Sabato 21 Ottobre 2017 - 16:30

Pablo Neruda non morì di cancro: potrebbe essere stato avvelenato

A rivelarlo una squadra internazionale di esperti e periti, che annuncia di avere trovato una tossina nei resti del poeta cileno

Pablo Neruda

Pablo Neruda non morì a causa del cancro alla prostata del quale soffriva. A rivelarlo una squadra internazionale di esperti e periti riunita a Santiago del Cile, che annuncia anche di avere trovato una tossina nei resti del poeta cileno, che sono stati riesumati nel 2013 su ordine di un giudice. Il premio Nobel per la Letteratura nel 1971, comunista, fu sostenitore e amico personale del presidente cileno Salvador Allende e si oppose del golpe militare che l'11 settembre del 1973 il generale Augusto Pinochet guidò contro Allende. Morì in una clinica di Santiago meno di due settimane dopo il golpe, il 23 settembre del 1973.

L'equipe di esperti internazionali ha smentito che la causa del decesso sia stata il tumore alla prostata, com'era indicato sul certificato di morte. I periti non conoscono però ancora la causa specifica del decesso. Quel che è certo è che "la sindrome da deperimento (legata al cancro ndr.) è esclusa. Questo è chiaro", ha detto il giudice speciale Mario Carroza, che indaga sulle cause della morte di Neruda, dopo essersi riunito con il panel di esperti. E il giudice segnala che le conclusioni della squadra sottolineano una questione che fondamentalmente "è legata a una nuova tossina, che a sua volta richiede altri studi e ci permetterà di avere una conclusione definitiva". Il medico legale spagnolo Aurelio Luna ha spiegato ai giornalisti che ciò che è "completamente certo" è che il certificato di morte non riflette la realtà. Sulla tossina, spiega che potrebbe trattarsi di un batterio coltivato in laboratorio: se tutto va bene, nel giro di un anno si avranno i risultati delle analisi, che aiuteranno a capire di più.

Da martedì scorso 15 specialisti provenienti da Spagna, Stati Uniti, Danimarca, Canada, Francia e Cile si sono confrontati sui loro studi e sulle loro analisi a proposito del caso Neruda nella capitale cilena. Dal 2011 è aperta un'indagine giudiziaria per chiarire se Neruda sia morto a causa del cancro alla prostata del quale soffriva o sia stato avvelenato dagli agenti della dittatura di Pinochet, rimasta al potere dal 1973 al 1990. Ad aprile del 2013 i resti del poeta cileno sono stati riesumati e a novembre di quell'anno un gruppo di esperti cileni e di altri Paesi, che hanno realizzato perizie, hanno escluso una morte per avvelenamento. Tuttavia il giudice Carroza ha mantenuto aperta l'indagine, ritenendo che i risultati non fossero convincenti, e ha ordinato nuove analisi, che sono state compiute l'anno scorso e i cui risultati sono stati appunto analizzati da martedì dal panel di esperti.

Da anni l'autista di Neruda, Manuel Araya, sostiene che agenti dei servizi segreti di Pinochet abbiano approfittato della malattia del poeta per iniettargli del veleno nello stomaco mentre era in ospedale. Eduardo Contreras, avvocato del Partito comunista nel quale Neruda militava, afferma che è provato che nella clinica Santa Maria, in cui il poeta morì, furono commessi "delitti" dopo il golpe di Pinochet. È in questa clinica che l'ex presidente Eduardo Frei Montalva (1964-1970) morì presumibilmente avvelenato nel 1982, dopo essersi sottoposto a un intervento. "Nella stessa clinica, allo stesso quarto piano, con gli stessi medici e alcune infermiere, è morto Pablo Neruda", dice Contreras. L'avvocato sottolinea che Neruda, membro del comitato centrale del Partito comunista, è morto quando si apprestava a partire per il Messico per "compiere lavori molto importanti in politica", cioè concretamente guidare e organizzare da quel Paese l'opposizione a Pinochet.
 

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