Mercoledì 15 Febbraio 2017 - 09:00

Pd, minoranza al bivio: scissione o candidato unitario

Intanto prende quota la candidatura di Orlando come possibile sfidante di Renzi alla guida del partito

Pd, minoranza al bivio: candidato unitario o scissione

Due giorni dopo la direzione del Partito democratico in cui Matteo Renzi ha annunciato la chiusura di un ciclo e l'intenzione di fare un congresso secondo "le regole della volta precedente", prende quota la candidatura di Andrea Orlando a sfidante proprio di Renzi alla guida del partito. In Transatlantico, l'ala 'orlandiana' dei Giovani Turchi ha l'umore alto, in attesa di domenica quando alle 10 prenderà avvio a Roma - con ogni probabilità all'hotel Parco dei Principi - l'assemblea nazionale del partito dove Matteo Renzi dovrebbe annunciare le proprie dimissioni da segretario e dare così il via al congresso.

E anche se, in un intervento tv a fine serata, Orlando chiede di "mettere al bando la parola scissione" e sostiene che non è tempo di parlare di una sua candidatura, la speranza tra i parlamentari più vicini al ministro della Giustizia è che le diverse anime della minoranza dem, col tempo, convergano attorno a un unico candidato e che gli altri sfidanti - da Enrico Rossi a Michele Emiliano, fino a Roberto Speranza - si ritirino.

L'idea di Orlando è quella di unire il partito intorno a un programma, di qui la proposta di una "conferenza programmatica". Perché, i suoi ne sono convinti, tra maggioranza e minoranza "sono più i punti in comune che quelli divergenti". L'umore è alto, soprattutto dopo le parole di Bersani, che è tornato a ribadire a Montecitorio "da qui a giugno mettiamoci alle spalle la legge elettorale, le amministrative, poi prepariamo bene il congresso, come ha detto Orlando, con il tempo giusto di elaborazione".

Ma perché i sogni degli 'orlandiani' si trasformino in realtà, occorre prima di tutto scongiurare l'uscita della minoranza dal partito, tutt'altro che scontata. Lo stesso Bersani precisa che è prematuro parlare di candidature e invita sia Orlando sia Franceschini a farsi avanti. Parole che stridono però con il fatto che l'ala bersaniana non ha deciso se partecipare all'assemblea di domenica. E ancora di più col fatto che, secondo l'ex segretario, "la scissione è già avvenuta" nel popolo del Pd.

Bersani, che ha preso la parola in direzione dopo tanto tempo, ora ci va giù duro in Transatlantico. "Siamo il Pd o il Pdr, il Partito di Renzi? - chiede - Ce lo abbiamo un canale per discutere? Ieri ho visto solo dita negli occhi". E secondo un altro attore in campo, l'ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia, "è anche possibile che la minoranza Pd non arrivi nemmeno a fare il Congresso".

Lo spettro della scissione agita i sonni di molti parlamentari della sinistra Pd. E non solo. L'addio per alcuni sembra a un passo, si aspetta solo l'ufficializzazione. Si divideranno i destini di Nico Stumpo, Davide Zoggia e dello stesso Roberto Speranza? Da un lato, Sinistra Italiana aspetta a braccia aperte. Dall'altro c'è il Centro Progressista di Pisapia, che spiega di volere "una comunità unita, molto ampia, molto di sinistra, molto di centrosinistra" e aperta al civismo" e per questo non entra nelle questioni del Pd.

Se Massimo D'Alema può essere visto come il simbolo dell'ala scissionista e Pier Luigi Bersani può essere collocato in mezzo, Gianni Cuperlo appare del tutto contrario all'ipotesi di dividersi. E quindi, proprio per questo, più vicino alla posizione del Guardasigilli. "Sono molto allarmato - dice il leader di Sinistra Dem -. Continuo a credere che una divisione sarebbe una sconfitta per chi dovesse andare e per chi dovesse rimanere. E' sempre spiacevole quando ad ammutinarsi è l'equipaggio. Ma va del tutto contro la logica se ad ammutinarsi è il comandante". Resta in silenzio l'altro grande attore della scena Pd, il ministro della Cultura Dario Franceschini.

Oggi, intanto, nel primo pomeriggio i Giovani Turchi si riuniranno alla Camera per fare il punto, sia la parte vicina a Orlando sia quella di Matteo Orfini. Tra gli orlandiani infatti circola la convinzione che Orfini si candidi a reggere il partito al posto di Renzi nell'intermezzo che si aprirebbe tra le dimissioni dell'attuale segretario e l'elezione del nuovo.

Un'altra preoccupazione che assilla i democratici è l'affluenza all'appuntamento di domenica. Da statuto è fondamentale, perché sia valida, che all'assemblea partecipino almeno in 500 su mille componenti. Sabato 18 intanto al teatro Vittoria, sempre a Roma, alle 11, Rossi presenterà il manifesto  dell'associazione democraticisocialisti per il lancio ufficiale della sua candidatura.

Scritto da 
  • Elisabetta Graziani
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