Lunedì 05 Dicembre 2016 - 19:30

Renzi congela dimissioni: attende l'ok alla manovra

Il capo dello Stato chiede al premier di rimandare l'addio formale e assicura: "La nostra è una democrazia solida". Salvini e M5s esultano dopo la sconfitta del premier: "Si vada subito al voto"

Referendum, Renzi non formalizza le dimissioni in Cdm: attenderà l'ok alla manovra

Matteo Renzi congela le sue dimissioni fino a mercoledì. Il premier, che non ha formalizzato in Cdm la sua decisione, pur ribadendo la volontà politica di lasciare Palazzo Chigi, ha manifestato al capo dello Stato, Sergio Mattarella, l'intenzione  di rimettere il mandato. Il suo addio diventerà formale dopo l'approvazione della legge di bilancio in Senato ponendo la questione di fiducia, per la quale il ministro per i rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi ha ottenuto oggi l'autorizzazione.

La manovra dovrebbe infatti essere licenziata mercoledì stesso, e a seguire Renzi affronterà la direzione del Partito Democratico da premier dimissionario.

LAR RICHIESTA DI MATTARELLA. "Il presidente della Repubblica, considerata la necessità di completare l'iter parlamentare di approvazione della legge di bilancio onde scongiurare i rischi di esercizio provvisorio, ha chiesto al Presidente del Consiglio di soprassedere alle dimissioni per presentarle al compimento di tale adempimento", si legge nello specifico in un comunicato del Quirinale.

Nel corso dell'incontro, scrive il Quirinale, "il presidente del Consiglio, a seguito dell'esito del referendum costituzionale tenutosi nella giornata di ieri, ha comunicato di non ritenere possibile la prosecuzione del mandato del Governo e ha pertanto manifestato l'intento di rassegnare le dimissioni". Comunicazione alla quale Mattarella ha risposto appunto chiedendo di soprassedere fino al via libera alla manovra.

Renzi già in mattinata era stato ricevuto al Quirinale per un colloquio informale con il presidente della Repubblica. In questa occasione il capo dello Stato ha sottolineato che "la nostra è una democrazia solida" e che "l'Italia è un grande Paese con tante energie positive al suo interno". "Anche per  questo - ha aggiunto Mattarella - occorre che il clima politico, pur nella necessaria dialettica, sia improntato a serenità e rispetto reciproco".

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IL NODO MANOVRA. Dimissioni sul tavolo di Mattarella e governo al lavoro per "completare l'iter di una buona legge di Stabilità". Renzi, raccontano fonti parlamentari, non avrebbe intenzione di rimanere un giorno in più del necessario a palazzo Chigi. Ecco, quindi, che tra Governo, palazzo Madama e il Quirinale si lavora per approvare il testo - che deve essere esaminato dall'assemblea del Senato dopo essere stato approvato dalla Camera - nel più breve possibile blindando il provvedimento con la fiducia. Il testo, viene spiegato, potrebbe già essere approvato nella giornata di mercoledì, prima della riunione della direzione del Pd.

PADOAN E GRASSO IN POLEIl dopo Renzi è affidato al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. E' lui il garante della transizione, riconosciuto come tale anche dall'opposizione, dal M5S a Sinistra italiana. Per evitare un ritorno immediato alle urne esplorerà il tentativo di varare un governo di scopo che affronti il nodo di una nuova legge elettorale. In pole per l'incarico ci sono, per un esecutivo a carattere più tecnico, l'attuale ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan e, per un governo più istituzionale, il presidente del Senato Piero Grasso. 

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LA DEBACLE. Chiusi i seggi, alla fine, il risultato è inequivocabile: Il Sì si ferma poco sopra il 40%, il No sfiora il 60%. A mezzanotte in punto, il premier sfodera il miglior sorriso di cui è capace in queste circostanze e annuncia: "Salirò al Quirinale e rassegnerò le mie dimissioni". Perché, spiega, "volevo tagliare le poltrone e non ce l'ho fatta. Perciò la prima che salta è la mia". E aggiunge: "Io ho perso. Nella politica italiana non perde mai nessuno, ma io sono diverso". A metà discorso tradisce per un momento l'emozione: "Ho perso, e lo dico con un nodo in gola perché non sono un robot".

I DATI. Questi i dati finali con cui gli italiani hanno bocciato la riforma costituzionale. Il No ha raggiunto quota 59,95%, il Sì è arrivato al 40,05%. Il risultato, calcolato su 61.546 sezioni su 61.551, non comprende il voto dei connazionali all'estero. Questa la percentuale di votanti per regione: la piu' alta affluenza in Veneto (76,66%), mentre la piu' bassa si registra in Calabria (54,43%), in Italia tutta 68,48%. Poi Piemonte 68,48%, Valle d'Aosta 71,90%, Lombardia 74,22%, Trentino-Alto Adige 72,23%, Veneto 76,66%, Friuli-Venezia Giulia 72,51%, Liguria 69,73%, Emilia-Romagna 75,93%, Toscana 74,45%, Umbria 73,47%, Marche 72,84%, Lazio 69,17%, Abruzzo 68,74%, Molise 63,92%, Campania 58,89%, Puglia 61,71%, Basilicata 62,87%, Calabria 54,43%, Sicilia 56,65%, Sardegna 62,44%.

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