Lunedì 15 Febbraio 2016 - 16:30

Regeni, ambasciatore Egitto: Da media occidentali notizie errate

Il team investigativo italiano per il diplomatico riceve la massima collaborazione dalle autorità egiziane

Roma, Sit-in in memoria di Giulio Regeni

Poche notizie, a tratti confuse e molte delle quali smentite dalle autorità egiziane. La morte di Giulio Regeni, il ricercatore friulano trovato morto in Egitto continua ad essere avvolta ancora da numerosi dubbi. E mentre il pool degli investigatori inviati al Cairo lavora in concomitanza con i magistrati romani, l'ambasciatore in Italia, Amr Helmy, alza la voce per smentire le notizie dei media occidentali.

L'INCHIESTA. Giulio Regeni era in contatto ogni giorno attraverso il suo pc con una trentina di persone: con email, chat e conversazioni sui social il ricercatore manteneva i contatti con amici, parenti, fidanzata e docenti, tanti dei quali vivevano lontani da lui. Il pc del giovane è ora al vaglio degli investigatori italiani che cercano tra i documenti, le conversazioni intrattenute dal giovane e la grande quantità di dati contenuta nel portatile, indizi che aiutino a fare luce sull'omicidio. Intanto in settimana saranno a disposizione degli inquirenti i primi esiti dell'autopsia. E proprio oggi è stata formalizzata la rogatoria con cui la procura di Roma chiede copia degli atti delle indagini sulla morte di Giulio Regeni ai colleghi egiziani. Chi indaga spera di poter presto avere visione dei materiali delle indagini avviate al Cairo dopo il ritrovamento del corpo di Giulio, il 3 febbraio scorso. Il pm Sergio Colaiocco, che coordina l'inchiesta a carico di ignoti per omicidio, ha chiesto di poter vedere anche tutti i video delle telecamere di sorveglianza dell'area dove presumibilmente Giulio si è mosso la sera del 25 gennaio, prima che ne fosse denunciata la scomparsa. Richiesti anche i video della raccolti nelle stazioni della metropolitana che avrebbe dovuto prendere Giulio per arrivare all'appuntamento con Gennaro Gervasio al quale non arrivò mai. I video sono stati già analizzati dagli inquirenti egiziani secondo i quali il giovane non comparirebbe nelle immagini di sorveglianza. Nell'indagine sull'omicidio ci sono al momento poche certezze. Una è che Giulio non sia stato preso a casa sua. La seconda è che, considerata la vita che Giulio faceva e le torture che ha subito prima della morte, il giovane non sia stato vittima di rapina, o criminalità comune.

AMBASCIATA D'EGITTO. Oggi, in un comunicato stampa, l'ambasciatore in Italia, Amr Helmy, ha esternato fastidio sulle informazioni uscite dai media occidentali che, secondo Halrmy, "hanno pubblicato informazioni completamente errate e poi riportate sulla stampa italiana, mettendo in dubbio le fonti dei mass-media, soprattutto per il fatto che nessuno degli investigatori egiziani o italiani ha rilasciato dichiarazioni". Non solo. Helmy rifiuta "qualsiasi accusa riguardante il colpevole perchè significa giungere ai risultati delle indagini senza avere prove o informazioni fornite dagli stessi investigatori egiziani o italiani". L'Ambasciatore nega fortemente "che il giovane sia stato arrestato dagli apparati di sicurezza egiziani come citano alcune fonti dei media".

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  • redazione web
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