane "hanno escluso che Giulio Regeni fosse stato fermato o arrestato. In quei giorni infatti si è diffusa la notizia del fermo di uno straniero, risultato poi un cittadino americano rilasciato dalle Autorità locali".  Lo ha riferito il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova rispondendo alle interpellanze dei deputati in commissione Esteri alla Camera. "Anche la ricerca presso gli ospedali del Cairo - ha aggiunto - non ha dato alcun esito".

MAI RAGGIUNTO AMICI. "Il 25 gennaio Regeni era atteso per cena da alcuni amici presso un ristorante del capitale, ma non è mai giunto al luogo dell'appuntamento". Lo ha riferito il sottosegretario agli Esteri. E' stato il professore Gennaro Gervasio, suo amico, che ha spiegato "che non vedendolo arrivare si è allarmato e - tra le 22.30 e le 23.00 della stessa sera - ha avvisato la nostra Ambasciata". Il professor Gervasio, amico di Giulio che aspettava il ragazzo per cena, "ha riferito all'Ambasciata di avere ripetutamente provato a chiamare Giulio tra le 20:18 e le 20:23, senza ottenere risposta; a partire dalle 20:25, invece, il cellulare del ragazzo risulta spento". Lo ha riferito Benedetto Della Vedova rispondendo alle interpellanze dei deputati in commissione Esteri alla Camera. "Gervasio - ha aggiunto - gli aveva infatti parlato telefonicamente verso le 19:40".

AMBASCIATORE EGITTO: VOGLIONO ROVINARE RELAZIONI. "Chi ha commesso questo crimine - il corpo è stato fatto ritrovare nel giorno della visita in Egitto del vostro ministro Guidi - vuole colpire le relazioni tra Italia ed Egitto. Puntare il dito, senza alcuna prova, contro le nostre forze di sicurezza, è inaccettabile. Anche noi come il vostro governo, come i genitori di Giulio, come i suoi amici abbiamo solo voglia di arrivare alla verità, senza nascondere nulla. Ed è per questo che per la prima volta nella storia del nostro Paese abbiamo accettato di affiancare un team di investigatori italiani a quelli egiziani. Dateci tempo e troveremo i responsabili di questo atto orrendo". Lo dice a 'Il Messaggero' l'ambasciatore egiziano in Italia, Amr Helmy, commentando la morte del giovane studente friulano al Cairo. "Giulio Regeni non è passato mai nemmeno per un istante nelle mani di alcun apparato di sicurezza egiziano. E se mai qualcuno vuole insistere che invece sia stato vittima di agenti di stato dovrebbe chiedersi perché non hanno fatto sparire il corpo. Non sarebbe stato certo difficile. Con questo non voglio dire che questo possa avvenire", ha spiegato il diplomatico. Helmy ha promesso di voler cercare "la verità senza alzare polveroni su tutta la storia egiziana perché non aiuta nessuno. La mia promessa è che non nasconderemo mai, mai, mai, la verità sulla morte di Giulio così come non permettereno a nessuno di distruggere le relazioni tra noi e voi".

AMNESTY: ITALIA METTA DA PARTE INTERESSI. "Il governo italiano ha l'obbligo di pretendere la verità sul caso Regeni. E per verità non intendo una versione ufficiale, ma la verità. Quando i governi s'illudono di poter coltivare interessi economici a scapito di diritti umani, tutto va bene per loro finchè il morto non ce l`abbiamo noi". Così Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, è intervenuto ai microfoni della trasmissione "Il mondo è piccolo", condotta da Fabio Stefanelli su Radio Cusano Campus, emittente dell`Università Niccolò Cusano, in merito all'assassinio di Giulio Regeni in Egitto. "Se finora abbiamo tollerato che migliaia di egiziani facessero la stessa fine di Regeni - ha aggiunto Noury -, questa volta credo il governo debba fare due conti e capire se i diritti umani debbano essere sacrificati di fronte a interessi economici o se c'è una via di mezzo tra politica economica e politica etica".

"Il rischio - ha poi spiegato Noury - è che si prenda per buona una versione ufficiale che sicuramente ammetterà la responsabilità di qualcuno che risponde all`apparato dello Stato egiziano, ma che si tenderà a circoscrivere utilizzando luoghi comuni come le 'mele marce' o le 'pecore nere', senza risalire fino alla catena di comando. La tortura è un fatto all`ordine del giorno in Egitto e non da oggi. Magari le stesse persone che torturavano sotto il governo di Mubarak, ora stanno torturando sotto il comando di Al Sisi, questo è il risultato dell`impunità. Oggi l'Egitto è un Paese simile al Messico, con i cadaveri trovati per strada con segni di torture, con l'impunità che supera il 90%, con casi di sparizione. Questo è l'Egitto di Al Sisi, cui l`Italia ha continuato a mandare armi. E' la politica utile contro la politica etica".

 

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