Giovedì 04 Agosto 2016 - 16:00

Pubblicità shock di scarpe: foto di modella come vittima di stupro

Contestatissima la campagna pubblicitaria di Eredi Corazza. L'azienda: Spot male interpretato

Pubblicità shock di scarpe: foto di modella come vittima di stupro

Lo scatto parla da solo: una donna è a terra, al buio, in mezzo alla strada. I jeans - strappati - sono abbassati, si vedono gli slip. La maglia è sollevata, le braccia sono lunghe sul corpo, in segno di resa. Ai piedi scarpe nere, con la zeppa. Anche la loro cerniera è abbassata. Potrebbe essere l'immagine shock di una campagna contro la violenza di genere e, invece, mentre il Paese fa i conti con gli ultimi due femminicidi di una lunga e triste lista, Eredi Corazza, azienda di Frascati specializzata nella vendita di scarpe, borse e accessori di fascia alta, la propone come scatto pubblicitario. La pubblicazione dell'immagine su Facebook ha, come prevedibile, scatenato le ire della rete e persino Ixos, l'azienda produttrice delle scarpe pubblicizzate ha preso le distanze, spiegando che la Eredi Corazza ha fatto tutto "in totale autonomia". "Ci scusiamo - scrive la Ixos - con chiunque si sia sentito offeso, indignato e negativamente colpito da questa pubblicazione".

Migliaia i commenti degli utenti del social network sotto la foto.  "Ma come si fa? In questo momento in particolare - scrive una donna - le pubblicità dovrebbero anche avere la responsabilità di messaggi sociali importanti". E, ancora: "Mimare la scena di uno stupro per pubblicizzare i vostri prodotti? Io vi segnalo subito", "Ma cosa vi viene in mente? Due femminicidi in due giorni e voi vi fate pubblicità con un'immagine cosi triste e ignobile? Ma chi vi cura la pubblicità? Vergogna....nn aggiungo altro". Decine le persone che hanno già presentato una segnalazione allo Iap, l'Istituto dell'autodisciplina pubblicitaria, ente privato che regolamenta la comunicazione commerciale per una corretta informazione del cittadino-consumatore e una leale competizione fra le imprese.

La Eredi Corazza, intanto, si è trincerata dietro il silenzio. Contattata telefonicamente, ha preso tempo e ha annunciato che nel pomeriggio pubblicherà su Fb un post nel quale spiegherà i motivi della scelta dello scatto incriminato. Fino ad allora, però, nessun commento.

LA REPLICA DELL'AZIENDA. "Prendiamo atto del fatto che la nostra immagine non sia stata apprezzata e affermiamo che sia stata mal interpretata". Così Eredi Corazza, azienda di Frascati specializzata nella vendita di scarpe, borse e accessori di fascia alta, risponde sulla sua pagina Facebook alle migliaia di critiche ricevute per aver pubblicato una fotografia pubblicitaria nella quale viene mostrata una modella come vittima di uno stupro. Nel lungo post l'azienda dedica ampio spazio alla descrizione dei loro prodotti ("standard qualitativi elevati"), dei loro clienti ("fidelizzate", "che amano prendersi cura della femminilità") e delle "anime giovani e passionali" che gestiscono la Eredi Corazza, cercando di "connettere sempre più l'Arte con il mondo della moda". E, ancora, decine di righe per spiegare che le immagini "sono finalizzate alla vendita del prodotto stesso", ma si basano su "ricerche stilistiche e canoni estetici" tali da spingere la stessa azienda "a nominare creativi espressionisti" di una certa fama.  Una ricerca, dicono, che "ha basi culturali più solide", legate "ai grandi movimenti artistici e pubblicitari che hanno da sempre fatto la storia".

Soltanto alla fine del lungo post la Eredi Corazza entra nel merito, seppur in modo non proprio chiaro: "In particolare - scrivono - l'impronta fotografica dello scatto ha alla base la fusione di: un pantalone di Saberi con cui sfilò nella sua ultima menswear e l'immagine della campagna pubblicitaria di Solestruck con cui presenta al mondo la prima collezione di scarpe maschili con tacco". Nelle ultime righe, visto che "l'immagine è ormai virale", compaiono le scuse a "tutte le persone che ne hanno risentito negativamente, in particolar modo" a "tutte le donne che si sono sentite toccate". Come dire, l'importante è che se ne parli.

Scritto da 
  • Elena Fois
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