Venerdì 29 Aprile 2016 - 13:45

'Ndrangheta, sequestrati a Reggio Calabria 33 milioni al clan Labate

Blitz nella mattina: sequestrate sei imprese, 97 immobili e sei vetture

'Ndrangheta, squestrati a Reggio Calabria 33 milioni al clan Labate

Maxi operazione stamane a Reggio Calabria contro la cosca di 'ndrangheta Labate. Sequestrate sei imprese, 97 immobili e sei vetture, nonché conti correnti per un valore di circa 33 milioni di euro. L'operazione è stata a cura della guardia finanza di Reggio Calabria e del nucleo speciale polizia valutaria, con il coordinamento della locale procura della Repubblica. Gli esponenti della cosca attiva nella zona sud di Reggio Calabria e, in particolare, nei quartieri Gebbione e Sbarre, sono finiti in passato in più di una sentenza. La cosca controllava il settore della carne, oltre che a quello dell'edilizia e del movimento terra, attività svolte grazie ai proventi dell'attività criminale. La cosca Labate sfruttava il proprio potere per sbaragliare la concorrenza, per imporsi sul mercato, per procurarsi clienti, con totale alterazione delle regole della concorrenza, finendo per operare nella zona di competenza in posizione sostanzialmente monopolistica.

 

 Tra i soggetti colpiti dal maxi sequestro della guardia di finanza, avvenuto stamane a Reggio Calabria, vi è, innanzitutto, Michele Labate, esponente di vertice dell'omonima cosca insieme al fratello Pietro, che ha all'attivo condanne per associazione a delinquere di tipo mafioso. Gli altri interessati provvedimento, che ha portato al sequestro preventivo di beni per 33 milioni di euro, sono i fratelli Giovanni e Pasquale Remo, colpiti nel giugno del 2013, insieme a Labate, da ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip presso il tribunale di Reggio Calabria perché ritenuti indiziati dei reati di estorsione aggravata con finalita` mafiose. La misura di prevenzione patrimoniale ha, inoltre, interessato gli eredi di Antonio Finti, il titolare di una merceria a Reggio Calabria deceduto nel 2014. Nonostante fosse incensurato, gli inquirenti ritengono Finti vicino alla cosca e questo spiegherebbe i redditi d'impresa nettamente superiori alle potenzialità dell'attività commerciale della quale era proprietario. Nel corso degli anni aveva accumulato 71 immobili oltre a diverse disponibilità finanziarie. 

Nonostante l'intero patrimonio accumulato in vita da Finti fosse poi passato in successione alla moglie ed ai figli, i beni sono stati sequestrati grazie al nuovo Codice Antimafia che consente, entro cinque anni dal decesso del soggetto nei confronti del quale potrebbe essere disposta la confisca, di aggredire anche i beni pervenuti agli eredi.

"L'esistenza e l'operatività della cosca Labate - scrivono gli inquirenti - nella zona sud di Reggio Calabria e, in particolare, nei quartieri Gebbione e Sbarre, è stata più volte accertata con più di una pronuncia già passata in giudicato. A tal proposito è stato riconosciuto il ruolo di primo piano di Michele Labate e del fratello Pietro nella omonima cosca e, nello specifico, è stato accertato che, nella zona di competenza, la cosca aveva il controllo assoluto della gestione delle attivita` economiche, con particolare riferimento al settore del commercio della carne, oltre che a quello dell'edilizia e del movimento terra già a far data dal 1987".

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  • redazione web
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