Mercoledì 17 Febbraio 2016 - 14:00

Minori, psicologa: Maltrattamenti? Ecco i segnali d'allarme

L'intervista di LaPresse alla psicologa Margherita Spagnuolo Lobb

Minori, psicologa: Maltrattamenti? Ecco i segnali d'allarme

Davanti al ripetersi degli odiosi fatti di cronaca che vedono bambini, anche piccolissimi, vittime di maltrattamenti in scuole materne, le famiglie si sentono impotenti e sbigottite.
La psicologa Margherita Spagnuolo Lobb, direttrice della Scuola di specializzazione in psicoterapia dell'Istituto di Gestalt HCC Italy, con sede a Siracusa, Palermo e Milano, ha spiegato a LaPresse quali sono i campanelli d'allarme per un genitore.

Come si fa a capire se negli ambienti scolastici c'è qualcosa che non va? 

Non è facile. I mezzi comunicativi di un bimbo in età prescolare sono prevalentemente corporei ed è lì che dobbiamo cercare di cogliere i segnali di eventuali violenze. Il bambino potrebbe avere alterazioni del sonno, mancanza di appetito, potrebbe essere sonnolente o al contrario nervoso. E' il suo funzionamento fisiologico ad essere disturbato.

A Pisa una maestra è finita agli arresti domiciliari, incastrata dalle intercettazioni video-ambientali dei carabinieri, che la ritraggono mentre tormenta i piccoli con vessazioni fisiche e morali: tra cui schiaffi in faccia e alla testa (ad un bambino è stato persino rotto un piatto sul capo), sculacciate per costringere i bimbi a mangiare, minacce e ingiurie di vario tipo. Quali sono le conseguenze di queste violenze?  

Un bambino in età prescolare viene colpito da queste vessazioni  più profondamente rispetto ad un bambino più grande, che ha già altre risorse comunicative più sofisticate, come il linguaggio e un senso di sé più definito che lo aiuterebbe a confidarsi con chi gli vuole bene. La sua espressività è principalmente non verbale ed è lì che dobbiamo rintracciare le spie di eventuali maltrattamenti.

Decodificare i campanelli d'allarme come insonnia, inappetenza e nervosismo potrebbe non essere immediato, è facile sbagliare? 

Quando i genitori avvertono un sospetto devono controllare subito se ha un fondamento. La sensibilità dei genitori difficilmente è delirante. Inoltre è molto importante che i genitori abbiano un dialogo con gli educatori dei figli, che sappiano esattamente cosa fanno i loro figli quando sono a scuola.

 

Taluni sostengono che i genitori interpretino i segnali di violenze in maniera frettolosa o superficiale magari cedendo all'ansia. Può succedere?

In genere succede il contrario: la fretta e la superficialità non fanno vedere il malessere del bambino. L'ansia del genitore, tranne in rari casi, è un segnale di allerta da verificare sempre, sia per dissolvere dubbi sia per approfondire l'intuito genitoriale.

Quali sono gli sbagli da non commettere? 

Caricare il bambino dell'ansia del genitore, che non ha nulla a che fare con il vissuto del bambino. Solo l'ansia che risponde ad un'alterazione della fisiologia del bambino è degna di fiducia. In quel caso l'intuito è basato su un'evidenza sensoriale di tutto rispetto.

Una volta appurato che c'è qualcosa che non va, come bisogna procedere?

La prima cosa da fare è eliminare la causa del disturbo, cioè le violenze, poi stare vicini al bambino, cercando di fargli esprimere le sue paure e l'incubo vissuto, attraverso il disegno o altre tecniche espressive non verbali adatte alla sua età, affinchè possa ritrovare la fiducia nell'ambiente e tranquillizzarsi.

Quali sono i danni che riporta un bimbo in seguito a episodi di violenza? E come si deve comportare il genitore?

I danni sono tanto più gravi quanto l'esperienza traumatica del bambino non viene elaborata con gli adulti che gli vogliono bene. In genere noi adulti tendiamo a pensare che se un bambino non dice ha dimenticato. Non è così. I traumi rimangono tali proprio se restano sotto la pelle, pronti ad emergere sotto forma di disturbo psicologico quando le condizioni saranno propizie. Il bambino ha quindi bisogno che sia l'adulto a fargli raccontare ciò che ha vissuto. Non può farlo lui.

Come si fa ad aiutare un figlio a sbloccarsi dalla soggezione verso il proprio aguzzino? 

Questo è un aspetto difficile, forse il più difficile. Quando l'abuso o la violenza accade dentro una relazione di fiducia e affetto, il bambino cerca di salvare in tutti i modi l'adulto, cercando di giustificarlo e sopportando le sue angherie.
Essere amato e protetto è così importante per un bambino che cerca sempre di salvare questo valore nelle sue relazioni con gli adulti. Un bambino è molto fedele ai contesti e alle relazioni e se è vittima della perversione dell'adulto nega la parte cattiva della relazione con lui per salvare quella buona.

Quindi il bambino potrebbe negare i maltrattamenti per proteggere chi gli fa del male? 

E' più facile e funzionale per un bambino proteggere l'abusante che accusarlo, in maniera proporzionale all'importanza di quella relazione. Quindi paradossalmente, il bambino si tranquillizza e riesce a denunciare l'abusante solo se è sicuro che il suo amore per lui e la loro relazione vengano riconosciuti.

Scritto da 
  • redazione web
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