Martedì 01 Novembre 2016 - 17:30

Migranti, Papa: Non chiudere le porte, ma poi bisogna integrarli

Di ritorno della Svezia ha detto: "La Chiesa è donna, ma no al sacerdozio femminile"

Papa Francesco parla ai giornalisti durante il volo di ritorno dalla Svezia

"Sull'ordinazione delle donne nella Chiesa cattolica l'ultima parola è stata data da Giovanni Paolo II (che in una dichiarazione dottrinale del 1994 giudicò inammissibile il sacerdozio femminile, ndr ) e questa rimane". Lo ha detto Papa Francesco durante la conferenza stampa sul volo di ritorno dalla Svezia, a chi gli chiedeva se fosse possibile, nei prossimi decenni, il sacerdozio femminile nella Chiesa Cattolica.

"Ma le donne - ha aggiunto - possono fare cose meglio degli uomini, anche in campo dogmatico. Nella ecclesiologia cattolica ci sono due dimensioni: la dimensione petrina, la pastorale dei vescovi, e quella mariana, che è la dimensione femminile della Chiesa. E l'ho detto più di una volta. Mi domando chi è più importante nella teologia e nella mistica della Chiesa? Gli apostoli o Maria il giorno di Pentecoste? Maria. La chiesa è donna, la Chiesa sposa Gesù Cristo. Non esiste la chiesa senza la dimensione femminile, perché lei stessa è femminile".

MIGRANTI E INTEGRAZIONE. "Non è umano chiudere le porte, non è umano chiudere il cuore ai rifugiati. Alla lunga questo si paga, si paga politicamente. Come si può pagare politicamente una imprudenza nei calcoli se si riceve più di quanto si possa integrare". Così il pontefice a gli chiedeva un commento sulla chiusura delle frontiere da parte del suo Paese, dopo anni di accoglienza.  "I governanti - ha aggiunto - devono essere molto aperti a riceverli, ma anche fare il calcolo di come poterli sistemare. Perché un rifugiato lo si deve non solo ricevere ma anche integrare".

Il Papa, più cauto del solito sull'argomento, ha invitato a distinguere tra il migrante e il rifugiato: "Il migrante deve essere trattato con certe regole perché migrare è un diritto, ma un diritto molto regolato.  Il rifugiato viene da una situazione di guerra, angoscia, fame, da una situazione terribile. E lo status di rifugiato ha bisogno di più cura, di più lavoro. Anche in questo la Svezia ha sempre dato l'esempio".

"Il più cattivo consigliere per i Paesi che tendono a chiudere le frontiere - ha concluso - è la paura, il più buono è la prudenza. Un funzionario svedese mi diceva che hanno qualche difficoltà, perché vengono tanti che non fa in tempo a sistemarli, trovare per loro scuola, casa, lavoro, insegnare la lingua. La prudenza deve fare questo calcolo. Se la Svezia diminuisce la capacità di accoglienza, non credo lo faccia per egoismo, ma perché non riescono a trovare il tempo necessario per tutti".

LAICITA' SANA. Nel quadro di una crescente secolarizzazione, "il problema non è la laicità, un po' di sana laicità ci vuole. Il problema è la sufficienza dell'uomo creatore di cultura che va oltre i limiti e si sente Dio, oltre a una debolezza nell'evangelizzazione. Credo che oggi questa secolarizzazione sia molto forte in certe culture e in certe forme di mondanità. Quando la mondanità spirituale entra nella Chiesa, solo il peggio può accadere. Quello che è accaduto nell'epoca dei Papi corrotti. Gesù quando prega per tutti noi nell'ultima cena chiede di non toglierci dal mondo, ma di difenderci dal mondo". Il problema, soprattutto nella Chiesa, è "la mondanità un po' pret-a-porter".

PROSTITUTE SCHIAVE. "Ho avuto l'inquietudine della carne di Cristo, che Cristo continui a soffrire, che viene crocifisso dai suoi fratelli continuamente mi ha sempre commosso. Da vescovo a Buenos Aires ho partecipato a dei gruppi cattolici e non credenti contro il lavoro schiavo dei migranti che arrivano in Argentina. Ho lavorato anche con due congregazioni di suore che lavorano con le prostitute. Anzi no, non mi piace chiamarle prostitute, perché sono donne schiave della prostituzione". Così il Papa rispondendo a una domanda sulla tratta degli esseri umani.
 

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