Giovedì 09 Novembre 2017 - 12:00

Ostia, giornalista Rai aggredito: gli inquirenti cercano complici

Al setaccio le immagini delle telecamere di sorveglianza della zona. Raggi propone una manifestazione 'per dire No alla criminalità'

I carabinieri di Ostia che indagano sull'aggressione da parte di Roberto Spada ai due giornalisti Rai, Daniele Piervincenzi e Edoardo Anselmi, passano al setaccio in queste ore le immagini dei video delle telecamere di sorveglianza della zona, acquisiti insieme al video ripreso dai giornalisti e ai referti medici sulle ferite riportate.

Vengono sentite inoltre le persone presenti nella palestra al momento del pestaggio e alcuni residenti testimoni di quanto accaduto. Obiettivo: cercare di capire se altre persone siano coinvolte nella vicenda.

Durante le riprese di un servizio televisivo sulle elezioni ad Ostia, l'inviato della trasmissione tv Nemo, Piervincenzi, è stato colpito prima con una testata al volto e poi con una mazza da Roberto Spada, titolare di una palestra e fratello di Carmine, boss condannato a 10 anni per estorsione con l'aggravante del metodo mafioso. A scatenare l'ira dell'esponente del clan Spada sono state le domande di Piervincenzi sull'endorsement per Luca Marsella, candidato di CasaPound, con il quale Spada è stato immortalato in una foto.

La procura di Roma ha aperto un fascicolo sull'aggressione. Spada è indagato per lesioni. Dopo aver fratturato il setto nasale (30 giorni la prognosi dei medici) di Piervincenzi, Spada ha inseguito il giornalista e il cameraman Edoardo Anselmi colpendoli con un bastone. A coordinare l'inchiesta è la Direzione distrettuale antimafia.

Oggi CasaPound si difende e chiede di aprire un'inchiesta sui presunti rapporti con il clan. "Siamo qui per chiedere alla magistratura che apra un fascicolo di inchiesta su di noi per appurare i rapporti criminosi, se ci sono, fra noi e gli Spada ed anche una commissione di inchiesta parlamentare che sia rapida", dichiara Simone Di Stefano, vicepresidente di CasaPound, in conferenza stampa. "E' un mese che si parla in continuazione di un rapporto fra noi ed un clan criminale di Ostia ma alla prova dei fatti bisognerebbe parlare con le carte giudiziarie".

"Quella avvenuta contro il giornalista - aggiunge - è stata una violenza deprecabile, assurda ma che non può essere imputata a CasaPound perché Roberto Spada non è un nostro iscritto o un nostro esponente". 

Sull'accaduto torna anche Luigi Di Maio, che su Facebook scrive: "L'aggressore degli inviati di Nemo, Roberto Spada, che ha spaccato il naso a Daniele Piervincenzi è ancora a piede libero. Solo a me sembra una follia assoluta? In un Paese civile sarebbe in galera già da ieri. Qui da noi no. Qui non paga mai nessuno".

"Qui i prepotenti e gli arroganti la fanno da padroni. Chi commette reati o non viene arrestato o anche se viene arrestato poi non si fa neppure un giorno di carcere. Oppure arriva un condono. Che credibilità possono avere le istituzioni in questo contesto? - attacca Di Maio - Come fanno i cittadini a fidarsi dello Stato, se i bulli di quartiere e i bulli istituzionali rimangono sempre impuniti?. Bella e giusta la solidarietà a Daniele, ma ora bisogna fare qualcosa. Subito".

E dopo l'aggressione, video maker e giornalisti si mobilitano: prevista per domani alle 11 una manifestazione in via Forni a Ostia, vicino alla palestra di Spada. A promuoverla è Dino Giarrusso de 'Le Iene', "#tuttiadostia" è l'hashtag scelto. "L'aggressione di Roberto Spada alla troupe di Nemo è inaccettabile per qualunque paese civile. Per affermare la nostra libertà di lavorare senza essere aggrediti, e per sottolineare che non si può accettare una tale brutale arroganza, abbiamo deciso di andare tutti insieme ad Ostia: gli inviati di tutti i programmi televisivi, e quelli di radio e giornali. Saremo 'armati' solo di telecamere, microfoni e taccuini per intervistare gli Spada e per chiedere agli abitanti del quartiere la loro opinione su questo atto di violenza pura", si legge nel comunicato.

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Per il capo della polizia, Franco Gabrielli "l'aggressione è un fatto di una gravità eccezionale che dimostra che quel territorio ha bisogno ancora di essere oggetto di attenzioni, di misure significative che abbiamo preso e continueremo a prendere con particolare incisività - ha detto a margine dell'evento organizzato a Milano per i 75 anni di Snam - Ostia da sempre è oggetto di particolare attenzione. Ci sono state già delle azioni e vi posso assicurare che nel futuro molto ravvicinato ne faremo altre". Per il capo della polizia, la possibilità di un nuovo commissariamento "non si deve assolutamente banalizzare. Siamo in una fase importante di una competizione elettorale, nella quale ci sono due candidati che devono andare al ballottaggio. Credo che adesso bisogna dar spazio agli strumenti e agli organi democraticamente eletti".

Intanto, la sindaca di Roma, Virginia Raggi, intervistata dal Fatto quotidiano, ha indetto per sabato una manifestazione a Ostia "per dire No alla criminalità". "Sabato potrebbe essere il giorno giusto. Vediamo chi vuole partecipare, spero in tanti. <>Sarà aperta a tutti e senza bandiere politiche. Dobbiamo lanciare un messaggio forte della città contro le mafie e la criminalità. Il segnale deve essere univoco e compatto.<> Io ci sarò. Noi non scendiamo a patti né con gli Spada, né con Casapound, né con chi ha rovinato questo territorio negli anni. Vorremmo che tutti fossero altrettanto chiari", ha spiegato Raggi chiedendo a Giorgia Meloni di non accettare i voti di CasaPound: "L'ha detto Roberto Spada: uno di quei voti a CasaPound è il suo. La destra esca dall'ambiguità. Ho parlato con il ministro dell'Interno, Marco Minniti - ha detto ancora - le istituzioni devono fare squadra contro la criminalità. Il ministro si è già mosso e restiamo in contatto". E per venerdì 10 novembre, Dino Giarrusso de 'Le Iene' ha organizzato un'altra manifestazione di videomaker e giornalisti alle 11, a Ostia, proprio vicino alla palestra di Spada.

Per il commissario prefettizio di Ostia Domenico Vulpiani "l'arroganza di questo soggetto vuol dire 'Questo è territorio nostro, adesso lì comandiamo noi. E' un modo di marcare il territorio. Questo è il brutto segnale che è stato dato alla politica - ha spiegato ai microfoni di Radio 24 - Durante i 24 mesi che siamo stati lì è come se ci fosse stata una tregua, abbiamo cercato di allontanare le pressioni, le intimidazioni, però sul territorio la permanenza di certi gruppi criminali non potevamo eliminarla. Il segnale che è stato mandato anche nei giorni precedenti le elezioni è stato l'incendio di 30 cassonetti. La notte prima delle elezioni hanno incendiato un cassonetto davanti al Municipio in centro di Ostia: un segnale per dire 'Adesso ci siamo noi', ed è un segnale ai politici". Quindi per Vulpiani "<>la classe politica, qualunque essa sia, deve mettersi in testa che non si possono fare compromessi con questa gente. Non si possono tollerare zone franche, ci si deve riappropriare del territorio".

Simone Di Stefano, vicepresidente di CasaPound, ai microfoni di Radio Cusano Campus, ha ribadito: "Noi ovviamente riteniamo l'episodio allucinante e deprecabile, ma non capiamo perché ci debba essere associato. Roberto Spada non è iscritto a CasaPound e non è un nostro dirigente. Ha solo detto, qualche tempo fa, che a Nuova Ostia c'è soltanto CasaPound che cerca di fare politica. E questo, purtroppo, è vero. Per dissociarci serve un'associazione. Invece non c'è niente. Condannare il gesto di Spada? E' un gesto di una violenza gratuita allucinante. Le condanne però lasciamole alla magistratura, qui è la magistratura che deve fare il proprio lavoro sul territorio per eliminare la criminalità organizzata. Se a Nuova Ostia esiste solo la palestra di Roberto Spada ed è una palestra che funziona e che dà una possibilità a tutti i bambini di Nuova Ostia, non è certo colpa di CasaPound, ma della politica. Quando hanno chiuso la palestra il quartiere si è rivoltato, è ovvio. Se vuole chiudere la palestra degli Spada deve aprire qualcosa di nuovo. Non si può dipingere come l'inferno un quartiere e condannare tutti i cittadini che ci vivono".

Più tardi, in una conferenza stampa, Di Stefano ha chiesto che si accerti la verità sui rapporti tra CasaPound e il clan Spada: "Siamo qui oggi per chiedere alla magistratura che apra un fascicolo di inchiesta su di noi per appurare i rapporti criminosi, se ci sono, fra noi e gli Spada ed anche una commissione di inchiesta parlamentare che sia rapida. E' un mese che si parla in continuazione di un rapporto fra noi ed un clan criminale di Ostia ma alla prova dei fatti bisognerebbe parlare con le carte giudiziarie". Sulla questione politica dopo il voto di Ostia, qualcuno, dalle parti di CasaPound aveva fatto capire che avrebbe potuto esserci un sostegno alla candidata M5S. Nella conferenza stampa di oggi, la cosa è stata smentita:

"Al ballottaggio ad Ostia non appoggeremo il candidato del centrodestra e nemmeno quello del Movimento 5 Stelle".

Sul caso è intervenuto anche Domenico Pianese, segretario generale del Coisp, sindacato indipendente di polizia: "Nell'esprimere massima solidarietà alla troupe oggetto di una vile e violenta aggressione a Ostia da parte di Roberto Spada, non possiamo che evidenziare come un tale episodio rappresenti solo l'ultimo esempio di un contesto sociale asfissiato dal clima di prepotenza e violenza dettato dalla pressione dei clan".

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