Domenica 11 Marzo 2018 - 16:30

Pd, attesa per la direzione. Orfini: "Governo con M5S sarebbe la nostra fine"

Il presidente dem ribadisce che il partito starà all'opposizione. "Spartizione Camere tra M5s e Lega? Mi sembra legittimo"

Camera dei Deputati. Discussione e voto sulla modifica dell'articolo del Codice Penale sulla legittima difesa

Il dibattito interno nel Partito democratico non è mai stato semplice, ma l'impressione è che la direzione di domani arrivi in uno dei momenti più caotici nei suoi quasi 11 anni di vita. Il voto parla di un partito sotto il 20% con il segretario Matteo Renzi che si è dimesso cercando però di dettare anche i paletti sul futuro ("No a intese con M5s o Lega") non facilmente digeribili dalle minoranze dem. La situazione, insomma, è "complicata": il vicesegretario Maurizio Martina avrà il delicato compito, sin dal'appuntamento di domani, di ricostruire la "collegialità necessaria" a far ripartire il Pd e da qui all'assemblea, che dovrebbe tenersi intorno al 15 aprile, sarà lui a gestire la partita.

Sul delicato tema delle alleanze parla chiaro Matteo Orfini, presidente dem: "Qualora sostenessimo un governo del M5s, in varie forme, sarebbe la fine del Pd. Considero il tentativo che vedo da più parti di obbligare il Pd a fare la scelta di appoggiare un un governo M5S una sorta di stalking". La posizione è decisa e ricalca la tesi di Renzi: "Secondo me, quando si perde si sta all'opposizione: il voto parla chiaro. Non si può immaginare che il Pd vada al governo. Noi abbiamo perso, non si aiuta la nascita di un governo in questi casi. Non esiste in natura un accordo tra Pd e M5S. Anche perché, per Orfini, "il governo M5s e Lega c'è già. In Parlamento hanno votato sempre insieme, sono sovrapponibili più di qualsiasi altra forza e lo si è visto anche in campagna elettorale". Sulla partita delle Camere per il presidente dem è "ragionevole e legittimo" che vengano divise tra le due forze vincenti e non "ci sono le condizioni per una Camera da attribuire al Pd".

 

 

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In direzione, al Nazareno, Orfini leggerà la lettera di dimissioni di Renzi (che non andrà alle consultazioni al Quirinale e non dovrebbe neanche esserci oggi), mentre spetterà a Martina una relazione dove il fulcro dovrebbe essere il ruolo di opposizione per i democratici.

L'assemblea potrebbe poi decidere di eleggere un segretario e posticipare il congresso al 2019, quando la situazione potrebbe essere meno nebulosa. Dalla minoranza dem intanto Michele Emiliano sembra di altro avviso e 'punta' il M5s: "Queste persone hanno preso 11 milioni di voti e hanno il diritto di provare a governare questo Paese. Se noi non interveniamo per fare il governo, quelli non andranno a casa e di questo ho la certezza, faranno un governo Salvini-Di Maio. Gli si daranno i voti per farli governare e si condivideranno, nell'attività parlamentare, i punti che si possono condividere". Per il governatore pugliese "la presidenza della Camera per il Pd sarebbe opportuna, può essere rivendicata", mentre su Calenda la chiusura è drastica: "Viene da Monti, poi ha votato per la lista Bonino poi, improvvisamente, ha deciso di iscriversi al PD e ha cominciato a dire 'noi'. Tutto questo in una giornata. Uno così non lo voglio vicino".

Scritto da 
  • Alessandro Banfo
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