Martedì 16 Febbraio 2016 - 11:15

Petrolio, accordo Riyad-Mosca su produzione, ma nodo è Iran

Accordo in vista ma dalla Russia precisano: "Pronti a farlo se anche altri ci seguiranno"

Una raffineria di petrolio

L'accordo tra Arabia Saudita e Russia potrebbe non bastare a ottenere una stabilizzazione dei prezzi del petrolio. I due Paesi, insieme con Qatar e Venezuela, hanno raggiunto oggi a Doha un'intesa per congelare la produzione del greggio ai livelli di gennaio. L'annuncio è stato dato ministro dell'Energia del Qatar, Mohammad bin Saleh al-Sada, a cui ha fatto eco il ministro del Petrolio saudita, Ali al-Naimi, che ha perfino accennato alla possibilità di "altre misure" se necessario. In quel momento il petrolio Brent ha toccato il massimo dal 4 febbraio, a 35,55 dollari al barile, e il future statunitense Wti è balzato fino al top di giornata a 31,53 dollari.

Tuttavia ci ha pensato il ministro russo dell'Energia, Alexander Novak, a precisare che l'accordo è valido solo a condizione che altri Paesi produttori facciano lo stesso. E l'entusiasmo degli operatori di mercato, che già ritenevano improbabile un calo della produzione, è venuto meno riportando il Brent in area 33,5 dollari al barile e il Wti in area 29,5 dollari.

Il nodo per un accordo tra i grandi produttori Opec e non-Opec è infatti l'Iran, che è appena uscito dall'embargo imposto dall'Occidente e vuole riprendersi la propria fetta di mercato. Il quarto partecipante al vertice di Doha, il venezuelano Eulogio Del Pino, sarà domani a Teheran con il ministro del Petrolio iracheno per negoziare un accordo con l'omologo iraniano, Bijan Zanganeh. Quest'ultimo, citato dall'agenzia Shana, ha affermato che "quello che è importante è che, in primo luogo, il mercato si trova ad affrontare un surplus, e che, in secondo luogo, l'Iran non rinuncerà alla propria quota".

Secondo due fonti interpellate da Reuters, a Teheran potrebbero essere offerte condizioni speciali se fosse raggiunto un accordo tra i principali Paesi produttori per congelare la produzione ai livelli di gennaio. Nel frattempo l'Iraq ha fatto trapelare il suo sì di massima a un'intesa per il congelamento dell'output. Baghdad "è a favore di ogni decisione che contribuisca a puntellare i prezzi del petrolio", ha spiegato una fonte del governo iracheno.

Un'adesione ufficiale è invece arrivata dal Kuwait, che "accoglie con favore l'accordo di Doha e conferma il suo impegno rispetto a quanto convenuto, ovvero congelare la produzione ai livelli di gennaio 2016, a condizione che che i principali produttori Opec e non-Opec si impegnino a loro volta", ha dichiarato Anas al-Saleh, il ministro del Petrolio kuwaitiano.
 

Scritto da 
  • Lorenzo Allegrini
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