Martedì 06 Febbraio 2018 - 11:15

"Oseghale non ha ucciso Pamela". Cadono le accuse, indagato un altro spacciatore

Restano le accuse per occultamento e vilipendio di cadavere

Non è stato Innocent Oseghale a uccidere Pamela Mastropietri, la 18enne romana il cui corpo fatto a pezzi è stato trovato all'interno di due trolley abbandonati a Pollenza, nel maceratese.

Il gip di Macerata Giovanni Maria Manzoni ha convalidato il fermo del nigeriano 29enne con la sola accusa di occultamento e vilipendio di cadavere perché "non ci sono prove certe che sia stato lui l'autore dell'omicidio". Un altro spacciatore nigeriano è invece indagato per aver fornito l'eroina alla ragazza.

Dal carcere Oseghale ha negato ogni accusa, anche quella di aver smembrato il corpo e averlo lavato con la candeggina, e ha dichiarato: "Pamela è morta di overdose e io sono scappato". Ma sarebbe stato lui a contattare un tassista abusivo camerunense che lo avrebbe portato a Casette Verdini per abbandonare le due valigie dove sono stati trovati i resti della ragazza.

Nessuna informazione in più è stata ricavata dalla testimoninaza di un 45enne della zona, ultimo ad aver visto Pamela viva. L'uomo le avrebbe dato un passaggio verso Macerata dopo averla trovata alla fermata dell'autobus di Corridonia, dove si trova la comunità di repupero per tossicodipendenti Pars da cui la 18enne è fuggita lo scorso 29 gennaio, e, dopo aver passato del tempo insieme in cambio di soldi, l'avrebbe lasciata alla stazione di Piediripa, frazione del capoluogo marchigiano.

In città poi ci sarebbe stato l'incontro con Oseghale, 29enne con precedenti per droga e un permesso di soggiorno scaduto, che non avendo eroina a disposizione l'avrebbe accompagnata dal connazionale, ora indagato. La ragazza e il nigeriano, immortalati insieme dalle telecamere di sorveglianza, si sarebbero poi diretti alla farmacia di via Spalato, dove lei ha comprato una siringa, e poi a casa di Oseghale dove Pamela è morta, in circostanze ancora oscure. Qui infatti gli inquirenti hanno trovato gli indumenti, sporchi di sangue, che la ragazza indossava mercoledì e lo scontrino della farmacia.

In attesa che le conclusioni sulla causa della morte del medico legale Antonio Tombolini facciano chiarezza, resta un mistero il motivo di tanto accanimento verso il cadavere, di cui mancano parte dei genitali e il collo. 

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