Lunedì 04 Aprile 2016 - 17:45

Piombino, moglie vittima: Mio marito chiedeva aiuto con occhi

A Pomeriggio 5 la testimonianza della moglie della prima vittima dell'infermiera

Piombino, l'ospedale dove lavorava l'infermiera arrestata

"Quel mercoledì, tre giorni dopo il ricovero, mio marito si è svegliato. Era l'ora del pasto e mi ha riconosciuta, sembrava chiedermi aiuto con gli occhi". A raccontarlo a 'Pomeriggio 5' è Loretta Barbisan, di Rosignano Solvay (Livorno), moglie di Marco Fantozzi, considerato dagli investigatori la prima vittima di Fausta Bonino, l'infermiera dell'ospedale di Piombino in carcere a Pisa con l'accusa di aver ucciso 14 suoi ex pazienti con iniezioni di eparina. La moglie dell'uomo ricostruisce in collegamento con Barbara D'Urso quanto accaduto al marito. "La sera del 13 gennaio - racconta - era una domenica, mio marito si è sentito poco bene. Un anno prima aveva avuto un piccolo infarto, ma era seguito dai medici e le sue condizioni erano buone. Non voleva nemmeno che io chiamassi i soccorsi, ma ho telefonato ed è arrivata l'ambulanza".

Dopo i primi accertamenti Marco Fantozzi viene portato in ospedale a Piombino perché nè a Cecina, nè a Livorno c'è posto nel reparto rianimazione. "Lì - racconta Loretta - è iniziato il nostro Calvario". L'uomo viene intubato perché le sue condizioni sono gravi. Il mercoledì, però, si sveglia e i medici ipotizzano di fargli una tracheotomia per consentirgli di respirare senza l'uso delle macchine. "Mi chiedeva aiuto con gli occhi - dice la moglie - e mi ha fatto capire che aveva sete, ma non potevo dargli nulla da bere".

 

 All'improvviso, però, l'uomo - dipendente dell'Usl di Livorno - si addormenta e non si risveglierà più. Fantozzi muore la domenica successiva, ufficialmente per arresto cardiaco. "Ho saputo dai giornalisti - racconta la moglie a 'Pomeriggio 5' - che mio marito è considerato la vittima numero uno dell'infermiera". Per gli inquirenti ad ucciderlo potrebbe essere stata una dose massiccia di eparina, somministrata proprio dalla donna.

Eppure, dice Loretta, qualcosa di strano in quella settimana era accaduto. "C sono stati dei giorni in cui mio marito era pieno di bolle sanguigne e aveva sangue anche in bocca: I dottori non sapevano più cosa fargli. Addirittura pensavano che fosse allergico a qualche farmaco. Nemmeno il dermatologo si dava una spiegazione". Spetterà agli inquirenti chiarire ogni aspetto del decesso dell'uomo. "Voglio sapere la verità. So di essere una pedina in una gabbia di leoni - dice la donna commossa - ma voglio giustizia. Se ci sono state negligenze qualcuno deve pagare".
 

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  • redazione web
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