Domenica 29 Maggio 2016 - 18:15

Nibali firma l'impresa e a Torino si regala il secondo Giro d'Italia

L'Italia può sorridere anche per i due successi di Diego Ulissi, ultimo sprint vinto da Arndt. Lo 'squalo' ora punta a Rio

Nibali firma l'impresa e a Torino si regala il secondo Giro d'Italia

Dall'inferno al paradiso in meno di una settimana. Vincenzo Nibali conquista il suo secondo Giro d'Italia in carriera in maniera diametralmente opposta a quello vinto nel 2013, corso da padrone fin dall'inizio e chiuso con quasi cinque minuti di vantaggio sul secondo in classifica, il colombiano Rigoberto Uran. Allora lo 'squalo dello stretto' suggellò un Giro perfetto con lo storico trionfo sotto la neve sulle Tre Cime di Lavaredo, questa volta l'immagine simbolo è racchiusa nel pianto a diretto appoggiato sul manubrio appena tagliato il traguardo dopo la vittoria a Risoul. Ovvero lì dove è iniziata la rimonta in una corsa che sembrava pienamente nelle mani - e nelle gambe - di Steven Kruijswijk, che ha visto infranti i propri sogni in rosa sbattendo contro la neve sulla discesa del Colle dell'Agnello. Già, perché il Giro di Nibali è stato tutto in salita. Il punto più basso è stato toccato nella cronometro dell'Alpe di Siusi, dove il capitano dell'Astana ha dovuto far fronte a problemi meccanici e ad alcuni tifosi troppo 'calorosi' che l'hanno ostacolato. Due giorni dopo sull'arrivo ad Andalo il corridore messinese ha pagato nuovamente dazio, ritrovandosi a 4'43" dalla maglia rosa. Un'eternità per tutti, non per lui. Si è arrivato addirittura a ipotizzare un ritiro per problemi fisici, si è parlato di un Nibali con la testa altrove per il suo possibile (probabile?) divorzio dall'Astana a fine stagione. Poi, sulle Alpi, come solo i più grandi sanno fare, è arrivata la reazione da campione. L'acuto di Risoul, che ha rimesso tutto in discussione, con la maglia rosa passata sulle spalle di Chaves, è stato il primo atto dell'impresa che ha visto la sua epica conclusione a Sant'Anna di Vinadio. Dove lo squalo ha sentito l'odore della preda e, grazie al fondamentale contributo dai compagni di squadra, da Fuglsang a Kangert fino a Scarponi, ha staccato Chaves, conquistando un Giro in cui partiva con i favori del pronostico e che a un certo punto sembrava esser sfuggito definitivamente. Nibali, dopo il trionfo, pensa già al Tour de France (dove aiuterà il compagno Fabio Aru) e soprattutto alle Olimpiadi di Rio 2016

Nel mezzo, oltre al trionfo di Nibali, l'Italia può sorridere anche per i due successi di tappa di Diego Ulissi, che si candida a corridore da corse di un giorno, e per gli acuti di Brambilla (che ha indossato anche la maglia rosa) e Trentin, uomini della Etixx Quick Step sempre in copertina con qualsiasi tipo di percorso. Vittorie importanti in un Giro che ha parlato molte lingue, ma soprattutto il tedesco, come dimostrano le volate dominate prima da Kittel e poi da Greipel, fino alla passerella finale di Torino, che ha visto prevalere il giovane Arndt dopo la squalifica di Nizzolo. E' un Giro che ha perso quasi subito uno dei suoi protagonisti, Mikel Landa, ritenuto dagli addetti ai lavori come il vero avversario di Nibali ma costretto al ritiro durante la 10/a tappa per una gastroenterite, ma che ha saputo trovare strada facendo nuovi campioni, a cominciare da quel Kruijswijk che ha cullato a lungo sogni di vittoria prima di accontentarsi di un amaro quarto posto ai piedi del podio. Podio che è stato completato, alle spalle di Nibali, dal sorriso di Estaban Chaves, il colibrì colombiano vincitore di una tappa a cui sono mancate le gambe, e forse un pizzico di esperienza, nella penultima frazione a Sant'Anna di Vinadio, e dal sempreverde Valverde, che al suo primo Giro d'Italia ha centrato subito l'obiettivo che si era prefissato alla vigilia, il podio e un successo di tappa. Entrambi si sono però dovuti inchinare al cospetto del 'morso' del fuoriclasse, Vincenzo Nibali. Lo squalo che aveva perso il Giro e che l'ha ribaltato con coraggio e orgoglio, come solo i più grandi campioni del ciclismo sanno fare.

Scritto da 
  • Alberto Zanello
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