Martedì 07 Novembre 2017 - 09:00

Pd cerca rilancio dopo batosta in Sicilia: la leadership di Renzi traballa. Ma lui replica: "Non mollo"

Nel centrosinistra cresce il fronte anti segretario, c'è il nome di Gentiloni e Bersani lancia Grasso

Napoli, conferenza programmatica Italia 2020 del Partito Democratico

La batosta del voto in Sicilia, apre la discussione sulla leadership di Matteo Renzi. Se Luigi di Maio già la dà per spacciata, e per questo si ritira dal confronto a due che lui stesso aveva proposto all'ex premier, all'interno del Pd si difende il segretario, anche se qualcuno pensa ad un'alternativa. Ma Renzi risponde: "<>Sono mesi che cercano di mettermi da parte, ma non ci riusciranno nemmeno stavolta. Personalmente credo nella squadra. Siamo un bel gruppo di persone e possiamo rivendicare sia i risultati del passato sia i progetti del futuro", scrive nella sua e-news rispondendo ad alcune domande che gli sono arrivate via mail.

"Se il Pd è isolato - è la linea di Andrea Orlando - va incontro alla disfatta. Bisogna ridiscutere perimetro programma e leadership", magari mettendo in campo quel valore aggiunto rappresentato in questo momento da Paolo Gentiloni. Della stessa idea anche il capogruppo Pd alla Camera Ettore Rosato: "Il fatto che tutti identifichino Renzi come avversario dimostra che il suo ruolo non è in discussione". Ma per quanto riguarda la leadership del centrosinistra, "abbiamo Gentiloni, è a Palazzo Chigi ed è un nome spendibile. Quello che è certo è che abbiamo bisogno di un'alleanza ampia, molto ampia, con un programma concordato". Insomma, anche nel Pd si sta facendo strada l'idea che una cosa è la segreteria e la leadership del partito (Renzi è stato eletto segretario in regolari primarie) e un'altra potrebbe essere il candidato premier di una coalizione di centrosinistra. In questo caso, nomi come Gentiloni o Grasso sarebbero spendibili e su questi nomi un accordo con Mdp e Campo Progressista potrebbe avere qualche speranza.

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Giuliano Pisapia ha incontrato a palazzo Giustiniani il presidente del Senato Pietro Grasso. Al centro del faccia a faccia, in agenda da tempo, viene sottolineato, l'esito delle elezioni siciliane e le condizioni del Paese. Per Campo progressista quella siciliana "è una disfatta", in cui "sinistra e centrosinistra sono rimasti fuori dalla partita, spettatori ininfluenti". Ecco perché, viene sottolineato, "è indispensabile un centrosinistra diverso e innovativo, improntato sulla discontinuità rispetto alle politiche condotte fino a oggi dal Pd". Anche Pierluigi Bersani punta sul presidente di palazzo Madama: "Noi non tiriamo per la giacchetta nessuno, ma per il nostro profilo civico e di sinistra Grasso ci sta da Dio". 

Arturo Parisi, il politico che ha inventato l'Ulivo, spiega che se in Sicilia "il campo di centrosinistra si fosse presentato unito attorno ad una candidatura comune puntando al primato oggi i commenti sarebbero stati ben diversi. La disfatta, il disfacimento del centrosinistra, non è l'effetto ma la causa del voto". Parisi non nega le responsabilità di Renzi: "Mi pare che a riconoscerle sia stato lui stesso. Da subito e senza esitazione. Anche se molti renzisti pretenderebbero di attribuire la colpa agli avversari che, rifiutandosi di cooperare alla sua vittoria, lo hanno sconfitto". Detto questo Parisi è netto: "La leadership di Renzi non ha alternative". 

Renzi replica ancora: "

Qualcuno dice che tu devi andartene per sistemare tutti i problemi? Anche questa non è una novità visto che hanno studiato vari modi per dirmelo: le prove false di Consip, la polemiche sulle banche, le accuse sulla mancata crescita, i numeri sbagliati sulle tasse e sul JobsAct. In tutti i casi è bastato dare tempo al tempo e la verità è emersa, o sta emergendo, limpida - aggiunge Renzi - Dire che il problema sono io per il voto in Sicilia si colloca nello stesso filone utilizzare ogni mezzo per togliere di mezzo l'avversario scomodo. Che poi è l'obiettivo di chi è contro di noi. Non a caso Di Maio rinuncia al confronto, non a caso Berlusconi per prima cosa attacca me e il Pd". Sia Berlusconi che Di Maio "sanno che alle elezioni - se il Pd fa il Pd e smette di litigare al proprio interno - possiamo raggiungere, insieme ai nostri compagni di viaggio, la percentuale che abbiamo preso nelle due volte in cui io ho guidato la campagna elettorale: il 40%, raggiunto sia alle Europee che al Referendum", spiega il segretario Pd.

Il ministro Dario Franceschini, in una intervista al Corriere della Sera, esprime la sua opininione: "

Non avrebbe senso intestare la sconfitta in Sicilia a Matteo Renzi

. N

on avrebbe senso usare strumentalmente il risultato per fini interni. E Non avrebbe senso una resa dei conti nel Pd, che infatti non ci sarà".

L'obiettivo, per il ministro, è "un'alleanza tra le forze che stanno oggi nel campo del centrosinistra, da costruire in vista delle elezioni politiche". Renzi dice di essere d'accordo con le riflessioni di Franceschini: "

Già oggi siamo in coalizione. E siamo pronti ad allargare ancora al centro e alla nostra sinistra".

poi tornando al confronto tv con Di Maio, Renzi sottolinea: "Ha avuto paura. Prima ha chiesto il confronto, poi è scappato. Mi dispiace che un uomo che si candida a governare il Paese abbia paura di uno studio televisivo. E mi dispiace che siano rilanciate come motivazioni politiche le sue scuse. Tutti noi abbiamo avuto un Di Maio compagno di scuola. Uno di quelli che ti provocava nell'intervallo dicendo: 'Vieni fuori, che ti faccio vedere io'. Poi tu uscivi fuori e lui non c'era. Li conosciamo. Magari sono anche simpatici. Però a nessuno di loro affideresti il futuro dei tuoi figli". Il leader dem stasera sarà comunque a 'DiMartedì'. "Avevo dato la mia disponibilità e rinunciare mi sembrerebbe un atto da vigliacco - spiega - Ci saranno alcuni giornalisti che mi amano molto come Massimo Giannini, Alessandro Sallusti e Massimo Franco. Purtroppo Marco Travaglio era già impegnato, altrimenti si sarebbe unito anche lui al team. Passeremo una serata a confrontarci senza rete. L'appuntamento è alle 21.30 su La7".

"

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