Mercoledì 10 Gennaio 2018 - 14:30

Morto Stefano Ganci, fedelissimo di Riina: vietati funerali pubblici

Stava scontando l'ergastolo per gli omicidi del consigliere istruttore Rocco Chinnici e del vicequestore Ninni Cassarà

Un altro po' dei segreti di Cosa Nostra non potranno più essere rivelati. E' morto stamattina nell'ospedale di Parma, stroncato da un infarto, Stefano Ganci, considerato uno dei fedelissimi di Totò Riina. Come il capo dei capi era detenuto nel carcere della città emiliana, dove è stato stroncato da un infarto a 55 anni: dopo l'autopsia comunque richiesta dal pm di turno, la salma sarà trasferita a Palermo. Ma anche per lui niente funerali pubblici: è subito scattato il divieto, disposto dal questore Renato Cortese.
Ganci stava scontando l'ergastolo per gli omicidi del consigliere istruttore Rocco Chinnici nel 1983 e del vicequestore Ninni Cassarà nel 1985. Era stato anche condannato a 26 anni per aver fatto parte del gruppo che aveva voluto e organizzato la strage di via D'Amelio in cui morì Paolo Borsellino.

Il collaboratore di giustizia Antonino Galliano raccontò, durante un interrogatorio davanti al giudice Nino Di Matteo che Stefano Ganci - pochi minuti prima dell'attentato al giudice Borsellino, in via D'Amelio - aveva detto 'senti il botto' annunciando quello che sarebbe accaduto di lì a poco, cosa che sapeva perché era parte del gruppo che pedinò Borsellino la mattina del 19 luglio 1992.

Suo padre, Raffaele Ganci, 86 anni, è anche lui all'ergastolo per diversi omicidi tra cui quello di Carlo Alberto Dalla Chiesa: capo del mandamento Noce, era nella 'Commissione provinciale' di Cosa Nostra che ordinò gli assassinii di Falcone e Borsellino. Tra l'altro la famiglia Ganci gestiva una macelleria in Via Lo Jacono, a Palermo, a pochi passi dalle dimore di Chinnici e Falcone, di cui potevano seguire i movimenti. L'altro figlio di Raffaele, Calogero Ganci, anche lui killer di Cosa Nostra, si è pentito nel 1996, collaborando con la giustizia.
 

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