Martedì 09 Gennaio 2018 - 09:30

'Ndrangheta, 169 arresti: in manette anche il presidente della provincia di Crotone

I Ros hanno sequestrato beni per un valore stimato di 50 milioni di euro

Mafia, arresti e perquisizioni alla Regione Lazio e al Campidoglio: indagato anche Alemanno

C'è anche Nicodemo Parrilla, medico, sindaco di Cirò Marina e presidente della provincia di Crotone per la lista "Provincia in rete", tra le oltre centocinquanta persone arrestate in Italia e in Germania nell'operazione dei Ros che ha colpito il clan 'ndranghentista Farao-Marincola. 

Sono precisamente 169 gli indagati per associazione di tipo mafioso, tentato omicidio, estorsione, autoriciclaggio, porto e detenzione illegale di armi e munizioni, intestazione fittizia di beni, procurata inosservanza di pena e illecita concorrenza con minaccia aggravata dal metodo mafioso nella operazione dei carabinieri del Ros e del comando provinciale di Crotone Stige, che ha disarticolato la cosca 'ndranghetista Farao-Marincola. Oltre agli arresti, i carabinieri del Ros e del comando provinciale di Crotone, coordinati dalla direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, hanno sequestrato consistenti patrimoni accumulati nel corso degli anni per un valore di circa 50 milioni di euro.

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I provvedimenti di custodia cautelare sono stati notificati dai carabinieri del Ros e da quelli del comando provinciale di Crotone in Calabria, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Piemonte, Lazio, Toscana, Campania e in Germania. L'operazione ha toccato anche la politica: oltre al presidente della provincia di Crotone, Nicodemo Parrilla, sono stati arrestati altri amministratori pubblici locali.

I provvedimenti scaturiscono da una attività investigativa, coordinata dalla procura di Catanzaro. La locale di 'ndrangheta dei Farao-Marincola di Ciro' (Crotone) aveva infiltrato il tessuto economico e sociale dell'area cirotana mediante un radicale controllo mafioso degli apparati imprenditoriali, operanti soprattutto nei settori della produzione e commercio di pane, della vendita del pescato, del vino e dei prodotti alimentari tipici, nonché nel settore della raccolta e riciclo sia di materie plastiche sia di rifiuti solidi urbani. Dal gip catanzararese sono stati emessi 13 ordini di custodia cautelare a carico di soggetti stabilmente dimoranti in Germania. Inoltre, è stato documentato il controllo e l'ingerenza mafiosa, grazie alla collusione di appartenenti alle amministrazioni pubbliche locali, anche nel settore dell'accoglienza dei migranti, dove è stata disvelata la riconducibilità alla cosca di una struttura immobiliare, adibita a centro di accoglienza profughi, gestita da una serie di cooperative compiacenti, i cui rappresentanti fungevano da collegamento con gli enti pubblici per ottenere finanziamenti e autorizzazioni.

Il sodalizio otteneva sostanzialmente in esclusiva per le proprie ditte, la fornitura di beni e servizi ai migranti, accrescendo ulteriormente i propri introiti grazie anche al sistematico ricorso a fatturazioni gonfiate. Le attività, condotte dai carabinieri e coordinate dalla direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, hanno accertato la peculiare strutturazione dell'organizzazione criminale che, diretta dal boss ergastolano Giuseppe Farao, aveva la sua base operativa nell'area di Cirò, Cirò Marina e comuni circostanti, dove è stata verificata anche l'operatività di due 'ndrine satelliti: quella di Casabona (Crotone), facente capo a Francesco Tallrico, e quella di Strongoli (Crotone), facente capo alla famiglia "Giglio". La locale di Cirò poteva inoltre contare su proprie emanazioni nelle regioni del nord Italia e della Germania. L'assetto del sodalizio era espressione delle direttive impartite da Giuseppe Farao e - sottolinea gli investigatori - era orientato a privilegiare lo sviluppo imprenditoriale della cosca, affidato ai propri figli e nipoti e sviluppato attraverso il reperimento di nuovi e sempre più remunerativi canali di investimento economico, limitando al massimo il ricorso ad azioni violente ed evitando gli scontri interni ritenuti pregiudizievoli per la conduzione degli "affari"

 Le indagini hanno consentito poi di ricostruire la ramificata rete di imprenditori compiacenti e collusi che ottenevano rapidi pagamenti dalle pubbliche amministrazioni, recuperi crediti, lavori e commesse, pubbliche e private, riconoscendo di contro al sodalizio, i più diversificati favori, dalle assunzioni, ai finanziamenti, all'elargizione di somme di denaro, contribuendo efficacemente e consapevolmente all'accrescimento del potere mafioso sul territorio. "Sono almeno cinquemila i locali della ristorazione che sono nelle mani della criminalità organizzata che, approfittando della crisi economica, penetra in modo massiccio e capillare nell'economia legale", ha sottolineato la Coldiretti in relazione alla maxioperazione della Dda di Catanzaro nei confronti dal clan Farao-Marincola di Cirò Marina. 

 

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