Lunedì 20 Febbraio 2017 - 09:30

Arriva in Cassazione il processo per la morte di Sarah Scazzi

La quindicenne fu strangolata e buttata in un pozzo nel 2010

La madre di Sarah Scazzi

 E' iniziato in questi minuti in Cassazione, l'udienza per l'omicidio di Sarah Scazzi, la quindicenne strangolata e buttata in un pozzo nell'estate del 2010 ad Avetrana, nel Tarantino. Sono presenti in aula il fratello di Sarah, Claudio Scazzi, e il padre Giacomo. Non c'è la mamma della vittima, Concetta Serrano Spagnolo, che è in contatto telefonico con gli avvocati che la rappresentano come parte civile al processo. In primo e secondo grado sono state condannate all'ergastolo, per omicidio premeditato e aggravato in concorso, Sabrina Misseri e Cosima Serrano, cugina e zia della vittima. La sentenza per Michele Misseri, padre e marito delle due condannate, è stata di otto anni di reclusione per soppressione di cadavere. L'omicidio avviene il 26 agosto del 2010: Sarah Scazzi, studentessa al secondo anno dell'istituto alberghiero, esce di casa nel pomeriggio per andare a casa della cugina Sabrina e recarsi con lei al mare. Di lei si perdono le tracce e, poche ore dopo, la madre ne denuncia la scomparsa.

Si indaga da subito sulle abitudini di Sarah, sui suoi amici, e sulla piccola comunità nella quale vive. Al vaglio degli inquirenti anche l'ipotesi del rapimento, ma le condizioni modeste della famiglia rendono da subito l'ipotesi poco probabile. Le indagini si orientano su una possibile fuga di Sarah, ma tutte le piste vengono battute, fino a quando, dopo oltre un mese di ricerche, il 29 settembre, Michele Misseri, zio della ragazzina, porta agli inquirenti il telefono semibruciato della vittima, che dice di aver ritrovato in un campo poco distante dalla sua abitazione. Passa una settimana, e dopo un interrogatorio durato ore, l'uomo confessa l'omicidio della nipote e mostra a chi indaga il luogo dove giace il corpo.

Da quel momento, l'uomo cambia versione più volte fino a quando, a metà ottobre 2010 ammette il coinvolgimento della figlia: di lì si arriva all'ipotesi, poi confermata dalle sentenze di primo e secondo grado davanti alla Corte d'Assise di Taranto, dell'omicidio compiuto da Sabrina e dalla madre Cosima dopo litigi legati a un ragazzo forse conteso tra le due giovani. Sabrina gelosa di Sarah per le attenzioni che riceveva dal ragazzo in questione avrebbe ucciso la cugina, strangolandola, con l'aiuto della madre. Secondo la procura Michele Misseri sarebbe intervenuto successivamente, insieme a suo fratello Carmine (condannato a 5 anni e 11 mesi di reclusione) per aiutare le due donne a liberarsi del cadavere della vittima. A quasi sette anni dalla morte di Sarah, oggi la Cassazione potrebbe emettere la sentenza definitiva nel processo alla famiglia Misseri.
 

Scritto da 
  • Alessandra Lemme
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