Giovedì 21 Giugno 2018 - 06:45

Migranti, Salvini e Conte, duri con la Ue: "Macron chiacchierone". E il premier potrebbe disertare il vertice

"Forte irritazione" per una bozza definita "un compitino già pronto". La questione sono le quote sui "secondary movement". Domani summit di Visegràd

Cerimonia per il 244° Anniversario della fondazione della Guardia di Finanza.

Sulla gestione dei flussi migratori lo scontro con l'Europa è apertissimo e senza esclusioni di colpi. Non è una tattica o un bluff, realmente il presidente del Consiglio italiano sta riflettendo sulla possibilità di disertare il vertice informale Ue di domenica prossima a Bruxelles sui ricollocamenti. La linea è stata scelta e condivisa in un vertice durato oltre un'ora, a Palazzo Chigi, tra il premier, Giuseppe Conte, e i suoi vice, Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Fonti molto autorevoli parlano di "forte irritazione" italiana dopo aver letto le indiscrezioni sulla bozza che l'Europa avrebbe praticamente già confezionato e infiocchettato, senza consultare i vertici delle nostre istituzioni e che ovviamente penalizzerebbe l'Italia. Una pillola impossibile da mandare giù.

Ecco allora prevalere ancora la linea dura, 'salviniana', in questo nuovo braccio di ferro con l'Ue, l'ennesimo in appena pochi giorni di lavoro del governo. L'inghippo, filtra da Chigi, riguarda il punto sui 'secondary movements', perché è impensabile concentrarsi sui movimenti secondari senza prima affrontare il nodo degli sbarchi nei Paesi di primo approdo. Questo concetto Conte lo ha ribadito anche nell'incontro a Roma con il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk. Il ministro dell'Interno, che dagli studi di 'Porta a porta' definisce "chiacchieroni" il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron e il premier spagnolo Pedro Sanchez, è il primo a garantire pubblicamente "sostegno al presidente del Consiglio" se alla fine deciderà di "risparmiare i soldi del viaggio" a Bruxelles: avendo "pieno mandato a difendere gli interessi degli italiani", meglio fare gesti clamorosi che "andare a ritirare un 'compitino' già preparato da francesi e tedeschi".

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Il vice parla quasi da premier quando afferma che "l'Italia non è più scontata e non è in vendita", al punto da 'benedire' la proposta di sanzionare quei Paesi che rifiutano di accogliere la propria quota di ricollocamenti. Anche se si tratta dell'Ungheria del suo amico Orban: "Non guardo in faccia a nessuno". Ma è soprattutto l'inquilino dell'Eliseo a finire nel mirino del leader leghista. Non digerisce la strategia geopolitica messa in atto da Macron, che "quando si muove non è perché ha un cuore grande, ma per fare gli interessi delle aziende francesi". Il riferimento esplicito è al protagonismo del presidente transalpino in Libia, meta del viaggio diplomatico che il ministro dell'Interno ha in programma per la prossima settimana. "Se convoca riunioni e decide da Parigi quando si fanno le elezioni in Libia, commette un errore clamoroso. Gli esportatori di democrazia a suon di bombe e missili non mi piacciono".

A Tripoli, assicura Salvini, "farò presente che il popolo italiano è vicino al popolo libico ed è fortemente interessato alla stabilità del Paese". La strategia, dunque, sembra essere abbastanza chiara: riprendersi un ruolo da protagonista in nord Africa e farlo pesare in Europa. Con buona pace di Conte e Di Maio, ai quali, di fatto, il momento storico sembra destinare un ruolo di attori non protagonisti.

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Scritto da 
  • Dario Borriello
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