Giovedì 14 Gennaio 2016 - 18:45

Morto Franco Citti: 'ragazzo di vita' che non rinnegò se stesso

Fu l'Accattone' di Pasolini ma il 'non attore' recitò in tantissimi film

Franco Citti ai funerali di Pier Paolo Pasolini

"Con gli occhi d'angoscia della timidezza e della cattiveria che deriva dalla timidezza, sempre pronto a dibattersi, difendersi, aggredire, per proteggere la sua intima indecisione". Con queste parole Pier Paolo Pasolini, nel 1962, descrive l'attore Franco Citti, morto questa sera nella sua casa romana a 80 anni. Fu l'Accattone' del grande poeta e regista ma l'attore recitò in tantissimi film. Nato a Roma nel 1935, originario delle stesse borgate sottoproletarie che lo scrittore aveva narrato in 'Ragazzi di vita' e 'Una vita violenta', Citti conobbe Pasolini all'inizio degli anni '50, quando lo scrittore stava lavorando alla stesura del romanzo che doveva dargli la notorietà (Ragazzi di vita, appunto) e frequentava il fratello Sergio, da lui definito "lessico vivente romanesco". Quando Pasolini esordì nel cinema, volle che 'Accattone' avesse il volto inquieto e sofferto di Franco Citti. Così il 'non attore' divenne l'incarnazione stessa di un'umanità respinta ai margini della "Città di Dio", che nonostante la degradazione in cui vive, conserva un'inattesa, paradossale, intatta innocenza.

LA VITA - Franco Citti, prima di respirare l'aria del cinema aveva addosso l'odore della calce. Faceva l'imbianchino e viveva nella borgata romana. Dopo la ribalta del cinema e del teatro si è ritirato a Fiumicino dopo essere stato colto da un ictus. Viveva con la sua pensione a Fiumicino tanto che il Verde Angelo Bonelli agli inizi del 2000 denunciava: "È incredibile, Citti è invalido al cento per cento, ma lo Stato gli passa una somma insufficiente e non gli dà l'assegno di accompagnamento"

LA FILMOGRAFIA - Diventò uno dei volti emblematici dell'intero cinema di Pasolini, incarnando figure inquietanti e maledette - l'ex ruffiano Carmine di Mamma Roma (1962), il cannibale di Porcile (1969), Ciappelletto de Il Decameron (1971) - apparizioni demoniache e magiche - un diavolo dei Racconti di Canterbury (1972), il demone orientale de Il Fiore delle Mille e una notte (1974) - ma diede anche il suo volto ad un memorabile, barbarico, disperato Edipo in Edipo Re (1967).

Ma il percorso di attore di Franco Citti non si è limitato al cinema di Pasolini. Ha recitato in teatro in Salomé (1963) per la regia di Carmelo Bene ed è stato uno dei volti più importanti anche del cinema del fratello Sergio, da Ostia (1970) a Storie scellerate (1973), da Casotto (1977) a Il minestrone (1981), da I magi randagi (1996) a Cartoni animati (1998). Di se stesso ripeteva spesso:"Io recito solo me stesso, come sono al bar e con gli amici. Io non sono un attore".

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  • redazione web
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