Mercoledì 17 Gennaio 2018 - 15:15

Cile, Papa condanna frange estremiste nativi: "No riconoscimento a prezzo vite"

Continua il viaggio di papa Francesco in Cile. Il pontefice ha celebrato la santa messa davanti alle rappresentanze delle popolazioni indigene originarie dell'Araucanìa

Papa Francesco in visita a Temuco

"L'Arauco ha un dolore che non posso tacere, sono ingiustizie di secoli che tutti vedono commettere". Dall'aerodromo di Maquehue, teatro di prigionie, torture e massacri nel regime di Pinochet, Papa Francesco prende in prestito le parole di Violeta Parra, una delle poetesse e cantautrici più note del Sud America, per parlare al Cile profondo, terra di nativi che scivola sotto i piedi degli indios tirata via dagli espropri del governo.

Il Papa difende i loro diritti, però condanna le frange violente: il riconoscimento, afferma, "non si può costruire sulla base della violenza e della distruzione che alla fine chiedono il prezzo di vite umane". Il popolo mapuche, circa un decimo della popolazione cilena, è stato l'unico popolo nativo americano a non cedere rapidamente alla dominazione spagnola dell'inizio Ottocento e da sempre lotta per la propria esistenza. Oggi solo la storia - e nessun documento - può testimoniare la proprietà di questi terreni.

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Per rivendicare i propri diritti, negli anni, alcune cellule estremiste si sono macchiate di terrorismo. Anche con la visita del Pontefice, diverse chiese cattoliche sono state oggetto di attacchi incendiari, le ultime questa mattina all'alba. Gli autori hanno dato fuoco a tre elicotteri e teso un'imboscata a dei poliziotti, con il solo obiettivo - secondo il capo della polizia Bruno Villalobos - di "provocare disordine". Per questo Bergoglio si muove su un terreno delicato, sul quale però non poteva non spingersi. Sceglie un luogo simbolo per celebrare la messa per il progresso dei popoli e il riscontro è importante.

La spianata non è piena come si era previsto, ma, secondo le autorità, 150mila fedeli si sono riuniti da tutta la regione per ascoltare vedere e ascoltare il Papa. Il colpo d'occhio è impressionante: una distesa di colori sul suolo secco dell'estate piena dell'emisfero sud. E tra le bandiere di ogni tipo spiccano quelle dei movimenti sociali, immancabili nei grandi raduni di Francesco.

Dopo la messa, il Papa pranza con 11 Indios dell'Araucanìa nella Casa 'Madre de la Santa Cruz', nata per le ragazze delle zone rurali che non possono avere un'istruzione. "Abbiamo bisogno della ricchezza che ogni popolo può offrire", afferma il Papa tra gli applausi, invitando il mondo ad abbandonare "la logica di credere che ci siano culture superiori o inferiori".

Usa la metafora dello chamal, manto tipico di questa regione, per spiegare l'importanza dell'integrazione: servono "tessitori che conoscano l'arte di armonizzare i diversi materiali e colori" nei 'laboratori' dei villaggi, delle strade, delle piazze e dei paesaggi. "Non è un'arte da scrivania o fatta solo di documenti, è un'arte dell'ascolto e del riconoscimento". "Abbiamo bisogno gli uni degli altri nelle nostre differenze affinché questa terra continui a essere bella. È l'unica arma che abbiamo contro la 'deforestazione' della speranza. Ecco perché chiediamo: Signore, rendici artigiani di unità".

Scritto da 
  • dalla nostra inviata Maria Elena Ribezzo
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