Sabato 22 Luglio 2017 - 10:30

Moda, alimentare, automazione. Così vola il saldo commerciale italiano

Sono i quattro settori che continuano a tirare. Nel 2016 hanno generato 121,6 miliardi di attivo

Sfilata di Dolce e Gabbana in Piazza pretoria a Palermo

Nel 2016 il saldo commerciale dei prodotti "made in Italy" ha registrato un valore positivo pari a 121,6 miliardi di euro: dato pressocche' in linea con quanto avvenuto negli ultimi anni. Un risultato, comunque, che "oscura" quello negativo realizzato dai prodotti manifatturieri "non made" (-31,2 miliardi di euro) che, tradizionalmente, sono riconducibili a settori caratterizzati prevalentemente da imprese molto strutturate. Lo rende noto la Cgia di Mestre evidenziando che "a trainare il settore c'e' il nuovo triangolo industriale italiano: Milano, Venezia e Bologna. Tra i prodotti 'made in Italy' - spiega una nota - la parte del leone l'hanno fatta i macchinari (motori, turbine, pompe, compressori, rubinetteria, forni, bruciatori, macchine per l'industria delle pelli, delle calzature e per la lavorazione dei metalli) con un saldo positivo di ben 48 miliardi di euro (pari al 39,5 per cento del saldo del 'made in'). Ottima la performance anche del comparto della moda (tessile, abbigliamento, calzature e accessori) che ha raggiunto un risultato positivo di 18 miliardi e dei prodotti in metallo (cisterne, serbatoi, radiatori, coltelleria, stoviglie, generatori di vapore, utensili, etc.) che hanno raggiunto quota +10,9 miliardi e dei mobili (+7,2 miliardi)".

"Per contro - prosegue la nota - le altre produzioni manifatturiere, quelle cioe' non ascrivibili al 'made in Italy', si sono caratterizzate per saldi commerciali molto negativi: l'industria della carta, stampa e del legno (escluso i mobili) con -1,4 miliardi, il tabacco con -1,8 miliardi, i prodotti metallurgici (fonderie, produzioni di ferro, acciaio, ferro-leghe, tubi, condotti, cavi) con -2,9 miliardi, le auto con -4,7 miliardi, la chimica-farmaceutica con 8,6 miliardi e i computer e l'informatica con -11,6 miliardi".

In generale, ricordano dalla Cgia, per prodotti "made in Italy" si identificano principalmente quelli ascrivibili ai settori delle "quattro A": ovvero l'Abbigliamento-moda; l'Arredo-casa; l'Automazione-meccanica e l'Alimentare. Comparti che in larghissima parte sono contraddistinti dalla presenza di Piccole e medie imprese a conduzione famigliare che, in molti casi, hanno raggiunto nei propri settori posizioni di leadership mondiale. A seguito di questo straordinario fenomeno che ha avuto inizio nei primi anni '60 del secolo scorso, l'espressione "made in Italy" si e' trasformata in qualcosa di molto piu' importante di un semplice marchio di origine, giungendo ad assumere le caratteristiche di un vero e proprio "brand", dotato di un'identita' ben definita e divenuto sinonimo di qualita' e affidabilita' che ci sono riconosciute in tutto il mondo.

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