Martedì 03 Maggio 2016 - 20:15

Omicidio Fortuna, la mamma: Non posso credere abbia subito abusi

Domenica Guardato, la mamma della piccola è intervenuta a Porta a Porta

Trasmissione 'Porta a Porta' sul caso pedofilia a Caivano

 "Noi quel giorno eravamo andati al centro di riabilitazione. La bambina faceva terapia di psicomotricità, si doveva calmare un pochino. Quando siamo tornati, l'altro mio figlio piccolino voleva una pizzetta e siamo andati al bar. Poi siamo saliti su a casa. Eravamo io, Chicca e l'altro mio figlio". Lo ha raccontato nel corso della registrazione di Porta a porta che andrà in onda stasera, Domenica Guardato, la mamma della piccola Fortuna Loffredo, 'Chicca', la bimba di sei anni volata giù dall'ottavo piano il 24 giugno del 2014, nel Parco Verde di Caivano (Napoli). "La bambina - ha aggiunto - si scioglie i capelli, fa una corsa fuori al corridoio, va nel frigo, si fa una bevuta d'acqua e dice 'vado su a giocare con la mia amichetta'. E' andata al settimo piano, a casa dell'amichetta". Fortuna e la sua famiglia vivevano al sesto. "Poi - prosegue il racconto - mi ha chiamato il papà di mio figlio dicendo 'scendi scendi Chicca è andata giù'.L'amichetta di Fortuna era la figlia di Marianna Fabozzi, la compagna di Raimondo Caputo, l'uomo finito in carcere con l'accusa dell'omicidio. "Loro - ha proseguito la donna - hanno mentito quattro o cinque volte. Prima hanno detto che la bimba non è entrata mai in casa perché non aveva le scarpette, poi che non è entrata perché avevano lavato il pavimento, poi che era entrata ma se n'era andata dopo un po'".

"Ho sempre sospettato - ha concluso - fin dall'inizio che mia figlia me l'hanno ammazzata, che non si sarebbe mai buttata nel vuoto. Dentro di me, ho sempre sentito questa sensazione. Se qualcuno ha visto o sentito, aiutatemi a fare luce su questa storia. Mia figlia amava la vita, da quel 24 giugno tutti i giorni mi chiedo il perché. Ma risposte non ne ho".

 

"Quando me l'hanno detto, dai risultati dell'autopsia, che la bambina è stata abusata, non ci potevo credere. Lei raccontava tutto e non mi ha fatto mai capire che era successo qualcosa. La bambina si alzava col sorriso sulle labbra. Non ci ho mai creduto che mia figlia è stata abusata. Non ci posso credere, anche se lo dice l'autopsia" ha sottolineato la madre. "La sera la bambina si metteva in vasca per farsi la doccia e non ha mai manifestato dolori, ne sono testimone", ha aggiunto il nonno, Vincenzo Guardato, presente in studio. "L'autopsia parla di una violenza anale, io come potevo accorgermene?", ha sottolineato la madre.

 

IL PADRE: VISTA POCHE VOLTE, ERO IN CARCERE. Io sono stato in carcere otto anni e mezzo, la condanna era di dodici. Aveva sei anni mia figlia quando è morta nel 2014, io l'ho vista cinque o sei volte in permesso premio, ogni volta avevo quattro o cinque giorni. La carcerazione mi ha allontanato rispetto ai figli" ha detto invece il padre Pietro.

"Lei non sapeva - ha aggiunto - che io ero il padre. Ho fatto la carcerazione lontano. Mia figlia non mi conosceva. Mio figlio, che ha undici anni, ancora oggi mi dice 'papà è poco tempo che ci conosciamo'. Quando le ho detto 'sono il papà' non ci credeva. L'ultima volta mi ha dato un abbraccio fortissimo e io ho pensato che lei aveva capito che ero il padre".
 

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