Lunedì 06 Marzo 2017 - 20:45

Pd, Renzi: Fatti errori, accetto critiche, ma no marcia indietro

Il candidato alla segreteria presenta la sua mozione e lancia la sfida ai populismi

Pd, Renzi: Fatti errori, accetto critiche, ma no marcia indietro

Nei mille giorni di governo Renzi "non sono mancati errori e incidenti di percorso, che dovranno essere sottoposti a un giudizio critico rigoroso, innanzitutto da parte nostra. Ma la direzione è quella giusta e l'errore più grande sarebbe ora quello di provare a invertire la marcia per tornare indietro". E' quanto si legge nelle linee programmatiche presentate da Matteo Renzi con la sua candidatura a segretario del Pd.

"Lo sforzo dei mille giorni - si spiega poco prima - non ha soltanto prodotto un risultato economico, con il PIL che è passato da negativo (-2) a positivo (+1), con 700mila posti di lavoro in più grazie al JobsAct, con lo sblocco di infrastrutture e eventi. Ma anche e soprattutto un risultato nel campo dei diritti e del sociale. Il dopo di noi, la legge sullo spreco alimentare, gli investimenti nelle periferie, le unioni civili, i soldi per le marginalità e le povertà, la legge sull'autismo, la legge sulla cooperazione internazionale hanno fissato in modo inequivocabile una pagina di grande importanza nella storia sociale e comunitaria del nostro Paese".

SFIDA CONTRO I POPULISMI. "La democrazia - afferma Renzi - dovrebbe essere il sistema che, meglio di qualunque altro, permette a una comunità di determinare il corso della propria esistenza. Ma da alcuni anni è cresciuto in tutt'Europa, e anche al di là, il numero dei cittadini che hanno la sensazione di aver perso il controllo sul proprio destino, di essere in balia di forze incontrollabili che riducono la possibilità di ciascuno di influire sulle circostanze della propria vita. La politica tradizionale - e le forze progressiste in modo particolare - hanno tardato a dare una risposta a queste preoccupazioni. Poco a poco, il pragmatismo si è così trasformato in fatalismo, agli occhi di una fascia crescente dell'opinione pubblica occidentale. E' questo il filo che unisce l'ascesa dei nazionalisti dell'Europa dell'Est, la Brexit, l'elezione di Donald Trump e il crescente protagonismo di Marine Le Pen in Francia e della nuova destra in Germania".

"Dimostrare - prosegue il testo - che le loro ricette sono velleitarie nel migliore dei casi, e potenzialmente catastrofiche nel peggiore, non basta. Bisogna prendere sul serio la logica del ragionamento, aldilà delle provocazioni e del folklore. E la logica dei nuovi nazionalisti dice questo: solo la chiusura può permetterci di riappropriarci del nostro destino, di non essere in balia di decisioni prese altrove, passivi, vulnerabili. La nostra sfida, oggi, è dimostrare che è vero esattamente il contrario. E che le scommesse sul futuro, sul lavoro, sull'ambiente, sull'integrazione sociale, sulla cultura e sul capitale umano, sono l'unico modo per restituire davvero ai cittadini il controllo del proprio destino, anziché precipitare in una spirale di risentimento destinata a ridurre inesorabilmente ogni possibilità di essere protagonisti".

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