Martedì 09 Agosto 2016 - 19:15

Referendum, Boschi: Chi propone il No butta via lavoro Parlamento

"Non è una riforma perfetta, lo ammetto". Così Il ministro per le Riforme ha parlato al convegno del 'Perché sì'

Maria Elena Boschi presenta il magazine "Strade" dedicato al Si

 "Abbiamo scelto di rispettare in toto la procedura prevista dall'articolo 138 della Costituzione per modificarla. Questo ha significato scegliere la strada più dura, un impegno notevole. Ma ora è un elemento di forza anche rispetto a chi propone di votare No, buttando via due anni di lavoro e ricominciare daccapo, immaginando che ci sia una maggioranza per una riforma diversa. Ma questo vuol dire non rispettare il lavoro che il Parlamento ha fatto: sei votazioni con maggioranze che hanno sfiorato il 60%. Un dibattito vero". Così la minsitra delle Riforme Maria Elena Boschi durante un convegno all'Hotel Nazionale a Roma sulla riforma della Costituzione che sarà sottoposta a referendum confermativo il prossimo autunno. La ministra ha partecipato al convegno del 'Perché sì' presentando il numero bimestrale luglio/agosto delle rivista 'Strade'. Il tema centrale è stato appunto 'Perché sì. meglio la riforma dello status quo.  Il referendum costituzionale, il futuro delle istituzioni e il rischio dell'ennesimo nulla di fatto".

"Non è una riforma perfetta, sono la prima ad ammetterlo", ha aggiunto la ministra Boschi sottolineando "che uno degli elementi fondamentali è la consapevolezza del contenuto della riforma costituzionale e, quindi, la consapevolezza per i cittadini della scelta che dovranno compiere".

"A prescindere dalla simpatia o dall'antipatia che si può avere per questo governo, si tratta di un voto per la democrazia e per le prossime generazioni del nostro Paese", ha aggiunto Boschi. "Stavolta credo che potremo riuscire a cambiare passo, con il Sì al referendum. L'appello fatto dal Governo è per un voto che riguarda il futuro del Paese - ha sottolineato Boschi -. Non per i prossimi sei mesi, ma per i prossimi trent'anni".
"Mi auguro che nel 2026 non si debba discutere dell'ennesima riforma che non è andata a buon fine. Auguriamoci che nel 2026 non ci siano gli stessi che, negli ultimi decenni, hanno spiegato come si fanno le riforme senza mai riuscirci, a dirci che in sei mesi si può fare una riforma. Auguriamoci che non accada", ha auspicato la ministra.  Boschi faceva riferimento ad un precedente intervento del convegno, quello del sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova. "Feci la campagna per il Sì nel 2006, per una riforma elettorale che non avevo votato in Parlamento ma che appoggiavo - ha raccontato Della Vedova -. Pensavo che quella riforma avrebbe fatto fare un passo avanti al Paese in efficacia ed efficienza. Sono passati dieci anni, la riforma del 2006 non è stata approvata dal referendum, e ora non vorrei che ci ritrovassimo nel 2026 a dire 'Ah, la riforma della Boschi era molto meglio di quella di adesso'". Secondo il sottosegretario, "questa riforma ci fa fare un passo avanti".
 

"Mi rincuora un po' pensare che, anche quando venne  approvata la Costituzione, nel 1948, non mancarono le voci critiche. Addirittura alcuni avevano nostalgia per lo Statuto albertino". Ammettendo dunque che la riforma costituzionale di oggi non è perfetta, Boschi ha parlato delle critiche alla carta fondamentale repubblicana. "Senza arrivare agli estremi di Salvemini", secondo cui "le sole buone norme della Carta erano quelle che consentivano la modifica della Costituzione stessa", lo stesso Meuccio Ruini, che presiedeva la commissione per la costituzione, "invitava a farla la legge di riferimento, ma non un idolo, nella consapevolezza che poteva essere messa in discussione". Quindi, ha concluso Boschi, "oggi si è nel solco dei padri costituenti".

Al termine della giornata, Boschi in una nota ha voluto precisare che la frase "chi non rispetta il lavoro parlamentare" era riferita a coloro che" oggi chiedono di ripartire da capo con il percorso delle riforme in Parlamento" e non ai cittdaini che "legittimamente decideranno di votare No al referendum".

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