Lunedì 20 Novembre 2017 - 11:15

Napoli, duro colpo al clan Lo Russo: 43 persone arrestate

Blitz contro il traffico di droga. Sequestrato anche l'arsenale del gruppo criminale

Colpo al clan Lo Russo. Carabinieri e polizia di Stato hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Napoli nei confronti di 43 persone ritenute responsabili a vario titolo di associazione di tipo mafioso e di reati aggravati dall'articolo 7 della Legge 'Falcone' che vanno dall'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti alla detenzione e spaccio di droga e alla detenzione e porto di armi, comuni e da guerra.

Nel corso delle indagini operate su due filoni investigativi convergenti, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia partenopea, sono state messe in luce le attività del clan camorristico che opera in tutta l'area Nord del capoluogo campano e sono state accertate le responsabilità degli affiliati al clan 'dei capitoni' in ordine al traffico e spaccio di stupefacenti e individuati narcotrafficanti che operavano sfruttando canali di fornitura esteri.

Identificati gli spacciatori al dettaglio di cocaina, eroina, marijuana e hashish nei quartieri di Miano, Piscinola, Marianella e Chiaiano e nel rione Don Guanella e documentati alcune centinaia di episodi di spaccio; sequestrato l'arsenale del clan, con il rinvenimento nella disponibilità degli affiliati di un fucile mitragliatore kalashnikov, 5 fucili e 6 pistole, 3 giubbotti antiproiettile e centinaia di munizioni.

LE INDAGINI. Le indagini svolte dalla Squadra Mobile hanno consentito di individuare i narcotrafficanti che, oltre a rifornire le piazze di spaccio gestite dal clan Lo Russo, pagavano al medesimo clan una tangente mensile di 10mila euro per poter vendere, in nome e per conto proprio, la sostanza stupefacente anche alle altre organizzazioni criminali.

Sono stati anche raccolti elementi di prova a carico di personaggi ancora in libertà che vantano una lunga militanza nel clan Lo Russo.

Il materiale probatorio raccolto è stato confermato dal decisivo apporto dichiarativo dei collaboratori di giustizia un tempo ai vertici del clan Lo Russo (Mario Lo Russo, Carlo Lo Russo, Antonio Lo Russo e il suo braccio destro Claudio Esposito) e di altri recenti collaboratori di giustizia (Ferrara Ciro e De Simini Antonio) ben inseriti nel tessuto criminale dei quartieri in cui opera il clan Lo Russo.

Tra gli arrestati spiccano le figure di Damiano Pecorelli e Miraglia Salvatore Angelo, legato da vincoli di parentela alla famiglia Lo Russo, definiti dai collaboratori di giustizia, trafficanti di elevato spessore con importanti contatti con il Sud America e di Bosti Ettore, nipote di Bosti Patrizio (figura apicale del clan Contini) che in alcune occasioni ha rifornito Carlo Lo Russo di grossi quantitativi di sostanza stupefacente poi ceduta alle numerose piazze di spaccio, gestite direttamente dal clan.

Durante le indagini dei carabinieri della Compagnia Vomero è stata accertata la partecipazione degli indagati alle attività dell'associazione camorristica, in particolare allo spaccio di droga e ad azioni di fuoco per il controllo o il predominio sul territorio, la custodia e la cura delle armi del clan. Individuate responsabilità e ruoli degli indagati nella gestione di svariate piazze per la cessione di cocaina, eroina, marijuana ed hashish.

Rinvenuto e sequestrato un vero e proprio arsenale pronto all'uso che era stato messo a disposizione degli affiliati nascondendolo, ma a portata di mano, nel vano ascensore di uno degli edifici di via Janfolla, nel cuore del rione di origine del clan. In un borsone, durante un intervento  ad alto impatto con perquisizioni per blocchi di edifici, furono rinvenute armi oliate ed efficienti e circa mille munizioni, un deposito di armi in piena regola pronto ad armare un commando per azioni di fuoco degne di scenari di guerra composto da un kalashnikov, un fucile a pompa, 3 fucili a canne mozze e un sovrapposto, una calibro 45 e una colt mk4, 2 revolver calibro 38 e due pistole semiautomatiche.

Ma c'erano anche 3 giubbotti antiproiettile, 2 caschi integrali e passamontagna. L'occorrente per armarsi, rendersi irriconoscibili o proteggersi durante i giri contro eventuali sconfinamenti o per intimidire o punire chi contravveniva alle regole del clan.

 

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