Martedì 10 Maggio 2016 - 17:15

Patti segreti e alleanze: viaggio nei locali della politica

I ristoranti e gli hotel in cui si è consumata parte della storia della politica italiana

Patti segreti e alleanze: viaggio nei ristoranti e hotel della politica

Riunioni di partito, incontri tra leader, patti segreti su alleanze trasversali. La storia della politica italiana sia nella prima che nella seconda Repubblica si è consumata non solo in Parlamento o nei palazzi del potere, ma anche davanti a piatti tipici della tradizione romana e calici colmi del vino rosso di Frascati. Negli anni sono cambiati sicuramente gli scenari, con il taglio dei finanziamenti pubblici ai partiti si sono abbandonati i ristoranti e hotel di lusso, ma l'abitudine di prendere le decisioni con i piedi sotto a un tavolo non si è persa. Tra le ultime, almeno per quanto è possibile sapere, il patto Renzi-Bersani siglato nel 2013 al ristorante 'Grano' di piazza Rondanini a metà strada tra Camera e Senato della capitale. Nel cosiddetto 'patto del grano' Matteo Renzi, allora sindaco di Firenze, si impegnò per la campagna elettorale di Pier Luigi Bersani, avendo in cambio la segreteria del Nazareno. Il tutto fu annaffiato da un rosso altoatesino, il Menzenhof. Prima di diventare premier, Renzi, nelle sue trasferte da Firenze a Roma, amava pranzare da Roscioli a via dei Giubbonari, dove famosa è sia la tipica carbonara che la pasta  acio e pepe. Spesso il presidente del Consiglio era stato visto anche a pranzo ai tavoli di 'Baccano', il locale vintage sulle orme del Balthazar di New York. Un'altra cena, ma non in un noto locale di Roma, decise le sorti del Paese. Era il 1994, due giorni prima di Natale, quando nella casa romana di Umberto Bossi ci fu la celebre "cena delle sardine". A tavola c'erano Rocco Buttiglione e Massimo D'Alema, allora rispettivamente segretari del Ppi e del Pds,  e si discusse del ritiro dell'appoggio al primo governo Berlusconi. Bossi offrì ai suoi ospiti quello che aveva a disposizione: sardine in scatola, pancarrè e da bere birra e Coca Cola.

La toponomastica dei ristoranti della politica a oggi è dettata dalla vicinanza ai palazzi di Camera e Senato, o della presidenza del Consiglio prima, poi da come si mangia. Quest'ultima condizione decisiva per il classico 'ci ritorno'. Tra i ristoranti più gettonati 'Il Sanlorenzo' a Campo de' Fiori, l'Enoteca al Parlamento di 'Achilli' in via dei Prefetti. Un classico è il 'Bolognese' in piazza del Popolo, frequentato per lo più dai deputati del Nord. Un discorso a parte è riservato ai leghisti che dai tempi del governo Berlusconi, di cui facevano parte, per una cena semplice scelgono l'osteria 'L'orso' poco lontano da Montecitorio. Qui Umberto Bossi amava riunire senatori e deputati, riunione che una volta ebbero come ospite d'onore l'alleato Silvio Berlusconi. I fedelissimi dell'ex Cav invece da sempre si ritrovano da 'Mimmo' in via della Scrofa. Mentre quando si ritrovano con il loro leader la scelta normalmente cade sulla terrazza Caffarelli in Campidoglio. L'ex azzurro oggi guida di Ala, Denis Verdini, non ha abbandonato la consuetudine di un pasto a 'Il Moro', a pochi metri da Fontana di Trevi.

La storia ci ha consegnato ristoranti e hotel dove veramente si trasferiva il quartier generale del partito. L'Augustea di via della Frezza, oggi chiuso, era infatti il ristorante dei socialisti. In questa trattoria dove si mangiava l'amatriciana e la trippa, si sono seduti vip, potenti della terra e re, come quella sera che cenarono insieme Gustavo di Svezia, Costantino di Grecia e Federico di Danimarca. Ma anche Ingrid Bergman e Luchino Visconti. Ai tempi di Bettino Craxi e Arnaldo Forlani tra i ristoranti più conosciuti c'era anche il 'Tartarughino', in via della Scrofa, dove si incontrava spesso il segretario del Pli, Renato Altissimo, insieme al collega di partito ed ex ministro della Sanità, Francesco De Lorenzo, e all'andreottiano Vittorio Sbardella.

Se da una parte quindi la politica e le sue decisioni restano ancora oggi legate a preferenze culinarie, c'è una storia politica legata invece a degli hotel. La carriera di Bettino Craxi si aprì e si chiuse in un albergo di lusso di Roma. Il 16 luglio 1976 il comitato centrale del Psi si riunì in via straordinaria presso l'Hotel Midas ed elesse Bettino Craxi nuovo segretario. La nomina di Craxi venne dopo le dimissioni di Francesco De Martino, che aprirono una profonda crisi nel partito dopo la caduta del quinto governo di Aldo Moro. Il 30 aprile 1993, Craxi uscì dalla scena politica sotto il lancio di monetine, sassi, accendini, pacchetti di sigarette mentre lasciava l'Hotel Raphaël di Roma dietro piazza Navona. Un hotel di Spartaco Vannoni comunista tutto d'un pezzo che morì d'infarto proprio tra le braccia di Bettino. L'ex presidente del Consiglio, coinvolto nell'inchiesta di Mani Pulite, definì l'accaduto "una forma di rogo", mentre i media sancirono l'episodio al Raphael il punto finale della vita politica di Craxi. L'attacco a Craxi fu spesso paragonata all'aggressione verbale subita da Enrico Franceschini durante le proteste per la sciagurata conduzione del Pd nel voto per il nuovo presidente della Repubblica nel 2013. Anche in quel caso tutto si consumò in un ristorante di Roma, Fortunato al Pantheon, lo stesso a suo tempo frequentato dagli esponenti del fu Partito Repubblicano, come Antonio Maccanico, Oscar Mammi e Giorgio La Malfa. Si concluse in albergo anche la carriera politica di Gianni De Michelis che riuniva la sua corte all'Hotel Plaza di via del Corso a Roma. Dopo le prime turbolenze politico-giudiziarie, De Michelis abbandonò l'hotel e il mitico concierge Esposito che gli faceva anche da segretario, per affittare un appartamentino a piazza Di Pietra.

Scritto da 
  • Donatella Di Nitto
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