Lunedì 08 Febbraio 2016 - 11:00

Ranieri e il miracolo Leicester: O quest'anno, o mai più

Il tecnico svela i segreti della ricetta vincente dei 'Foxes', in vetta alla classifica della Premier League

Claudio Ranieri

"Alla squadra ho detto 'O quest'anno, o mai più'". Claudio Ranieri racconta la 'ricetta' con cui il Leicester, reduce dal successo in casa del Manchester City nel big match di sabato, sta sorprendentemente guidando la classifica di Premier League. "Io il nuovo Mourinho? Non lo so... non guardo a queste cose, penso al mio lavoro", ha chiarito il tecnico, ai microfoni di 'Radio anch'io Sport' su Radiouno. Riguardo il suo arrivo ad inizio stagione sulla panchina dei 'Foxes', Ranieri ha spiegato: "Qui in Inghilterra, quando devono scegliere un allenatore, ne pensano ad una decina e poi la rosa si restringe a 2-3. Ti chiamano e quello che li convince di più ottiene il lavoro. Al proprietario ho spiegato come vedevo la squadra, come volevo farla giocare, evidentemente sono stato il più convincente".

 "Il modello Leicester? Qui c'è il salary cup, per cercare di non far fallire le piccole squadre. Questa squadra si è salvata l'anno scorso. Più anni stai in Premier League, più puoi spendere. Il monte ingaggi era basso perché eravamo saliti dalla Serie B". "Il segreto delle nostre vittorie? Questa squadra si è salvata l'anno scorso giocando le ultime partite come disperati. Avevano un altro sistema gioco, io dalle prime amichevoli ho capito che andava cambiato qualcosa. Abbiamo cambiato gradualmente - ha continuato Ranieri - in modo che potessero stare comunque tranquilli. L'importante è che scendano sempre in campo da disperati, senza modificare l'atteggiamento". Sul mancato arrivo di Eder nel mercato di gennaio, il tecnico ha chiarito: "Ha preferito restare in Italia, forse ha pensato 'Arrivo, ed una volta che mi sono ambientato il campionato è finito'. Allora ci siamo detti di restare così, per non rompere l'equilibrio di uno spogliatoio che sta andando bene ed è compatto. Abbiamo deciso di andare avanti così e di soprassedere su altre operazioni". 

Ranieri ha poi rievocato la deludente parentesi sulla panchina della Grecia: "Purtroppo nel nostro mondo siamo pronti a dare subito delle etichette. Io non ero infastidito dallo scetticismo, ma dal pressapochismo. Volevo provare ad allenare una nazionale e dopo aver detto 'no' a tante offerte alla Grecia ho detto di sì. C'era da ricambiare tutto, ho potuto fare quattro partite, senza amichevoli, arrivavano giocatori stanchi e infortunati, potevo allenarli solo tre giorni prima delle partite. In questo modo, come poteva vincere un allenatore che doveva ricostruire? Ho fatto male la scelta, non il lavoro. E quello che avevo fatto prima, niente? Questo mi ha dato fastidio, il pressapochismo di chi giudica. Anche chi è arrivato dopo di me è andato via. Lì c'è una situazione drammatica". Sulle possibilità di arrivare al titolo di Premier: "Alla squadra ho detto che è una Premier talmente strana... Noi stiamo facendo bene, anche perché le altre non ingranano. Ai giocatori ho detto 'quest'anno o mai più', l'anno prossimo le altre squadre saranno davanti a noi. O entriamo dentro determinati o lasciamo stare tutti. I ragazzi vogliono fortemente vincere. Molti dicono che se battiamo l'Arsenal è fatta, ma ogni partita è difficile".

Ranieri e Pellegrini durante il match Manchester City-Leicester

 Tra i grandi protagonisti dei 'Foxes', l'attaccante Jamie Vardy: "Ha fatto gol in categorie inferiori, 3-4 anni fa il Leicester è stato preso per milione e sembrava una follia. In B ha fatto 16 gol, l'anno scorso 5-6, quest anno si è scatenato. Io l'ho lasciato libero. Alla squadra ho fatto capire quali sono i nostri pregi e i nostri difetti". "Se dovessi scegliere Champions con il Leicester o la Nazionale? Se si può fare tutte e due...", ha scherzato Ranieri che ha sottolineato la grande serenità dell'ambiente del Leicester.

"Quando son arrivato qui, ho trovato la positività vissuta ai tempi di Catanzaro come giocatore e di Cagliari come allenatore. Differenze tra allenare in Italia o in Inghilterra? Non è meglio o peggio, l'importante è avere una società alle spalle, una seria programmazione, poi tutto va come deve andare. In Italia quando le cose vanno male sembra che hai fallito tutto, in Inghilterra no. C'è più tranquillità in questo senso, giocatori sono più sereni, non ci sono polemiche sui giornali, si vive lo sport a 360 gradi. In Italia - ha proseguito - quando la squadra va male viene contestata, chiamata sotto la curva, allo stadio non ci va più nessuno. Qui, anche quando sei ultimo, ti applaudono, se ti impegni".
 

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