Martedì 13 Settembre 2016 - 17:30

Referendum, ambasciata Usa per Sì. Di Maio: Renzi come Pinochet

Leader M5S confonde il Cile col Venezuela: "Errore mio". Bersani: Se cose stanno così voterò no, Pd è casa mia"

Ambasciatore Usa in Italia John Philips

E' polemica dopo le dichiarazioni sul referendum dell'ambasciatore Usa John Philips che si schiera con il Sì. Gianni Cuperlo, uno dei leader della minoranza Pd, parla di "ingerenza grave". E Luigi Di Maio (M5S), vicepresidente della Camera, paragona Renzi a Pinochet.

USA PER IL SI'. Il referendum sulla riforma costituzionale costituisce "una grande opportunità per la stabilità" dell'Italia ma, se vincesse il No, ci sarebbe il rischio di "un grande passo indietro" per gli investimenti delle aziende americane nel nostro Paese. Lo ha detto l'ambasciatore degli Stati Uniti in Italia, John Phillips, intervenendo ad un convegno al Centro studi americani, a Roma, con il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. "Rispetteremo la decisione", qualunque essa sia, ha comunque sottolineato l'ambasciatore, ma "i manager delle aziende Usa stanno seguendo da vicino le possibili conseguenze del referendum".

FITCH E IL RATING. Una eventuale vittoria del 'No' al referendum costituzionale in Italia sarebbe negativo per l'economia del Paese e per il suo merito di credito. Lo ha detto Edward Parker, managing director di Fitch, durante una conferenza a Londra, secondo quanto riporta il sito di Reuters.

CUPERLO: INGERENZA GRAVE. "L'ambasciatore americano a Roma ha spiegato oggi che una vittoria del No al referendum costituzionale rappresenterebbe un brusco passo indietro per l'Italia e subito dopo ha aggiunto che tra le conseguenze il Paese perderebbe parte degli investimenti esteri possibili. Quelli destinati ad arrivare in caso di successo della riforma. Mi pare un'ingerenza grave nelle vicende interne di un alleato. Ma al netto del giudizio diverso che si può avere nei confronti della riforma e delle sue ricadute penso che sulla inopportunità di questo intervento dovrebbero convergere tutti". Lo scrive su Facebook Gianni Cuperlo. 

"Che sia la Confindustria a spiegare che dal Sì o dal No dipendono non so bene quanti punti di Pil può spiacere. Ma che l'ambasciatore statunitense in Italia alluda a una possibile ritorsione finanziaria dovrebbe suggerire per primo al governo di raffreddare il clima e chiedere maggiore rispetto. In fondo Renzi ha ragione a ripetere spesso che siamo un grande Paese. Vediamo di darne prova anche nello stile. Il paragone di Luigi Di Maio tra il premier Renzi e Pinochet rappresenta una deriva di linguaggio intollerabile, sbagliata e pericolosa - sottolinea il leader di Sinistradem campo aperto - Di Maio è molto giovane e ha davanti a sé una carriera radiosa. Anche per questo dovrebbe riflettere (e poi riflettere, e ancora riflettere) prima di usare espressioni che non sono soltanto offensive ma profondamente irresponsabili. E il principio di responsabilità per una classe dirigente conta molto. A cominciare dalle parole".

DI MAIO ATTACCA RENZI . "Il referendum di ottobre, novembre o dicembre (ci faccia sapere la data, quando gli farà comodo) lui (Renzi ndr) stesso lo sta facendo diventare un voto sul suo personaggio che ha occupato con arroganza la cosa pubblica, come ai tempi di Pinochet in Cile. E sappiamo come è finita". Così Luigi Di Maio sul profilo facebook. Il leader M5S è però scivolato in un errore. In una prima versione del post pubblicato sul social network, ancora consultabile on line (nella cronologia delle modifiche), ha confuso il Venezuela con il Cile, Stato in cui ha operato il dittatore. 

In serata a "Politics" le scuse: "Un lapsus, l'ho scritto io ma l'ho corretto dieci minuti, me ne assumo la responsabilità. Era una provocazione, sono arrabbiato con Renzi per come ha occupato le istituzioni, ha fatto una legge elettorale per far eleggere i suoi".

BERSANI: VOTERO' NO. "Pd è casa mia, non ci penso assolutamente a tornare segretario. Io però penso che un segretario debba potersi rivolgere alla chiusura di una Festa dell'Unità in maniera amichevole a tutti i membri del partito". Lo ha detto l'ex segretario del Pd Pier Luigi Bersani, a 'diMartedì' su La7. "Se le cose stanno così voterò no", ha aggiunto.
 

Di Maio dà del Pinochet a Renzi ma confonde Cile con Venezuela

OPPOSIZIONI ALL'ATTACCO.  "Le dichiarazioni dell'ambasciatore Usa in Italia, John Phillips, in merito al referendum costituzionale che si dovrà tenere nei prossimi mesi rappresentano, e lo dico da atlantista convinto, un'ingerenza inaccettabile che rispediamo con decisione al mittente". Così Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia. "L'Italia è un Paese occidentale con una democrazia strutturata e matura - aggiunge - L'articolo 1 della nostra Carta fondamentale dice che 'la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione'. Il popolo, caro ambasciatore Phillips, è quello italiano!".

"La presa di posizione dell'ambasciatore John R. Phillips sul referendum italiano è un palese infortunio per la diplomazia degli Usa e anche controproducente per la causa sbagliata che sostiene. Da sempre amico degli Stati Uniti d'America e personalmente estimatore di Phillps, non posso che invitarlo a spiegare il suo sostegno alla riforma renziana davanti ai senatori degli Stati Uniti, il cui voto gli è stato indispensabile per assumere la sua attuale carica". Lo dichiara in una nota il senatore di Fi Lucio Malan.

"Quello dell'ambasciatore statunitense a Roma ci sembra un intervento irrituale e appare come una grave ingerenza negli affari interni di un altro Paese. Dopo le dichiarazioni dei  vertici di JpMorgan, Confindustria, Coldiretti, Marchionne, e alcuni articoli di organi della stampa internazionale, aggiungiamo anche il nome di John R. Phillips fra l'elenco di coloro che vogliono mortificare i principi cardine della nostra Costituzione per abbattere lo Stato sociale e favorire gli interessi di grandi gruppi di investimento stranieri". E' quanto affermano, in una nota congiunta, i deputati M5S della commissione Affari costituzionali ed Esteri alla Camera, in risposta alle dichairazioni dell'ambasciatore statunitense a Roma, John R. Phillips.

 "Dopo Marchionne residente in Svizzera oggi arriva anche il Sì dell'ambasciatore statunitense nel nostro Paese. Tutto naturalmente per l'interesse degli italiani. #noidiciamoNo". Lo scrive su Twitter Nicola Fratoianni, dell'esecutivo nazionale di Sinistra Italiana.

 

 

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