Giovedì 03 Marzo 2016 - 16:15

Milano, wikipediano in residenza: inizia l'avventura al museo

"L'obiettivo di questa esperienza è che il museo impari a utilizzare Wikipedia come strumento culturale, non come strumento promozionale" racconta Marco Chemello

Milano, wikipediano in residenza: inizia l'avventura al museo

"L'obiettivo di questa esperienza è che il museo impari a utilizzare Wikipedia come strumento culturale, non come strumento promozionale". A pochi minuti dal suo ingresso ufficiale al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano, Marco Chemello introduce così quello che sarà il suo compito nel prossimi due mesi e mezzo. Marco è un "wikipediano in residenza", figura nata nel 2010 a Londra, quando il British Museum si accorse che la pagina dell'enciclopedia online dedicata alla Stele di Rosetta riceveva cinque volte più visite della pagina ufficiale dedicata al reperto. Allora toccò a un utente australiano offrirsi come consulente per l'istituzione britannica. Oggi, a Milano, tocca invece a questo architetto vicentino di 49 anni. "Fisicamente - spiega - sarò  qui almeno due giorni alla settimana, per fare formazione allo staff e per organizzare riunioni con i diversi gruppi di lavoro. E il tempo libero lo userò per guardare il museo, in modo da poter entrare in contatto coi visitatori e con tutte le persone che lavorano qui".

Il suo compito non sarà scrivere voci su quello che c'è nelle sale. Nelle 10 settimane a disposizione, Chemello dovrà piuttosto insegnare a curatori e addetti alla comunicazione come le voci vengono scritte e come rendere disponibili agli altri utenti i materiali del museo - foto e contenuti - utilizzando le licenze libere di Wikipedia, che ne consentono la diffusione. A quel punto, sarà la comunità stessa dei wikipediani a produrre nuove voci e a integrare quelle già esistenti. "Stiamo già lavorando per selezionare il materiale, cominciando dalle collezioni tecnico scientifiche presenti sul sito del museo. Poi potremmo proseguire anche con parti dell'archivio che non sono ancora visibili", anticipa Chemello, che non ha "aspettative numeriche", ma si dice sicuro che "potremo migliorare centinaia e migliaia di voci, soprattutto quelle legate all'ingegneria idraulica e a Leonardo da Vinci, magari con la creazione di pagine dedicate alle singole opere".

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Per il museo, che ha chiesto di ospitare un wikipediano partecipando a un bando lanciato da Wikimedia Italia (associazione che promuove a livello nazionale la conoscenza libera) con Icom Italia e Museimpresa, i vantaggi sono diversi. A partire dal fatto che, diffondendo i propri contenuti in modo aperto ma al tempo stesso regolato sulla piattaforma di Wikipedia, potrà assicurarne la trasmissione alle prossime generazioni. Facendoli, tra l'altro, arrivare a un pubblico sempre più ampio, dal momento che l'enciclopedia è stabilmente tra i dieci siti più visitati del mondo.

Come sottolinea Chemello: "Le pagine scritte in italiano potranno essere tradotte in inglese, e da lì in altre lingue. Anche le immagini potranno essere utilizzate dalle diverse comunità linguistiche, aumentandone la diffusione". Ma a trarre vantaggio da questa collaborazione saranno anche gli stessi wikipediani: "La qualità delle voci di Wikipedia è variabile. Ce ne sono di ottime e di scadenti, ci sono quelle senza foto e quelle prive di fonti, il che le rende poco attendibili. Poter collaborare coi curatori del museo, che le correggeranno, porterà a un innalzamento della qualità di tutta la parte tecnico scientifica, ma anche di quella artistica". Alla comunità, in particolare, verrà dedicata una giornata a maggio, quando gli utenti-autori del sito saranno chiamati a raccolta nel museo per scrivere insieme e incontrare i curatori.

La residenza al Museo della Scienza e della Tecnologia non è comunque un caso unico a livello nazionale: l'ultimo bando lanciato da Wikimedia Italia ha visto assegnare dei wikipediani anche al Muse di Trento e alla Fondazione Mansutti, sempre a Milano. Mentre è ancora aperta la selezione per il volontario che andrà al Museo Galileo di Firenze. Dalla sede dell'associazione, fanno sapere che altri bandi verranno aperti, dal momento che sempre più istituzioni museali e biblioteche stanno mostrando interesse per questo tipo di collaborazione. D'altra parte, i risultati sono almeno in parte misurabili. "La qualità è difficile da valutare, ma l'attenzione che i contenuti ricevono può essere quantificata, a livello di immagini condivise e pagine viste. A fine maggio preparerò un report finale", conferma Chemello, prima di avventurarsi lungo uno dei corridoi del museo. "Per adesso giro ancora con una mappa, visto quanto è grande", confessa con un sorriso. Uno dei membri dello staff lo rassicura subito: è solo un questione di tempo, presto anche lui riuscirà a orientarsi da solo tra macchinari, veicoli, invenzioni e laboratori.

Scritto da 
  • Marco Valsecchi
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