Mercoledì 17 Gennaio 2018 - 21:15

Pd, squadra governo in campo. Renzi: "No polemiche, minoranze garantite"

Il segretario dem: "La convinzione che ci siano posti sicuri è superata. Tutto è molto contendibile. Il posto sicuro in questo caso ce l'ha chi sul collegio i voti li trova"

Assemblea degli amministratori del PD nella Sala dei 500 del Lingotto di Torino

Deroghe 'ad honorem' per Paolo Gentiloni e i ministri Pd al limite dei 15 anni di legislatura previsto dal regolamento, (dovranno invece aspettare la chiusura delle liste i, pochi, parlamentari in attesa) e garanzie per tutte le anime dem. Matteo Renzi, a 46 giorni dal voto, non vuole "polemiche" dentro il partito.

"Dal 47esimo - assicura aprendo la direzione - non mancherà un'ampia discussione dentro il partito. Si va casa per casa. Ogni ragionamento sul dopo si fa dopo. Il messaggio è basta discussioni e polemiche, ora a testa alta in campagna elettorale". Il leader dem vuole la squadra in campo: per "valorizzare quanto fatto dal nostro Governo" e "dare l'idea di una compagine, di un team, che è più credibile degli altri".

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Pronti a correre sono Delrio a Reggio Emilia, Franceschini a Ferrara, Orlando a La Spezia, Martina a Milano, De Vincenti al Sud, Pinotti a Genova, Lotti a Empoli, Padoan (per lui forse una corsa nel proporzionale a Roma), Minniti (forse in Calabria) e poi Boschi. Il segretario ironizza sull'alto numeri di presenti alla riunione del parlamentino dem: "La presenza così ampia dimostra che quando si parla di clima e ambiente, temi su cui sto per fare la mia relazione, la partecipazione è massiccia. Poi incidentalmente alla fine parleremo anche di candidature e campagna elettorale...", scherza.

In realtà, però, la sua è una relazione chiara ma 'inclusiva'. La fase è quella della definizione delle liste. In Transatlantico, alla Camera, tornata al lavoro per il voto sulle missioni internazionali tutti i parlamentari (non solo dem) parlano di collegi e possibilità di rielezione. Gli smartphone di chi in prima linea gestisce la cosa sono roventi. Il leader, allora, lamenta "troppa attenzione ai destini dei singoli" e prova a mettere le cose in chiaro: "La convinzione che ci siano posti sicuri è superata. Tutto è molto contendibile. Il posto sicuro in questo caso ce l'ha chi sul collegio i voti li trova", dice. La verità, ammette, è che "non tutti rientreranno in Parlamento", in primo luogo perché non c'è più il premio di maggioranza del Porcellum, ma anche perché "non si possono riportare solo uscenti".

I primi, e per ora unici (anche se "nei prossimi giorni ne arriveranno altri") nomi che Renzi fa non sono quelli di politici. C'è Paolo Siani, che aveva già sciolto la riserva e accettato di correre con i dem. Poi, annuncia il segretario, "abbiamo chiesto a un importante nome del sindacato, Carla Cantone, che viene dalla Cgil di stare con noi e lei ha accettato". Il leader rassicura, però, le minoranze interne: "Le garanzie diminuiscono per tutti. Penso debba esserci quindi serietà da parte del gruppo dirigente, riconoscendo tutte le sensibilità" del partito, sottolinea, non mancando di ricordare di non aver ricevuto lo stesso trattamento quando fu lui ad essere sconfitto nelle premarie 2012 con Bersani. "La volta scorsa ho ricevuto offerte meno vantaggiose di quelle che faccio io - precisa - ma dobbiamo mantenere il principio democratico, dare un riconoscimento alle altre aree non solo simbolico ma anche numerico, anche se, dobbiamo dirlo, gli spazi si riducono".

Il lavoro sulla coalizione va avanti. Chiuso l'accordo con l'Svp e il Partito autonomista trentino tirolese, si susseguono le riunioni le delegazioni di Civica popolare, 'Insieme' e la lista '+Europa con Emma Bonino'. Renzi è fiducioso: "Siamo convinti che questa coalizione possa e debba essere competitiva", dice. La "vera battaglia", però, insiste il segretario" va fatta sul simbolo del Pd", per arrivare ad essere "il primo partito d'Italia".

La sfida "è con il M5S", che "predica rancore" e "vuole cancellare la realtà". Contenuti, quindi. Perché "le elezioni non sono un concorso di bellezza, ma la scelta tra modelli diversi di Paese". Ma non solo. L'ex premier ci crede: "Non si è mai vinto una campagna elettorale parlando solo alla testa. Dici 'ma non si può vincere nemmeno parlando alla pancia'. C'è un destino collettivo che ci riguarda, si vince con la testa ma anche con il cuore. E io penso che si possa fare. Non solo perché ci sono dei segnali di ripresa dopo la costante caduta dei mesi scorsi, ma perché - è convinto - una parte profonda del paese ha bisogno di forza tranquilla".

Scritto da 
  • Nadia Pietrafitta
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