Sabato 04 Giugno 2016 - 08:15

Addio a Muhammad Ali: il re del pugilato

La leggenda della boxe lottava contro il Parkinson da 32 anni. Tyson: Dio è venuto a prendersi il suo campione

"I Am Ali" (2014)

Un pugile, un campione, un'icona dentro e fuori dal ring. E' stato tutto questo Muhammad Ali, morto nella notte all'età di 74 anni in Arizona, in un ospedale di Phoenix, dove era ricoverato da qualche giorno per problemi respiratori. La leggenda del pugilato, che soffriva da più di 30 anni del morbo di Parkinson, aveva ridotto da tempo le sue apparizioni pubbliche. L'ultima delle quali risale all'aprile scorso in occasione della 'Celebrity Fight Night', evento benefico per la raccolta fondi in favore della ricerca proprio contro quel Parkinson che gli è stato diagnosticato nel 1984, tre anni dopo il ritiro dall'attività agonistica. Fra i primi a commentare la morte il collega Mike Tyson che sul suo profilo Twitter ha postato una foto in cui compare seduto di fianco ad Ali e ha scritto:  "Dio è venuto a prendersi il suo campione. Lunga vita al più grande". 

La carriera di Ali, nato a Louisville nel 1942, iniziò sotto i cieli di Roma in occasione delle Olimpiadi del 1960, dove conquistò l'oro nella categoria dei pesi mediomassimi. Quello stesso anno passò al professionismo. La prima grande rivalità dell'ex Cassius Marcellus Clay Junior risale al 1964 contro l'allora campione in carica dei pesi massimi Sonny Liston. Presentatosi al match da sfavorito, Ali stupì per la prima volta il pubblico e il mondo intero battendo Liston nella settima ripresa. Il giorno dopo aver conquistato il titolo, il campione di Louisville si converte alla fede islamica, aderendo alla Nation of Islam e cambiando il suo nome in Muhammad Ali. Nel maggio 1965 andò in scena la rivincita con Liston, che va ko alla prima ripresa dopo appena minuto in una delle immagini diventate simbolo del mondo sportivo e non solo. Il colpo assestato da Ali passerà alla storia come il cosiddetto 'pugno fantasma'.

Ma la carriera del pugile di Louisville non è racchiusa solo dentro i quattro angoli del ring. Celebre fu in quegli anni il suo rifiuto di combattere in Vietnam, cosa che gli costò la cintura e il ritiro della licenza da parte delle commissioni pugilistiche statunitensi. Tornato a combattere nel 1971, dopo i due successi contro Quarry e Bonavena, disputò contro Joe Frazier a New York quello che è stato definito in seguito 'l'incontro del secolo'. Qui Ali conobbe per la prima volta il sapore della sconfitta, perdendo ai punti il match contro il campione. Dopo aver perso anche con Ken Norton, sempre ai punti, l'ex Cassius Clay si prese la rivincita nel gennaio 1974 contro Frazier, vincendo ai punti.

Proprio l'anno prima Frazier aveva perso il titolo a sorpresa contro il giovane George Foreman, che riuscì a battere successivamente anche lo stesso Norton, ovvero gli unici avversari capaci di sconfiggere Ali. Proprio per questo motivo si organizzò l'incontro noto come 'The Rumble in the Jungle' nello Zaire nell'ottobre 1974. Di fronte a 100mila persone il pugile statunitense, ancora una volta sfavorito dalla stampa e dagli addetti ai lavori, ribaltò ogni pronostico mandando ko Foreman nel corso dell'ottava ripresa e diventando campione del mondo per la seconda volta. Dopo aver nuovamente battuto Frazier in un incontro disputatosi nelle Filippine nel 1975, dall'anno successivo per Ali inizio il lento declino. Nel 1978 perse il titolo ai punti contro Leon Spinks, che riconquistò nella rivincita. Dopo il successo, annunciò immediatamente il ritiro.

Tornato a combattere nel 1980 per affrontare Larry Holmes per il titolo WBC, venne sconfitto nella decima ripresa. Il suo ultimo incontro è datato 1981, contro Trevor Berbick. Ali perse ai punti dopo dieci round, apparendo lento nei movimenti, chiudendo la propria carriera con un record di 56 vittorie (37 per ko) e con una sola sconfitta per ko su 61 match disputati. Tre anni dopo il suo ritiro gli fu diagnosticato il morbo di Parkinson. Anche senza i guantoni riuscì a commuovere il mondo ancora una volta nelle vesti di ultimo tedoforo in occasione delle Olimpiadi di Atlanta nel 1996. Con il tempo, per il campione capace di "volare come una farfalla e pungere come un ape", come lui stesso si era autodefinito, le apparizioni pubbliche si fecero sempre più sporadiche, a causa della malattia. Parkinson che si è portato dietro dal 1984 ma che lo ha visto 'cadere' per l'ultima volta dopo oltre 30 anni.

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