Martedì 10 Ottobre 2017 - 14:45

Milano, torturava e violentava migranti: condannato all'ergastolo

Decine le persone detenute nel campo di Bani Whalid, in Libia, prese di mira dal 23enne somalo

Milano, torturava e violentava migranti: condannato all'ergastolo

La Corte d'Assise di Milano ha condannato all'ergastolo Osman Matammud, il 23enne somalo arrestato a Milano un anno fa, ritenuto colpevole di aver torturato e violentato decine di persone detenute nel campo di Bani Whalid, in Libia. La decisione è arrivata dopo oltre quattro ore di camera di consiglio. Il pm Marcello Tatangelo aveva chiesto l'ergastolo.

I giudici hanno riconosciuto alle parti civili provvisionali da 50mila e 100mila euro alle vittime, oltre a 10mila euro all'Associazione studi giuridici per l'immigrazione.

L'accusa di omicidio volontario per la morte di almeno quattro prigionieri del campo è caduta, assorbita dal reato di sequestro di persona aggravato. I giudici hanno disposto per Matammud anche l'isolamento diurno per tre anni e hanno stabilito l'espulsione al momento dell'estinzione della pena. Il 23enne è rimasto impassibile alla lettura della sentenza, mentre il suo avvocato, Gianni Carlo Rossi, ha annunciato il ricorso in appello, ribadendo che "è innocente" ed "è arrivato in Italia in barcone per raggiungere la famiglia in Germania". Soddisfazione da parte degli avvocati di parte civile: Paolo Carrino, legale di sei delle vittime, ha commentato che "è sempre triste quando un giovane viene condannato all'ergastolo, ma oggi abbiamo avuto una lezione di civiltà da questi ragazzi, che invece di vendicarsi da soli si sono rivolti alla giustizia italiana". Le indagini erano partite dopo che Matammud era arrivato in Italia dalla Libia ed era stato riconosciuto da altri migranti ospiti del centro di accoglienza di via Sammartini, alla stazione Centrale di Milano.

Nei racconti delle vittime, Matammud è descritto come il responsabile del campo nei dintorni di Sabratha, dove i migranti venivano sequestrati e liberati solo se in grado di pagare un riscatto da settemila dollari. "Quando l'ho visto a Milano l'ho seguito e l'ho preso. Lui si è spaventato e ha detto: ti do tutto quello che ho, ma non chiamare la polizia", ha raccontato una delle vittime che hanno riconosciuto l'aguzzino, "io ho detto: no, voglio andare in tribunale con te". "Ringrazio e sono felice, ho avuto giustizia finalmente", ha aggiunto un'altra delle giovani vittime. "La base erano i soldi: loro dovevano farci pagare nel tempo più breve possibile, e per questo ci usavano violenza per spingere i nostri famigliari a pagare i più in fretta possibile", ha spiegato un altro giovane sfuggito alle torture. "Sono stato accoltellato a una mano, colpito con un sasso sulla testa e con un tubo di metallo", ha ricordato. Altri ragazzi hanno raccontato di essere stati legati mani e piedi, morsi da cani e torturati con la corrente elettrica. "Ho potuto vedere condannata la persona che ci ha fatto tutto questo, ringrazio l'Italia che ci ha dato questa possibilità", ha aggiunto un altro migrante sfuggito alle sevizie. Tutte le 17 vittime, presenti oggi in aula, sono di nazionalità somala. Le provvisionali, tra i 50mila e i 100mila euro, sono state riconosciute a nove persone, oltre all'Asgi, per un totale di circa 860mila euro.
 

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