Martedì 01 Marzo 2016 - 10:30

Modest fashion tra business e religioni: quando coprirsi è chic

L'abbigliamento per le donne musulmane diventa un mercato sempre più ghiotto per i brand di moda

Modest fashion tra business e religioni: quando coprirsi è chic

Modesta nel nome ma non nelle cifre: è la modest fashion dedicata alle donne che non si vogliono scoprire. Un'esigenza non riconducibile unicamente all'importante bacino d'utenza di fede islamica che da solo vale circa 500 miliardi l'anno. Sono centinaia di milioni nel mondo le osservanti musulmane e molte vivono nei principali paesi europei, dalla Francia alla Gran Bretagna alla Germania.

Un richiamo economico a cui negli anni hanno risposto una manciata di marchi del lusso, i primi sono stati Dkny e Prada, seguiti poi da Stella McCartney, Céline (designer Phoebe Philo), fino alla maison Valentino di Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli, che è stata acquistata nel 2012 dallo sceicco del Qatar dietro suggerimento proprio della moglie Mozah bint Nasser al-Missned. Nelle collezioni primavera-estate 2016 sono stati numerosi gli stilisti che non hanno resistito al richiamo del business: Dolce&Gabbana, Etro, Marni, Max Mara, Missoni, N21, Trussardi.

Per questo mercato in evoluzione hanno lanciato linee di abbigliamento 'castigato' alcune griffe 'fast fashion' come Zara, Mango e H&M, con una collezione 'Ramadan' dedicata, ma soprattutto piattaforme web di e-commerce che hanno riscosso un successo internazionale. Prima fra tutti quella della designer israeliana Nava Brief-Fried, fondatrice di ModLi, che propone decine di boutique specializzate in moda pudica a prezzi contenuti.

La stilista racconta sul sito che ha "sognato ad occhi aperti un mondo della moda accessibile, un posto infinitamente chic e volutamente modesto". Un e-store, il suo, all'insegna della pluralità religiosa, dal momento che raccoglie negozi musulmani, mormoni, cristiani ed ebraici. Dunque la fetta di mercato si allarga. Se poi calcoliamo che richiedono di tenere al coperto corpo e braccia molte signore occidentali che non amano l'esibizionismo, il gioco è fatto.

Risponde agli stessi canoni della moda occidentale per tessuti, trame e colori la linea di abbigliamento 'modest' Bouguessa, creata da Reem Al Kanhal, stilista araba emergente che ha frequentato l'unica scuola di design di Riad diventando una pioniera del settore. Ma la moda diventa crocevia di culture ancora una volta con il marchio di Brooklyn MimuMaxi, fondato da Mimi e Mushky che l'hanno pensato assecondando le severe norme di abbigliamento dell'ebraismo chassidico.

Si tratta sempre di collezioni misurate, sofisticate e glam, contraddistinte da: gonne e vestiti lunghi, pantaloni e camicioni sovrapposti, maglie a giro collo, fazzoletti colorati sulla testa. Sono diverse migliaia i follower che affollano i profili delle fashion blogger fan del 'Modest Style', come Summer Albarcha (il suo Hipster hijabis vanta circa 50mila seguaci), e Chandra Leonardo, creatrice del sito MoMoMod che sta per 'More Modern Modesty'. Insomma il trend è in ascesa: coprirsi è diventato chic.

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  • redazione web
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